L'Ombelico del Parlamento e il mondo che brucia: riflessioni su una classe politica in cerca d'autore.
Sfida: Meloni vs Schlein. Due Visioni contrapposte, ma chiare
Aver avuto il "coraggio" di seguire l'Informativa sull'azione del Governo alle Camere significa, oggi, fare i conti con una realtà desolante. Il primo pensiero va inevitabilmente alle povere scolaresche presenti sugli spalti: chiamate ad assistere al massimo consesso democratico, si sono trovate di fronte all'ennesima rappresentazione di una classe dirigente e parlamentare irrimediabilmente mediocre.
Il Parlamento ridotto a Talk-Show Quello a cui abbiamo assistito non è stato un alto dibattito istituzionale, ma il solito, stucchevole teatrino di una politica provinciale, schiava del consenso e autoreferenziale. Il Parlamento della Repubblica Italiana sembra ormai l'estensione di un talk-show serale: sussurri, grida, fake news, ingiurie e rancore, confezionati ad arte per i propri follower e apparecchiati da "editori e giornalisti del nulla". La dinamica in Aula è avvilente: più l'oratore si lancia in battutacce, ironie di basso livello e offese personali, più le rispettive tifoserie scattano in piedi, prodigandosi in applausi e ovazioni che rasentano l'autoerotismo politico. Tutto questo, magari, nella mera speranza di farsi notare sotto le telecamere aperte da chi, un domani, dovrà garantirne la rinomina. È il trionfo della demagogia e dell'ipocrisia: tu sei il male, io sono il bene, senza sfumature.
Il Mondo Brucia, Noi Guardiamo il Dito Il paradosso è atroce. Fuori dai palazzi romani il mondo brucia. Le certezze e gli equilibri geopolitici sono saltati. Ma il nostro provincialismo ci rende ciechi. La politica italiana preferisce guardarsi l'ombelico, ignorando la luna per concentrarsi sul dito. In questo spettacolo a tratti penoso e vergognoso, in pochi si sono salvati, e quasi esclusivamente per una questione di decoro e comportamento: figure come Richetti, Monti, Calenda e Lupi hanno quantomeno mantenuto un profilo istituzionale adeguato.
Le Eccezioni e l'Unica Vera Sfida: Meloni vs Schlein Guardando alla sostanza politica – e parlando da analista e non da tifoso di alcuna fazione – emerge una chiara evidenza: la vera, e forse unica, sfida per la guida della prossima legislatura è e dovrà essere quella tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein. Non è solo una questione di genere, ma di peso specifico. Nel panorama attuale (dove per gli altri aspiranti leader viene solo da dire "Dio ce ne scampi e liberi!"), sono le uniche due persone a esprimere reale leadership, capacità e serietà. Sono politicamente distanti anni luce, non se le mandano a dire, ma si riconoscono. Si rispettano, e in un certo senso si cercano reciprocamente per legittimarsi come uniche contendenti.
Due Visioni contrapposte, ma chiare I loro interventi hanno tracciato le uniche linee nette della giornata:
Da un lato, la Premier Meloni che respinge le alchimie di palazzo ("nessun rimpasto o fase due, il governo non si è mai fermato") e detta un'agenda programmatica sfidando le opposizioni: dalle misure sui profitti alla politica estera, marcando le distanze dalle irresponsabilità internazionali e chiedendo all'Europa un coraggio post-pandemico (come la sospensione dell'Ets o del Patto di Stabilità in caso di crisi acuta).
Dall'altro, Elly Schlein che la incalza duramente sui nervi scoperti del Paese, accusando l'esecutivo di vivere in una bolla di "auto-convincimento" e sfidando la maggioranza sul terreno del "Paese reale", quello in cui gli stipendi perdono 9 punti percentuali di potere d'acquisto in quattro anni.
Il Vuoto delle Proposte Al netto di questo scontro bipolare – che ha almeno il pregio della chiarezza – il bilancio della giornata resta amarissimo. In una delle fasi storiche, economiche e internazionali più delicate che l'Italia sia chiamata ad affrontare, ho ascoltato molti improperi, infiniti insulti, un'allarmante demagogia e quasi nessuna proposta reale e costruttiva da parte del resto dell'emiciclo. Se la politica non torna a occuparsi della luna, continueremo a precipitare, applaudendo rumorosamente chi ci indica il dito.
Agostini Vitale
12.7°