Regalbuto. "Qual'è il passo successivo?"
Regalbuto ha una tradizione che sa essere ironica e profonda insieme – lo si vede anche al Carnevale, che non è solo sfilata ma testimonianza che si rinnova. Quella capacità di rinnovarsi è il vero patrimonio
Regalbuto, in queste settimane, ha dimostrato una cosa semplice e difficile insieme: sa ancora convocarsi. Non è scontato, in un entroterra che perde abitanti e che troppe volte viene raccontato solo per quello che manca. Dare seguito non è un invito burocratico, è l'unico modo per non tradire l'energia che abbiamo visto in piazza.
Perché di energia ce n'è stata, e di varia natura. Abbiamo avuto e avremo musica alta, quella che non si improvvisa, nei luoghi che sono la nostra identità: la rassegna “Chiostri e Cortili 2026” ha messo in fila quattro serate nella Chiesa Madre San Basilio e nel Chiostro Agostiniano — il 20 giugno con Vivaldi e Mozart, il 12 luglio “Dal Genio alla Passione”, il 19 luglio con Chopin e Liszt interpretati da Roberto De Leonardis, il 26 luglio con l’Opera Recital del Don Giovanni. Non è solo un cartellone, è la scelta di usare il patrimonio per produrre bellezza, non per conservarlo sotto vetro.
Abbiamo avuto sport come progetto civile, non come vetrina. Il 7 giugno, per la Giornata Nazionale dello Sport, la Cittadella dello Sport non è stata “un complesso di campi” ma, come scrive RegalbutoPress, il simbolo di una comunità che investe sul territorio attorno al Lago Pozzillo, con il CONI e l’Assessorato allo Sport a dire che la pratica sportiva è il miglior investimento per la qualità della vita. Abbiamo avuto la presentazione del mio libro il 13 Giugno , in una Sala Paolo VI che non pensavamo si riempisse ma ci ha dato conferme.
Abbiamo avuto parola pubblica, non intrattenimento. La Pro Loco ha portato in Piazza Fratel Calabretta “Voci in Piazza – Comunità e migrazioni” il 12 giugno, mettendo sullo stesso palco l’expertise di Angelica De Vito, sustainability manager e advisor ONU sulle migrazioni climatiche, e il cantastorie Alessandro Nicolosi. Pochi giorni prima, lo stesso percorso aveva discusso di diritti civili, con l’idea chiara che la comunità non è una massa indistinta ma uno spazio che si coltiva con cura e ascolto.
Abbiamo avuto anche memoria viva, non nostalgia. Il 6 luglio, nel Chiostro degli Agostiniani, due serate di arte e poesia hanno riportato le storie della migrazione siculo-argentina, con la gente seduta composta ad ascoltare sotto luci viola e rosse, ringraziando associazioni come “I Vaneddi dell’Arte”.
Tutto questo non può restare una somma di belle serate. Se ogni evento è fine a se stesso, diventa consumo culturale: si accende la luce, si applaude, si spegne. Dare seguito significa cambiare la domanda. Non “è riuscito?”, ma “qual è il passo successivo?”
Il passo successivo ha tre gambe, a Regalbuto come altrove.
Memoria operativa. Ogni evento deve lasciare un quaderno, non solo foto. Per Chiostri e Cortili: quanti giovani musicisti locali hanno suonato, chi li ha formati, che partiture sono rimaste in biblioteca? Per Voci in Piazza: le domande del pubblico su migrazioni e diritti dove vanno a finire? La Pro Loco ha già iniziato a documentare con cura, ma quel materiale va messo in un archivio aperto, consultabile dalle scuole, non solo su Instagram. La citazione di Vito Teti usata per l’incontro del 3 luglio a RADICI lo dice bene: la “restanza” non è sacrificio, è scelta condivisa. Senza memoria, la scelta si dimentica.
Misura e miglioramento. Gli eventi estivi del programma comunale parlano di concerti, degustazioni, giochi tradizionali. Bene. Ma misuriamo: quante attività sono replicabili a novembre? Quanti laboratori nati alla Festa degli Aquiloni di aprile – dove i bambini costruivano aquiloni-libro con il Centro Giovanile Lasalliano – possono diventare un ciclo di lettura permanente in biblioteca? La qualità non è aggiungere date, è alzare l’asticella: una masterclass dopo il concerto di Chopin, un torneo scolastico dopo la Giornata dello Sport, un percorso didattico dopo l’incontro sulle migrazioni.
Manutenzione delle reti. Regalbuto ha un vantaggio raro: istituzioni diverse che già lavorano insieme. Pro Loco, INNESCO, Fondazione con il Sud, Comune, associazioni giovanili, Misericordia compaiono negli stessi manifesti. Dare seguito vuol dire formalizzare questa alleanza in un tavolo permanente, con un calendario triennale, non stagionale. Non per ingessare, ma per evitare che ogni assessore riparta da zero e che ogni volontario si bruci.
E poi c’è la domanda scomoda, quella che tiene insieme cultura, sociale e sport: a chi stiamo parlando? Se i ragazzi che hanno ascoltato le storie di migrazione non trovano uno spazio dove raccontare la propria, se chi gioca alla Cittadella non ha un allenatore stabile, se chi viene a un concerto non sa dove studiare musica il martedì, allora abbiamo fatto un momento, non un progetto.
Il passo successivo, allora, non è un altro evento più grande. È più piccolo, più ostinato:
aprire il Chiostro degli Agostiniani un pomeriggio a settimana per prove, letture, doposcuola musicale;
trasformare la Cittadella in un campus estivo-invernale, non solo vetrina di giugno;
chiedere a ogni relatore di Voci in Piazza di lasciare un “compito” alla città – un libro da leggere nelle scuole, un progetto pilota su clima e agricoltura;
pubblicare, a settembre, non il “bilancio degli applausi” ma il “bilancio degli apprendimenti”: cosa abbiamo imparato, cosa correggiamo.
Regalbuto ha una tradizione che sa essere ironica e profonda insieme – lo si vede anche al Carnevale, che non è solo sfilata ma testimonianza che si rinnova. Quella capacità di rinnovarsi è il vero patrimonio.
Non lasciamo che la domanda resti senza risposta. “Qual è il passo successivo?” non è retorica, è metodo. Se dopo ogni concerto, dopo ogni partita, dopo ogni dialogo in piazza, ci sediamo cinque minuti in più – organizzatori, artisti, cittadini – e scriviamo su un foglio tre cose da fare, allora l’evento non finisce. Diventa seme.
E di semi, in queste settimane, ne abbiamo visti tanti. Sta a noi innaffiarli. Continuamente.....
AgoVit
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