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Piazza Armerina, uno scrigno pieno di tesori senza fine

Nella primavera del 1953, a 88 anni – sei anni prima di morire – Bernard Berenson, uno dei massimi critici d’arte trapiantato dal 1900 in Toscana, giunse a Piazza Armerina accolto dal cavalier Veneziani, sorvegliante degli scavi della villa dei mosaici. Il 27 maggio era arrivato ad Enna all’hotel Belvedere. Il giorno dopo aveva intrapreso il viaggio per Piazza Armerina “costeggiando colline tutte d’oro per il grano maturo, strade ombreggiate di frassini e di eucalipti. In città era giorno di mercato e la macchina procedeva tra vitelli, giumenti, maiali e poi tra i vasi, le anfore, le stoviglie e le altre mercanzie esposte. I finimemnti delle cavalcature ed i carri erano tutti dipinti secondo la tradizione siciliana”.
Berenson 18 anni prima aveva conosciuto il cavalier Veneziani in Libia come braccio destro del soprintendente alle antichità Giacomo Guidi.
Piazza Armerina in quegli anni Cinquanta era “un centro agricolo così verde da sembrare un’oasi”, scrive nel suo “Viaggio in Italia” Guido Piovene, scrittore e giornalista autore tra l’altro di “Le stelle fredde” e “La coda di paglia”. “Non ricordo più quale inglese sentenziò che Piazza Armerina è il luogo della terra dove l’occhio può scorgere più toni diversi di verde. La cittadina produce torroni; gli amanti di oggetti preziosi troveranno nel Duomo esemplari stupendi di oreficeria barocca…”.
Questa città normanna disposta su tre colli (il casale più antico, poco distante, venne distrutto nel 1161), popolata da Lombardi e peculiare per il dialetto Gallo Italico, crebbe e si arricchì di un inestimabile patrimonio urbanistico. La grandiosa mole del Duomo barocco sovrasta il quartiere Monte e domina imponente l’abitato. Attorno gli altri tre quartieri: Canali, Castellina e Casalotto: un immenso centro storico miracolosamente intatto. Il luogo più suggestivo della città è rappresentato da piazza Duomo con la chiesa dedicata all’Assunta progettata dall’architetto romano Orazio Torriani intorno al 1604 (su una preesistente chiesa di cui resta il campanile gotico catalano in pietra bianca del primo Quattrocento), il settecentesco palazzo Trigona il vecchio palazzo del Vescovado progettato nei primi del seicento da Gian Domenico Gagini. Nella fitta rete di strade medievali che si dipartono dal Duomo abbondano i portali trecenteschi e quattrocenteschi, loggette rinascimentali come quelle del palazzo San’Elia, una lunga serie di chiostri quattrocenteschi come quello del Carmine (prima c’era una “casa” dell’Ordine dei Templari) e grandiosi edifici barocchi in pietra arenaria rosata come l’ex convento di San Francesco, il palazzo Canicarao, la chiesa di Fundrò, il palazzo Capodarso ed il palazzo di Città, in piazza Garibaldi. Resistono due grandiosi monumenti: la chiesa del Gran Priorato di San Andrea, dell’Ordine Militare del santo Sepolcro con affreschi del XII e XV secolo e la Commenda dei Cavalieri di Malta (tornata agli antichi splendori: vi si riuniscono periodicamente i “nuovi crociati” del terzo millennio).
Scoprire Piazza Armerina è un incanto. I turisti, attratti dalla villa romana imperiale, percorrono a piedi i quartieri scoprendo interi complessi monumentali abbandonati (ex conventi ed ex monasteri). Nel quartiere Canali, l’antica Giudecca, alcune abitazioni cinquecentesche sono state restaurate dai privati, il resto delle case è in stato di degrado.
Piazza Armerina e uno scrigno pieno di tesori senza fine.

di Antonio Giaimo

 
 

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