Enna. Non si placano le polemiche su taglio alberi alla villa Torre di Federico e sull'Autodromo di Pergusa

"Quanto accaduto nella Villa Comunale di Enna va ben oltre il concetto di “messa in sicurezza”: è stato sfogliato un patrimonio verde secolare, parte integrante di uno dei luoghi simbolo della città d...

A cura di Pippo
17 marzo 2026 11:15
Enna. Non si placano le polemiche su taglio alberi alla villa Torre di Federico e sull'Autodromo di Pergusa -
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"Quanto accaduto nella Villa Comunale di Enna va ben oltre il concetto di “messa in sicurezza”: è stato sfogliato un patrimonio verde secolare, parte integrante di uno dei luoghi simbolo della città di Enna e della storia della Sicilia, che custodisce nel suo cuore la Torre di Federico II.
Mettere in sicurezza non significa fare di tutta l’erba un fascio. Andavano individuati e rimossi esclusivamente gli alberi realmente a rischio, non procedere con un taglio indiscriminato che ha devastato l’unica vera isola verde della città. Una scelta così drastica difficilmente può essere stata frutto di lucidità e buon senso: chi l’ha presa non è stato certo un lume di intelligenza.

In tutto questo, l’Assessore al Verde Pubblico non può chiamarsi fuori. Chi ricopre questo ruolo dovrebbe essere il primo custode del patrimonio arboreo cittadino, non il silenzioso esecutore di decisioni che lo cancellano. Viene spontaneo chiedersi se vi sia stata una reale valutazione tecnica, se siano state ascoltate competenze adeguate, o se invece si sia scelto la strada più semplice e distruttiva, sacrificando alberi sani in nome di una sicurezza mal interpretata.
Mi auguro che il Sindaco si assuma fino in fondo la responsabilità politica di questa scellerata scelta, e che l’Assessore competente faccia altrettanto, promuovendo nei tempi più brevi possibili un serio piano di ripristino del verde della Villa Comunale, restituendole dignità, equilibrio e futuro.
Sembra quasi che ultimamente la politica sia affetta da una vera e propria dendrofobia.
A Piazza li fermammo. A Enna non abbiamo fatto in tempo... purtroppo!
Mi chiedo davvero perché. Mi chiedo se è stato consultato un botanico! Mi chiedo se chi ha operato questa scelta si renda davvero conto di ciò che ha distrutto".
Questa l'amara considerazione del commento/riflessione su FB a Raffaella Motta dell'architetto Massimo Mazzola, ennese ma residente nel catanese, che ha voluto con questa nota rendere pubblico quanto circola sui social sulla vicenda del taglio degli alberi alla Villa Torre di Federico.

Enna. Non si placano le polemiche su taglio alberi alla villa Torre di Federico e sull'Autodromo di Pergusa

"Qui il punto è molto più semplice di come lo si vuol far passare. Se gli alberi cadono è perché per anni non è stata fatta manutenzione.
Se oggi si arriva a tagli indiscriminati, spesso preventivi e non supportati da una reale gestione agronomica seria, non è “messa in sicurezza”: è l’ennesima toppa messa male a una cattiva amministrazione del verde.
La critica non nasce dal “non vi va mai bene niente”, ma dal fatto che manca una programmazione, manca la manutenzione ordinaria e manca la trasparenza. Basta farsi un giro nei quartieri, nelle strade principali e nelle arterie di collegamento per vedere alberi abbandonati, potature devastanti, ceppaie lasciate lì come simbolo dell’incuria. Questo non è un’opinione: è la realtà.
Quanto alle presunte “competenze adatte”: le competenze si misurano dai risultati, non dagli slogan né dalla motosega facile. E i risultati, a Enna, purtroppo parlano chiaro. Se davvero ci fosse stata una gestione competente del verde, non saremmo arrivati a questo disastro.
Facebook non dà il diritto di sentenziare? Vero. Ma non toglie ai cittadini il diritto – e il dovere – di criticare, vigilare e chiedere conto di come viene gestito il territorio. Criticare non è sputare sentenze: è non accettare passivamente scelte sbagliate. E già che ci siamo: fare la morale nascosti dietro un profilo anonimo è fin troppo comodo. Se si è così convinti di ciò che si dice, si abbia almeno il coraggio di metterci la faccia e dirlo a viso scoperto, invece di lanciare accuse e offese protetti da una maschera. Quello sì, più che competenza, sa tanto di vigliaccheria. Infine, il solito scaricabarile sui cittadini è stanco e poco credibile. I cittadini pagano le tasse e chiedono servizi efficienti. La manutenzione del verde pubblico non è volontariato, è una responsabilità precisa di chi amministra. E se qualcuno si sente così infastidito dalle critiche, forse il problema non sono le critiche… ma le scelte che vengono criticate".

Screenshot

Altro commento/riflessione (pubblicata su profilo FB di Rosalinda Campanile) sulla vicenda Autodromo di Pergusa:
"Non si può negare che l’Autodromo di Pergusa abbia rappresentato, nella storia della provincia di Enna e dell’automobilismo italiano, un punto di riferimento fondamentale per tanti appassionati di questo sport, compreso il sottoscritto. Pergusa è stata emozione, identità, memoria collettiva. Ha dato lustro al nostro territorio e ha fatto conoscere Enna ben oltre i confini regionali.
Allo stesso tempo, però, è sotto gli occhi di tutti che negli anni – per una serie di cause che molti conoscono bene – l’Ente Autodromo prima e il Consorzio poi si siano progressivamente trasformati in un enorme carrozzone, spesso più gravoso che produttivo, con difficoltà gestionali, economiche e progettuali che ne hanno limitato un vero rilancio.
C’è poi un aspetto che non possiamo continuare a ignorare: quello ambientale. L’area lacustre di Pergusa è un ecosistema fragile, di straordinario valore naturalistico e paesaggistico. Nel tempo, la presenza e l’utilizzo di un’infrastruttura come l’autodromo hanno inevitabilmente inciso su questo habitat delicato. Oggi, alla luce di una maggiore sensibilità ambientale e delle nuove prospettive legate al turismo sostenibile, forse dovremmo avere il coraggio di ripensare l’uso complessivo di quel territorio.
Non parliamo di utopie. In Italia esistono esempi concreti a cui guardare. Penso al Lago di Varese, dove territorio, ambiente, paesaggio, sport, turismo e tempo libero convivono in un equilibrio virtuoso. Ma anche al Lago di Garda, al Lago di Ledro, al Lago di Caldonazzo in Trentino, o al Lago di Massaciuccoli in Toscana: realtà in cui la valorizzazione ambientale si è tradotta in sviluppo economico, attrattività turistica e qualità della vita, senza compromettere l’identità dei luoghi.
Ho avuto modo di conoscere approfonditamente e personalmente questi contesti, constatando di persona come sia possibile creare un connubio reale tra tutela ambientale, fruizione sportiva e crescita economica. Piste ciclabili integrate nel paesaggio, percorsi naturalistici, attività di canottaggio, vela, trekking, birdwatching, eventi culturali e sportivi sostenibili: tutto inserito in una visione strategica chiara e condivisa.
Il nostro territorio possiede in egual misura queste risorse. Pergusa, con il suo lago e la sua riserva, potrebbe diventare un grande polo di turismo compatibile e naturalistico nel cuore della Sicilia. Un luogo capace di generare economia nel rispetto dell’ambiente, creando occupazione stabile, favorendo l’imprenditoria locale, intercettando flussi turistici nazionali e internazionali, e contribuendo allo sviluppo sociale ed economico dell’intera provincia di Enna e, più in generale, del territorio siciliano.
Forse è arrivato il momento di cambiare passo. Non di cancellare la storia, ma di rinnovarla. Si potrebbe valutare, con una visione strategica seria e lungimirante, il trasferimento dell’infrastruttura motoristica in un’altra area del nostro territorio, più idonea dal punto di vista urbanistico e ambientale. Questo consentirebbe di ridare slancio e modernità a uno sport che continua ad appassionare tanti di noi, offrendo impianti adeguati agli standard attuali e, al contempo, liberando l’area lacustre per una piena valorizzazione naturalistica.
È evidente che per fare tutto questo servono risorse, tempo, volontà politica e capacità di gestione. E oggi, purtroppo, queste condizioni sembrano mancare. Ma proprio per questo dobbiamo iniziare a parlarne con serietà, senza contrapposizioni ideologiche e senza nostalgie che rischiano di bloccare ogni evoluzione.
Non deve essere un abbandono della nostra storia, né una rinuncia all’automobilismo. Deve essere un rinnovamento. Un modo per custodire l’identità di Pergusa e dell’autodromo, trasformandola in una nuova opportunità di sviluppo sostenibile, capace di coniugare memoria, ambiente e futuro. Perché amare un luogo significa anche avere il coraggio di immaginarlo diverso, quando le condizioni lo richiedono".

Arch. Massimo Mazzola