Pino Grimaldi: Cittadinanza Italiana?
Buona mossa quella del Governo di mettere in condizioni piu agevoli quanti - e per varie ragioni immagino - desiderino divenire cittadini della nostra Nazione. Con un saldo negativo di natività (-0,56...
Ma anche se d’estate discutere su tanto e disquisirne (come ha fatto Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere) e immaginare una legge che esiga oltre al minimo di permanenza (5anni) la conoscenza della lingua italiana (giusto, ma si creano dei linguisti che faranno sfigurare i cittadini nati in Italia!), il giuramento di fedeltà alla Repubblica (indispensabile), anche la conoscenza della Costituzione e delle Leggi italiche, signfica non dare ad alcuno detta possibilità!
Mi spiego. Abbiamo una Costituzione di ben 139 Articoli e XVIII norme transitorie che, nel nostro bel paese, non ha più di dieci (sic) persone che la sappiano a memoria. Abbiamo, sembra, 36.000 leggi vigenti che nessuno, dico nessuno, conosce (ma certo manco i Giudici e gli Avvocati) e pretendiamo che un povero cristo per potere legittimamente stare in Italia e lavorare conosca tanto?
Ma non è tutto. Si pensa e lo articolista (egregio veramente) di cui sopra ne sposa la tesi, che chi vuole acquisire (il sopradetto ha scritto”acquistare” chissa perché) la citadinanza italiana deve rinunciare a qualsiasi altra cittadinanza questi possa già avere: quasi un “cuius regio eius religio” del trattato di pace di Augusta del 1555.
Da tempo tutti gli Stati moderni e democratici consentono ad un proprio cittadino di avere quante altre cittadinanze e passaporti questo voglia e possa, fermo restanto che abbia ad avere una sola residenza.
Pretendere lo abbandono di una altra cittadinanza, soprattutto di quella naturale, è atto discriminatorio e vero diktat che non penso onori un paese di grandi tradizioni giuridiche come l’Italia. E’ atto possessivo patologico (simile alla gelosia) che farebbe ridere e non pochi al mondo e che - ancora una volta - limiterebbe la cittadinanza solo a chi pur di vivere lavorando è disposto a vendere anche la madre o rischiare la vita con la carrette del mare.
E poi: richiede forse questo Stato ai propri cittadini naturali di non avere altre cittadinanze e passaporti? Non mi risulta.
O è il solito polverone estivo per dimostrare quanto sia bravo un governo (qualunque sia il sapore e colore) che con una mano da e con l’altra toglie? Possibile; ma non augurabile per la serietà del paese.
Ci si sente orgogliosi in genere nel sapere e vedere che non “indigeni” chiedano di parificarsi a noi. E tutti gli Stati, pur cercando ovviamente di proteggersi, sentono e piena la soddisfazione per l’onore che viene chiesto di divenire parte di una comunità che, perché scelta, è stata ritenuta miraggio da relizzare.
Ma il tutto con intelligenza, buon senso e senza mai essere i primi della classe: chi troppo vuol salir cade sovente precipitevolmente!
Vecchio proverbio, ma buono anche per il Legislatore estivo.
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