Regalbuto. Il refrain d'estate tra Tre Vie e Sparacollo
Ogni anno si rompe il tubo, manca l'acqua
È un refrain, non un referendum. Arriva puntuale ogni inizio d'estate, con il primo caldo vero: lungo la linea che da contrada Tre Vie scende verso Sparacollo, la condotta si rompe. Di nuovo. Le case restano a secco, i rubinetti sibilano, e chi può corre a comprare l'acqua dai privati. Chi non può aspetta. E intanto, nei campi attorno, l'acqua potabile – quella stessa che manca in cucina – si apre un varco nel tubo e si perde nella terra.
Una condotta nata per il Consorzio di Bonifica , diventata strada di case
La storia non è di ieri. Quel tubo nasceva per portare acqua da Regalbuto fino alla sede del Consorzio di Bonifica e alla stazione di Sparacollo. Serviva l'agricoltura, e il personale del Consorzio , non un paese. Poi, negli anni, attorno alla linea sono spuntate le prime case. Famiglie e piccole aziende hanno chiesto alla direzione del Consorzio l'autorizzazione all'allaccio, da allegare alla richiesta del contatore al gestore. È una prassi che avviene ancora oggi. Solo che la funzione è cambiata, il tubo no. È rimasto un tubo da un pollice e mezzo. Un diametro pensato per un'altra Sicilia.
Un tubo piccolo, una pressione che spacca
Quando a giugno la richiesta sale – docce, orti, stalle, piccole attività – la portata non basta. La pressione aumenta per spingere l'acqua più lontano, e il tubo vecchio non regge. Si creano microfessure, poi rotture nette. L'acqua esce, la pressione crolla a valle, e a monte si pompa ancora di più. È un circolo vizioso idraulico: più rotture, più perdite, più spreco. Il risultato lo vedete ogni anno: volontari che scavano, riparano , pezze, riaperture, e dopo pochi giorni un'altra falla qualche centinaio di metri più in là.
La turnazione che non basta
Regalbuto, come molti comuni dell'ennese, vive già in emergenza idrica strutturale durante i mesi estivi . Nelle zone periferiche l'erogazione è spesse volte a giorni alterni: per contrade Trevie, Sparacollo e Piano Areana , e altre contrade , e con le ore contate . È una toppa su una coperta corta. Perché se il tubo perde per strada, quella poca acqua turnata non arriva nemmeno. E la turnazione non risolve il problema di fondo: una linea privata, sottodimensionata, che distribuisce acqua potabile come se fosse ancora a disposizione del solo Consorzio di Bonifica. Non è un caso isolato. Il tema si ripete puntualmente ogni anno a Giugno , fino a tutto settembre - ottobre , poi con i mesi invernali l'acqua torna a circolare tra i residenti quasi costantemente a netto delle rotture dei tubi e la conseguente dispersione.
L'incontro che non ha cambiato nulla
Se ricordo bene il passaggio chiave: il Consorzio di Bonifica 6 Enna , spinto anche dai privati , aveva chiesto ad Acqua Enna di prendere in carico la linea. Sembrava fatta, dopo un incontro – molti mesi fa – tra il gestore, il Sindaco di Regalbuto e il responsabile del Consorzio. Da allora, silenzio. La gestione è rimasta dov'era. Le autorizzazioni agli allacci continuano a passare dalla vecchia filiera, i contatori restano appesi a un tubo che non è stato progettato per reggerli.
Perché si buttano via migliaia di metri cubi
È qui il punto più doloroso. La Sicilia sta attraversando estati sempre più secche, con invasi bassi e razionamenti che toccano interi paesi. Vedere acqua potabile – trattata, pompata, pagata – che si riversa nei campi per una rottura evitabile è difficile da accettare. Non è solo un danno economico per le famiglie costrette a comprare autobotti. È un danno ambientale e civile: l'acqua è un bene comune anche quando viaggia in un tubo privato. Ma questo sembra un concetto difficile da comprendere e mi dispiacerebbe dire " specie da noi in Sicilia "
Cosa blocca davvero il passaggio?
Emergono tre nodi, tipici di queste storie siciliane:
La proprietà. La linea è nata privata, a servizio del Consorzio . Passarla a un gestore del servizio idrico integrato significa cedere infrastruttura, servitù, responsabilità. Serve un atto formale, non una stretta di mano.
I costi di rifacimento. Un tubo da un pollice e mezzo non si "sistema". Va sostituito con una condotta di diametro adeguato, con pozzetti, valvole di sezionamento, sfiati, riduttori di pressione. Chi paga? Il Consorzio, che ha risorse limitate? Acqua Enna, che subentra solo se l'opera è collaudata? I privati, che già pagano il disagio?
Gli allacci. Oggi ci si allaccia con un'autorizzazione del Consorzio . Ma servono comunque contratti regolari, contatori omologati, utenze censite. È un salto di legalità che molti vogliono ma che fa emergere anni di soluzioni arrangiate. Nessuno vuole prendersi la responsabilità di "sanare" senza coperture.
A questo si aggiunge la burocrazia tra enti: Consorzio, gestore, Comune, forse anche Genio Civile per attraversamenti. Quando tutti devono dire sì, basta che uno taccia per mesi e tutto si ferma.
Cosa servirebbe, concretamente
Non servono miracoli, serve un cronoprogramma scritto e pubblico.
Formalizzare il passaggio. Una delibera del Consorzio, una presa in carico di Acqua Enna, con perimetrazione esatta della tratta Tre Vie–Sparacollo e inventario degli allacci esistenti.
Progettare la nuova condotta. Non un rattoppo: una linea dimensionata sui consumi reali – famiglie residenti più picchi estivi – con materiali moderni e valvole che evitino i colpi di pressione che oggi spaccano il tubo.
Regolarizzare le utenze. Un censimento porta a porta, contratti, contatori. Chi è allacciato oggi senza titolo deve poter emergere senza paura di restare a secco.
Ridurre le perdite subito. Anche prima del nuovo tubo, mettere quattro punti di misura della portata per capire dove perde di più, e sezionare la linea in modo da non svuotare chilometri di tubo a ogni rottura.
La domanda è : se c'è la volontà del Consorzio, dei privati e delle aziende, cosa impedisce ancora di farlo? La risposta, probabilmente, non è tecnica. È la mancanza di un soggetto che si prenda il rischio politico e amministrativo di firmare per primo. Eppure l'acqua non aspetta le firme. Ogni estate si rompe, si perde, si compra. Finché la condotta resterà quella pensata per portare acqua nelle case di tanti anni fa, Tre Vie e Sparacollo continueranno a vivere con l'ansia del rubinetto.
Non giriamoci dall'altra parte quando ci sono in ballo i disagi dei cittadini i quali hanno diritto all'acqua anche nelle seconde case nelle contrade perchè la pagano in misura maggiore e hanno diritto a servizi uguali , uguali agli altri.
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