Regalbuto ieri, oggi, le piazze e i quartieri particolari
Rahi Butah - stazione del Casale, luogo di passaggio, prima stazione sulla strada Catania - Palermo. Regalbuto, era abitato dai Saraceni. Era nato in epoca musulmana e fu a lungo abitato dai Musulmani...
I Domenicani si stabilirono nel 1547 nella parte estrema del vecchio quartiere saraceno. I Cappuccini vennero nel 1585 e si stabilirono nella chiesa di San Vito, là dove la tradizione vuole che il santo di Mazara abbia compiuto il suo primo miracolo. La famiglia dei Cappuccini era, a quanto pare, molto stimata per la povertà e purezza di vita. I Gesuiti arrivarono a Regalbuto verso la fine del seicento e riuscirono ad avere una potenza economica tale che riuscirono a costruire case religiose, come il Collegio di Maria e il convento di contrada Satalù, proprio di fronte all'altro convento agostiniano di S.Antonio Abate. Ai Gesuiti si deve inoltre la fondazione del Real Liceo, che divenne ben presto strumento di elevazione sociale e culturale del paese. I monumenti religiosi più in vista rimangono ancora oggi la Chiesa Madre, dedicata a San Basilio, in piazza della Repubblica, e l'annessa Chiesa del Purgatorio, la Chiesa di Santa Maria della Croce, la Chiesa di Sant'Agostino in San Giovanni, la Chiesa annessa al Collegio di Maria, la Chiesa Maria SS. della Grazia, la Chiesa dei Cappuccini, la Chiesa di S. Sebastiano, la Chiesa di San Domenico.
Il centro abitato regalbutese è costituito da un nucleo centrale (il centro storico ) e da numerose diramazioni, che si allungano in varie direzioni seguendo le dorsali collinari, e che danno origine alle numerose zone del paese: quartiere "Tribona", quartiere San Calogero-Croce, quartiere Carmine - Via Catania, vecchio S.Ignazio, quartiere S.Lucia - Via Palermo - Calvario, quartiere Strada Longa - Orto Signore - Saraceno, quartiere Villaggio - Spito - Nuovo S.Ignazio, quartiere Quattro Venti - scuola media. Dal punto di vista urbanistico, il paese tende a spostarsi verso nord ovest, in quella zona che si affaccia verso il Lago Pozzillo, individuata come zona edificabile dopo gli eventi franosi del 1973, che interessarono il vecchio quartiere S.Ignazio. Quest'ultimo, il vecchio S.Ignazio, è un quartiere fantasma, evacuato per frana nel Capodanno del 1973 : le sue macerie testimoniano storia, tradizioni, arte, costume, leggende popolari; dovrebbe partire un programma di bonifica della zona e di recupero di alcune abitazioni. La storia del paese è scritta nelle viuzze strette e contorte, negli antichi cortili, negli archi, negli "astrichieddi" del quartiere Saraceno e delle zone sommitali del paese, nell'antico quartiere cristiano "Supra i fò" (sopra le fosse) parte più alta, da cui è possibile ammirare il lago Pozzillo e le montagne della Gazzana, i vecchi conventi di S.Antonio e di Setalù, l'Etna con tutta la sua maestosità, l'aperta campagna che spazia verso sud, e, lontano i centri abitati etnei, Centuripe, la provinciale per Catenanuova, Agira. Il quartiere Tribona è situato a sud ovest, ai piedi del monte S.Lucia, e degrada verso la sottostante balconata a strapiombo della "ciuciulia" per il "balatatu" (strada pavimentata con grosse balate). Nel passato, le attività predominanti dei suoi abitanti erano: l'agricoltura, la pastorizia, la produzione di materiale in terracotta per l'edilizia: oggi queste attività sono scomparse, in parte (agricoltura e pastorizia ) o del tutto (produzione di materiale in terracotta) ma, a testimoniare l'antica laboriosità di quella comunità rimangono le vecchie stalle, trasformate in garage, e i resti delle antiche fornaci (carcàre) e gli antichi oggetti in terracotta che i vecchi conservano gelosamente (bummuli, quartare, tegole, brocche, piatti per il pane, giare, fucuni), scifitieddi (recipienti per il pasto di galline e maiali), ecc..: tesori nascosti che attendono di essere portati alla luce. Alla sommità del quartiere c'è poi la Chiesa di S.Lucia, un vero e proprio santuario, dove la gente si reca ogni anno, il 13 Dicembre, per venerare la Santa.
Nel lontano dicembre 1972 la zona franò.
Il signor Gaetano Rundo e il signor Salvatore Carciola; sull'accaduto raccontano: "nel dicembre 1972 piovve continuamente e abbondantemente per più giorni; c'erano ampi scavi che partivano da Piazza della Repubblica e attraversavano tutta la via Don G. Campione; un'impresa edile stava provvedendo ad eseguire lavori di ammodernamento della fognatura. Le fosse si riempirono d'acqua favorendo così l'infiltrazione delle acque nel sottosuolo del quartiere e provocarono i fenomeni franosi che danneggiarono le costruzioni. Di conseguenza tanti abitanti del quartiere furono costretti ad abbandonare la propria dimora e andarono a vivere ospiti in casa di parenti, in locali messi a disposizione dal Comune: Istituto S. Giuseppe, edificio della Pretura, edifici scolastici e altri". Dopo circa dieci anni fu ultimato il "Nuovo Quartiere Sant'Ignazio" e furono assegnati i nuovi alloggi agli sfollati del 1972. Ma, ironia della sorte, anche la stabilità di questo nuovo quartiere è molto discutibile; infatti, anche i nuovi alloggi sono in parte rovinati dal dissesto del suolo.
Si è rilevato che l'attività prevalente degli abitanti del quartiere era principalmente l'agricoltura praticata ancora oggi da quei pochi che sono rimasti: ne sono testimonianza le stalle, gli animali da cortile e da soma e il caratteristico odore che si sente per le vie.
Dalla struttura si evince che il quartiere è molto antico: le strade sono strette, tortuose, con la superfìcie ruvida per favorire il passaggio delle cavalcature; alle case si accedeva per mezzo di scale esteme e "astrichieddi" e sul retro si notano i resti di orticelli e pollai.
TOPONOMASTICA DEL QUARTIERE
Via Sant'Ignazio (da cui prende il nome il quartiere)
Vico Santa Caterina (nome di santa)
Vico V. Milici (soldato morto in guerra)
Via G. Cesare (nome di imperatore romano)
Via V. Catania (soldato morto in guerra)
Largo G. Milici (soldato morto in guerra)
Via R. Passero (soldato morto in guerra)
Via Badia vecchia (dal Monastero delle Benedettine)
5.3°