lunedì , Giugno 14 2021

Gli incontri con i Papi del dott. Pino Grimaldi

Lo avevo mancato nell’ultimo incontro – il 16 marzo scorso – quando era stato ricoverato per l’immissione della cannula endotracheale e, rendendo visita al Cardinale Sodano – a parte la valutazione (per la professione che faccio) non ovviamente tra le più ottimistiche – mi apparve chiaro che non lo avrei più rivisto, né sentita la sua voce. Negli ultimi tempi si era fatta estremamente bassa e stentata ma tuttavia riusciva ancora a manifestare il senso profondo dell’humour, una delle caratteristiche della sua personalità.
Ricordo che ogni volta, nell’accostarmi amavo dirgli: “la trovo bene Santità”, un modo come un altro per farmi rispondere “se lo dice lei sto più tranquillo” e sorrideva sotto i baffi – anche se non li aveva – mentre strizzava i suoi occhi che divenivano sorridenti e grati.
Abbiamo parlato – ma a volte, non so perché, in inglese – nelle tante volte che l’ho incontrato delle cose più disparate. Ma era sempre molto interessato a quanto l’Organizzazione Internazionale (Lions International), per la quale io avevo l’opportunità di incontrarlo, faceva per i poveri e per i ragazzi abbandonati, soprattutto in Brasile e in Africa. Si stupiva sempre che io gli dicessi “Santità, cosa possiamo fare per Lei?”. Era una domanda che ogni volta lo lasciava con un attimo di ritardo nella risposta. Che poi, sia pure nella diversità dell’espressione, era sempre: fate tutto ciò che potete purché sia “bene”.
Ne ho visto il lento, progressivo trasformarsi. Ricordo le prime udienze, quando non riusciva a stare fermo, tanto era l’attivismo. Abituato com’ero stato alla staticità –quasi – di altri Pontefici, mi metteva in imbarazzo. Fu uno stile nuovo che inaugurò, che poi sintetizzava nell’ espressione che “ lui doveva andare verso gli altri e non attendere che questi andassero a lui”. I suoi 125 viaggi ne sono la testimonianza.
Amava rimanere con le mani strette, alla mia ed a quella di mia moglie, e parlare come se lui non fosse il Papa ma una persona, sia pure molto importante, che trattava chiunque con uno spirito di parità fraterna che non ho mai visto in nessuna delle altre persone incontrate nella mia vita.

Ho visto morire sei Papi, da Pio XI a Giovanni Paolo ed ho avuto il grande onore e l’opportunità di incontrarne quattro e non sporadicamente. E di ciascuno ne ho un ricordo il cui modulo non è sovrapponibile. Da Pio XII ieratico a Giovanni XXIII, che una volta ebbe a dirmi che eravamo le persone più indispensabili al mondo dacché lui curava le anime ed io il corpo; a Papa Montini, col quale ho avuto forse la più alta sintonia conversativa e che non era poi così burbero come sembrava. Ma con Karol Jòzeph Wojtyla, ovviamente la frequentazione è stata numericamente maggiore dato il suo lungo papato. Ma le sue udienze, che hanno sempre mandato in visibilio tutti, portate poi al rapporto individuale, interpersonale, più che entusiasmo davano serenità: quella che è tipica di chi è talmente aperto e sincero in ogni suo atto da non lasciare dubbi, e soprattutto perché pur “amichevole”, non era disposto a recedere di un solo millimetro nella sua visione evangelica della vita umana e degli accadimenti.
Si portavano come d’uso, omaggi per i quali una volta, ricordo, aveva domandato “questa volta cos’è?” mettendo in crisi il maestro delle cerimonie che normalmente toglie dalle mani del Papa quanto gli si porge e lo mette in un tavolo accanto, mentre gli dà il Rosario o una moneta del pontificato come dono di restituzione. Per l’ultima e mancata udienza, era stato preparato un portachiavi con una medaglietta del suo pontificato: ultimo dono che ho di questo non clonabile Papa per il quale l’aggettivo “grande”, usato dal cardinale Sodano nella messa funebre della domenica mattina, credo, sia rappresentativo, in una sintesi giusta, di quanto Egli ha fatto per tutti gli esseri umani, e di buona volontà ma anche per quelli che non ne hanno tanta. Ad Enna non venne mai. Ho avuto sempre un dubbio che non fosse stata mai avanzata pressante esplicita richiesta. Forse sbaglio.Peccato!

Personalmente, per la sua dipartita, un dolore talmente cogente che non pensavo di sentire, rassegnato com’ ero ad una fine che auguravo più rapida possibile per evitargli sofferenze ulteriori.
Come credente continuerò sempre a dirgli grazie per come ha saputo testimoniare il Vangelo in un tempo in cui parlarne è già cosa ardua anche per il Papa. Mancherà a tutti e per molto tempo. Ed è difficile succedergli sulla cattedra di Pietro. Per fortuna c’è lo Spirito Santo!

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