La Democrazia delle etichette e il fantasma della balena bianca
Il caso Enna: quando lo snobismo politico diventa un limite alla partecipazione
C’è una strana forma di miopia che affligge una parte della politica contemporanea, specialmente quella che ama definirsi "illuminata" o "di campo largo". È la sindrome della puzza sotto il naso, quel riflesso condizionato che porta a delegittimare l’avversario (o l’alleato scomodo) non sul terreno dei programmi, ma su quello delle etichette morali. Ad Enna, l’ultima vittima di questo pregiudizio è la Democrazia Cristiana.
Il dibattito sulla candidatura di Mirello Crisafulli ha riacceso vecchi riflessi pavloviani. Alcune forze politiche, cercando una via d'uscita onorevole da alleanze territoriali complesse, hanno rispolverato il più classico dei "mai con la DC". Una dichiarazione che, nel 2026, suona più come un alibi che come una posizione politica.
Perché se è legittimo, e anzi doveroso, scegliere chi votare in base ai propri valori, diventa profondamente antidemocratico trasformare un simbolo legale e riconosciuto in un marchio d'infamia. Dire "mai con la DC" per giustificare la rottura di un "campo largo" significa, nei fatti, insultare migliaia di cittadini che in quel simbolo si riconoscono ancora.
Oltre il pregiudizio: la realtà del territorio
Ad Enna, la DC non è un'entità astratta o un residuato bellico della Prima Repubblica. È fatta di persone: dalla segreteria provinciale ai presidenti d'assemblea, fino all'ultimo tesserato. Sono uomini e donne che hanno scelto liberamente di impegnarsi per la propria comunità, mettendoci la faccia e il tempo.
Far passare il messaggio che DC equivalga automaticamente a malaffare o a un passato da dimenticare è un’operazione di pigrizia intellettuale che non rende onore a chi la pratica. È roba vecchia, appunto. È un modo per evitare di parlare di temi concreti — viabilità, università, spopolamento del centro storico — preferendo rifugiarsi in una presunta superiorità morale che, alla prova dei fatti, si rivela spesso solo arroganza.
"La democrazia non è il diritto di scegliere chi è uguale a noi
ma il rispetto per chi sceglie in modo diverso"
Il paradosso del campo largo
Il paradosso è servito: si parla di "campo largo" per includere sensibilità diverse e battere le destre, ma poi si mettono veti su chi rappresenta una parte del mondo popolare e moderato. Se la DC di Enna decide di partecipare alle comunali, portando il proprio contributo di idee e di voti, per quale motivo dovrebbe essere considerata "radioattiva"?
Se una lista civica che appoggia un candidato forte come Crisafulli decide di includere queste realtà, lo fa nel nome della rappresentanza. Chi si smarca usando lo spauracchio della Balena Bianca non sta facendo una battaglia di principio, sta semplicemente ammettendo la propria incapacità di confrontarsi con la complessità del territorio.
In conclusione, sarebbe auspicabile che questa campagna elettorale tornasse sui binari della realtà. Le patenti di "presentabilità" distribuite a colpi di comunicati stampa hanno stancato. La DC ha il diritto di esistere, di candidarsi e di essere votata. Chi non la condivide, la batta nelle urne con un programma migliore, non con il disprezzo. Perché la politica, quella vera, si fa con il consenso delle persone, non con i pregiudizi da salotto.
Agostino Vitale
16.4°