domenica , Agosto 1 2021

Assoro: Settimana Santa

Ad Assoro per il Mercoledì Santo si svolge una particolare e suggestiva processione: “L’Addolorata degli Angioletti”. La tradizione vuole che “un ruscello di cherubini” trasporti lentamente gli strumenti simbolo della Passione.

Si tratta di oltre cinquanta bambini, che alle 15,30 dalla chiesa dello Spirito Santo, vestiti da angeli, portano mestamente la croce, i chiodi, la lancia e la corona di spine fino alla chiesa Madre. Il Venerdì Santo, la congregazione del ‘crocifisso’ sovrintende al rituale, nel primo pomeriggio, nella chiesa Madre, i fedeli assistono alla solenne discesa dalla croce per compiere il ‘giro della pace’ baciando i piedi del crocifisso. Alle 21, la croce viene posta su un fercolo, chiamato “U Nunti”, portato da sessantaquattro uomini, scalzi e vistiti con il saio, fino alle quattro del mattino per le vie del paese.

Canti a cura di Pino Biondo

Nel Medio Evo e nell’Evo Moderno ad Assoro esistevano circa 20 Confraternite ed a loro era affidato il compito di trasmettere riti e canti devozionali. Oggi le quattro confraternite superstiti che confluiscono in un unico gruppo sono: confraternita del SS. Crocifisso, costituitasi nel 1589 i cui componenti per regola vanno a piedi nudi ed indossano un camice bianco; la confraternita della Madonna degli Angeli, istituita nel 1600 in seguito alla costruzione della chiesa omonima, anch’essi indossano un camice bianco; la confraternita dell’Addolorata, costituita nel 1772, i cui addetti portano una corona di giunchi sul capo ed una corda al collo in segno di penitenza; la confraternita di S. Giuseppe, costituitasi nel 1871. Il Popule meus, lo Stabat Mater, il Miserere ed altri lamenti sono eseguiti, in particolare, presso la cappella del SS. Crocifisso dove è allestito il Sepolcro. Dalla mezzanotte in poi i cantori girovagano per i quartieri di Assoro seguendo degli itinerari spontanei che li portano presso amici e familiari. Qui, nelle case, il gruppo dopo aver bagnato le corde vocali con del buon vino ed assaporato le pietanze tipiche di questo periodo, canta fino alle prime luci dell’alba.

Il giorno del Venerdì Santo dalle ore 17 i cantori riprendono ad intonare i lamenti in processione, percorrendo le vie cittadine e soffermandosi per brevi soste nei pressi delle chiese: Madonna degli Angeli, Spirito Santo, Misericordia, Matrice, S. Caterina. Il Miserere è eseguito soprattutto nei cinque venerdì di marzo (cincu venniri di marzu): un gruppo di fedeli, tutt’oggi, va di casa in casa per raccogliere le offerte per la festa della Settimana Santa. Durante l’itinerario lamentano e sparano mortaretti. Il primo venerdì, il privilegio spetta agli abitanti Assorini della parte alta del paese “â menza terra di susu”; il secondo venerdì alla parte bassa (â menza terra di iusu); il terzo alla Confraternita del SS. Nome di Gesù costituita dai massara e dai piccoli proprietari terrieri; il quarto ai pecorai; il quinto, (non tutti gli anni), ai “mulinari” (mugnai). Quest’ultime tre categorie di maestranze si autofinanziano, percorrono le vie del paese senza chiedere contributi per la festa. Il repertorio Assorino comprende oggi, oltre ai tre canti sopra citati, anche la Salve Regina, Il popule meus (â Lianfurtisca),Maria iccà na vuci e poi si tinni. Un tempo erano eseguiti, soprattutto la Salve Regina, nei campi di lavoro.

MARIA ICCÀ ‘NA VUCI E POI SI TINNI

(Maria gettò un grido e poi si trattenne)

Rilevamento:23.01.1994 – Esecuzione vocale:prima voce solista, Nunzio Rondinella (1924); seconda voce solista, Armenio Giuseppe (1927); coro, Santo Piro (1949), Mario Di Marco (1930), Giovanni Bruno (1929), Angelo La Blunda (1926), Salvatore Chirdo (1930), Angelo Mazza (1929), basso, Sebastiano Sofia (1950).

Maria iccà ‘na vuci e poi si tinni;

Dissi: supra di mia cu cci addipenni?

Avìa un Figghiu ca mrazza 1u tinni,

Ora lu viu a la Cruci ca penni.

Figghiu di ‘ssa Cruci scinnitinni

Ca c’è la Matri to ca t’addifenni.

Mamma, binidicitimi e jtivinni

Ca lu me corpu a la Cruci pritenni.

Ti binidicu li steni e l’affanni,

li novi misi ca ‘n-senu li tinni,

Ti binidicu li steni e l’affanni

lu lucu unni nascisti a tutti banni,

Ti binidicu li stenti e l’affanni

Li chiova di la naca, oh Amuri ranni.

Quannu Maria ntisi dda nuvella

Scura si fici di quant’era bella,

Scura si fici di quant’era bella

Scurà lu suli, lu cilu e la terra!

Maria gettò un grido e poi si trattenne, disse: non dipendo da nessuno. Avevo un figlio che tenni in braccio, ora lo vedo pendere da una croce. Figlio, scendi da quella croce che c’è tua madre che ti difende. Mamma, beneditemi e andate, la croce pretende il mio corpo. Ti benedico gli stenti e gli affanni, i nove mesi che ti portai in grembo. Ti benedico gli stenti e gli affanni, il luogo dove nascesti e tutti gli altri luoghi. Ti benedico gli stenti e gli affanni, i chiodi dell’amaca, oh amore grande. Quando Maria sentì la notizia, divenne scura ma sempre tanto bella; divenne scura ma sempre tanto bella, si oscurarono sole, cielo e terra!

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