Alla (ri)scoperta origini aidonesi di Filippo Tarallo compositore inno a Sant'Agata, tesi di Maria Grazia Arena
Alla (ri)scoperta delle origini aidonesi di Filippo Tarallo, il compositore dell'inno a sant'Agata che le Benedettine cantano il 6 febbraio, grazie alla tesi della giovane Maria Grazia Arena
Aidone. Tra i figli illustri di Aidone, deve essere annoverato il Maestro Filippo Tarallo, un compositore vissuto a cavallo tra ‘800 e ‘900. Una figura quasi del tutto sconosciuta agli aidonesi ma che sicuramente va riconsiderata. La “(ri)scoperta” di questo prolifico autore si deve all’originale tesi di ricerca, prettamente musicologica, della giovane Maria Grazia Arena, da poco laureata in Canto lirico col massimo dei voti (110/110), al Conservatorio Vincenzo Bellini di Caltanissetta, incentrata proprio sul musicista, nato in Aidone nel 1859 e morto nel 1918, vittima dell’influenza spagnola.
L’idea di conoscere meglio questo compositore è venuta a Maria Grazia casualmente perché ha scoperto le sue origini aidonesi mentre visionava i decennali al comune di Aidone, dove Tarallo risulta nato il 25 maggio 1859, anche se in realtà nacque il 13 maggio ma la nascita fu registrata postuma. La mamma, Maddalena Guarnaccia, era aidonese e pure le sorelle del musicista Concetta e Maria Teresa nacquero in Aidone. Un compositore poco conosciuto, caduto nell’oblio, ma che in realtà fu molto importante, occupando posti di rilievo. Dal certosino lavoro di ricerca svolto da Maria Grazia sono venute fuori importanti notizie su Tarallo, sulla sua vita e sulle opere. Visse la gran parte della sua vita a Catania.
Fu un eccellente direttore d’orchestra, dirigendo i principali teatri dell’epoca ed entrando in contatto con tanti cantanti di rilievo. I periodici scrivono che Tarallo compose tanto ma di partiture vere e proprie è rimasto ben poco. Organista alla Cattedrale di Catania, fu inoltre compositore di opere liriche mettendo in scena tante opere tra cui Aglaia, che fu la prima rappresentazione, nel 1913, al teatro Vincenzo Bellini di Catania. Un musicista a 360°, con una grande versatilità: componeva sia in ambito sacro che operistico, una cosa inusuale per l’epoca. Oggi Tarallo lo si conosce per l’inno, in lingua latina, che, ogni anno, le suore benedettine di clausura cantano a conclusione della processione di Sant’ Agata, quando il fercolo, la mattina del 6 febbraio, giunto in via Crociferi, si ferma davanti alla Chiesa di S. Benedetto, prima di rientrare al Duomo.
Un compositore di cui si sono perse le tracce, se non fosse appunto per questo suggestivo e coinvolgete canto che risalirebbe al 1908 quando Tarallo, devoto musicista, curò la composizione del testo liturgico, elaborato dal canonico Salvatore Fazio. In via Plebiscito, a Catania, c’è ancora la casa dove viveva Tarallo. Una sorta di casa/museo, dove si trova ancora il pianoforte del musicista e compositore, che gli eredi detengono ma che non è possibile visitare. Un grande autore Tarallo che grazie al brillante lavoro di ricerca di Maria Grazia potrà occupare a pieno titolo un posto di riguardo tra le eccellenze di Aidone.
Angela Rita Palermo
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