Il suicidio di Caino
Rivisitazione del mito cristiano
La vicenda di Caino e Abele rappresenta uno dei più antichi archetipi della tradizione biblica, in cui il legame fraterno si incrina fino a trasformarsi in conflitto irreversibile.
In questa rilettura, il mito viene reinterpretato in chiave narrativa ed emotiva, mettendo in luce la progressiva disgregazione di un rapporto segnato da tensioni interiori e fragilità umane.
Ciò che segue è il racconto del momento in cui tale equilibrio si spezza definitivamente.
D'un tratto tutto fu chiaro, il velo che gli impediva di vedere, cadde di colpo.
Pian piano tutto diventò nitido, evidente.
Caino iniziò a capire,
Le parole, gli sguardi che prima non pesavano, adesso gravavano come macigni.
Non poteva credere che suo fratello potesse tradirlo così,
per una donna, per una semplice margherita.
Il vento gelido accarezzava il suo volto, bagnato dalle lacrime e, le sue mani tremavano così forte che non riusciva ad asciugarle.
Poi, in lontananza, tra gli alberi vide Abele. Il suo cuore si fermò per un'istante prima di riprendere a battere all'impazzata. Un senso di agitazione e rabbia gli percosse tutto il corpo. Caino si perse nei suoi pensieri, nei suoi dolori e, subito dopo su trovò davanti lui,
Il fratello che tanto amava, ma che adesso, non riusciva a riconoscere. Prima ancora di parlare, Caino, ormai posseduto dalla furia, prese un sasso da terra e con forza colpì in volto Abele.
Il giovane pastore non ebbe il tempo di capire. Cadde a terra, mentre il sangue iniziava a scorrere.
Le sue mani cercavano istintivamente di fermalo, ma era inutile.
Aprì la bocca, ma nessuna parola uscì. I suoni morivano prima ancora di prendere forma.
Sollevò lo sguardo un'ultima volta. Davanti a lui, il volto del fratello sporco di sangue. Un brivido che sapeva di morte gli attraversò la schiena e, subito dopo, con gli occhi pieni d'amore per colui che l'aveva ucciso, esalò l'ultimo respiro.
Caino, rimase immobile, fermo come se il tempo fosse svanito. Poi, abbassò lo sguardo verso il volto senza vita di Abele. E in quel volto c'era ancora qualcosa.
Qualcosa che lo trafisse più fii qualsiasi lama. Caino cadde a terra in preda al panico, le sue urla sovrastarono il fischio del vento. Trattenne il respiro, come se bastasse quello a riportarlo indietro.
Non poteva più chiedergli perdono, non poteva fermare lo scorrere del sangue caldo che gli aveva macchiato il volto o parlare e sciogliere quei nodi che si erano creati. In quel momento poteva fare solo una cosa.
Prese la falce che per anni aveva stretto tra le mani nei campi, e con un solo colpo si tagliò la gola.
Il sangue fuoriuscì uniformemente mentre il corpo di Caino, cadeva delicatamente accanto a quello del fratello.
Il fischio del vento sovrastò i suoi rantoli e il suo ultimo respiro, mentre guardava il cielo con gli stessi occhi di Abele.
Caino non si suicidò per follia, per chiedere perdono o per espiare i suoi peccati.
Caino si suicidò perché guardando il viso pallido di Abele, si ricordò della felicità vissuta con lui. Così decise di non restare, e nel silenzio del vento lo raggiunse.
A cura di Francesco Paviano
19.8°