domenica , Marzo 7 2021

Aidone – San Lorenzo l’amatissimo

Aidone – Gli aidonesi, da tempo immemorabile, festeggiano l’amatissimo martire San Lorenzo il 10 agosto: la solennità è preceduta dalla Sacra Decima, con sermoni, lodi e cantilene dei fedeli aidonesi i quali gioiscono al solo nome di San Lorenzo che, su ogni altro Santo, “per le sue rare bellezze e magnificenze attrae ogni cuore, riscaldato dal suo ardore, che non si stanca mai di prorompere in voci di giubilo”.
Nel 1810 gli aidonesi, per dimostrare la loro dedizione al Protettore, mentre celebravano la solenne ricorrenza, istituirono un comune elogio in una Accademia a cui presero parte letterati indigeni e stranieri.
Non è noto quando Aidone adottò come protettore il glorioso martire San Lorenzo, a cui eresse, oltre 1000 anni fa, un tempio, decorato sin dal 1740 con l’insigne collegiata, composta di quattro dignità, otto canonici, sei mansionari e due maestri di cerimonie.
E non si conosce neanche quando pervenne la cara reliquia di un osso del braccio del «Santo Levita», rotondo e non a scheggia, lungo cinque dita, che, incastrato in un braccio d’argento, si conserva e si venera nella Chiesa Madre, con l’autentica, in foglio pergamena, sigillata e vistata da tanti vescovi diocesani: queste lacune si spiegano con la vetusta origine di Aidone, che sorge sulle rovine dell’antica Herbita. La chiesa, per la sua forma perfettamente regolare, senza sporgenze laterali, e per la sua struttura predominata da idee di calma e serenità, sembra un vecchio tempio destinato, in seguito al nascere del Cristianesimo, al culto cattolico. Successivamente furono aggiunte quattro cappelle, due a sinistra e due a destra, e il campanile.
Avendo il terremoto del 1693 distrutto parte della chiesa, si provvide al restauro collocando nella facciata principale il materiale antico, in modo da non deturpare l’artistica porta maggiore, furono mantenute le due scanalature ad un lato della porta, che rappresentano le antiche misure abolite (il palmo e la canna). Purtroppo non fu conservata l’antica disposizione dei bolognini; infatti i pezzi su cui era incisa un’antica iscrizione latina sono distribuiti qua e là nella facciata; e la magnifica vedetta primatica, di puro stile gotico, fu rivestita di un deforme camicione di ordine toscano che costituisce l’attuale campanile.
Le due cappelle, del lato del campanile, furono unite da un muro, nel quale fu aperta un’altra porta.
Per queste parziali ricostruzioni e ristrutturazioni il tempio assume un aspetto imponente e, nella parte interna, moderno, cosicché sembrano due rabberciature non intonate all’ambiente, i due monumenti ricollocati a destra e a sinistra dell’entrata principale.
Nella cappella sono conservate le statue appartenenti alla chiesa di Santa Caterina e la splendida tela rappresentante il martirio di San Lorenzo, mentre nella sagrestia si possono ammirare i ritratti dei prelati Paolo Emanuele Iaci, Lorenzo Maria Scopazzo e Lorenzo Calcagno.

Ad Aidone, pare che il culto a S.Lorenzo martire venne per primo celebrato dal Barone Giorni.
GianTommaso (1648) – per la grazia concessa per il figlio Lorenzo, quando l’erede Isabella Giorni sposò nel 1665 il Principe di Paliano Marcantonio Colonna, quest’ultimo portò da Roma la reliquia, consistente in un osso del braccio, lungo cinque dita, incastrato in un braccio d’argento con la pergamena autenticata a firma del delegato del Papa Innocenzo IX; comunque la devozione per il Santo, ebbe il suo culmine quando nel 1740 venne istituita la Collegiata, composta da quattro Dignitari, otto Canonici, sei Mansionari e due Maestri. Il decreto del 1/10/1741 a firma di Mons.Pietro Galletti, Vescovo di Catania (depositato nella Chiesa Madre e custodito dal Vicario foraneo) dimostra che Aidone è la cittadina, dopo Roma, nella quale San Lorenzo Martire è il protettore per eccellenza. Rocco Pirri nella sua ‘Sicilia Sacra’ parla della Chiesa Madre: ‘Antiquissimum Templum Divo Laurentio Martyri Dicatum’. Chiunque scorge le mura che delimitavano l’antica Chiesa (mt.11,50 x 19,00) è indotto a pensare che in epoca remota (bizantina?) fosse stata edificata una Chiesa in onore del Santo Martire. Un altro documento risalente al 1648, il beneficio posseduto da Don Giralamo Iaci di Onze, cita l’obbligo di mantenere 4 cappellani ed il parrocco per il Santo patrono, dimostra quale devozione hanno
sempre avuto gli avi aidonesi. Si racconta di una straordinaria tela in cui era raffigurata la scena del martirio, chi la guardava con fede, non soffriva il terribile caldo del giorno della festa ricadente in piena agosto.
Dice un proverbio: San Lorenzo gran calura e San Agata gran freddura, ma non sempre dura !!!!

La Storia del Santo
Ben poco si ricava dalla storia per il diacono Lorenzo; era nativo dalla Spagna. Papa Sisto II nel 258 d.c. gli affidò il delicato compito di provvedere alla distribuzione delle elemosine e, soprattutto, alla custodia dei beni della chiesa, durante la feroce persecuzione dei cristiani operata dall’Imperatore Valeriano. Lorenzo venne preso prigioniero e Valeriano gli intimò di consegnargli “il tesoro” pena la morte, il giovane si presentò con i ciechi gli storpi e i malati dimostrando una fede in Gesù Cristo ed un forte coraggio. La terribile morte decretata consisteva di bruciarlo vivo sopra una graticola con dei carboni ardenti, per la sua irriverenza nei confronti dell’Imperatore; a questo punto s’innesca la leggenda (o verità) postuma della famosa frase: “da questa parte sono cotto, giratemi pure e poi mi potete mangiare!!!”.
Poiché prima di morire Lorenzo da martire implorò pietà per la città di Roma, i romani gli eressero una tomba sull’agro Verano (luogo del martirio) poi Papa Damaso, ispirato dal suo coraggio, fece edificare un’altra Chiesa sulle rovine del Teatro di Pompeo.

Dai sonetti dedicati al Martire S.Lorenzo
Accademia di San Lorenzo – Anno 1824

Un di lui braccio Aidon venera intanto
E il poter sovraumano ogn’or ne ammira
Se con vera fiducia all’Ara accanto
presso al suo Protettor piange, e sospira.
Smorzansi al suo apparir con sacro incanto
fiamme voraci; e Aquilon , se spira,
tosto calma sue furie, ond’è, che al pianto
Lieta gioia succede in chi il rimira.
Quel Dio, che la virtude e dil merto onora
Dei fidi suoi, che l’hanno in terra amato
così illustri li rende al mondo ogn’ora.
Lodisi dunque il protettor Beato
che dai primi vaggiti e in culla ancora
arse d’amor divino appena nato.
Lorenzo Emmanuele Scovazzo

Rese al Sommo Fattor lo spirito degno
di quella incomprensibile mercede
Che a confessori suoi grato concede
Araldi della fè , saldo sostegno.
E Roma allor di suo tributo in segno
dieci templi gli eresse. Ah Santa fede!
Chi può dire il tuo fuoco a quanto eccede?
Fecero eco i nostri avi al gran disegno
con ugual brama e con ugual ardore
qui già un tempio costrussero al gran Santo
Quindi tra Roma e Aidon pari è l’onore.
Roma nei templi suoi quel corpo infranto
del gran Levita adora con fervore;
Un di lui braccio Aidon venera intanto.
Dr. Vincenzo D’arena – anno 1823

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