sabato , Giugno 15 2024

Sola Sperlinga negavit

Il mattino presto la notte non ha del tutto ceduto la scena al nuovo giorno. Una luce quasi soffusa, tenue, copre il mondo lì intorno svelando solo a poco a poco le case e le strade dell’antico paese. E’ come se quelle vie strette diventassero gradualmente più larghe lasciando spazio, oltre che alla luce del sole, allo sguardo e all’immaginazione. E’ proprio questa, l’immaginazione, che mi fa gustare ancor di più quell’attimo; volo sulle case e la vita stessa della gente che vi abita per navigare senza meta tra secoli di ciò che è stato. S’alza in fretta intanto il sole nel cielo, quasi avesse premura di immergere nella luce i colori dell’alba, quasi avesse fretta di cancellare la silhouette di tutti quei tetti che immobile continuo a guardare. La luce adesso svela un mondo ancora più fantastico della mia immaginazione. Sperlinga mi appare all’improvviso con le sue case appiccicate l’una all’altra che discendono dolcemente da una altissima roccia, liscia, quasi levigata base e ventre di un antico castello, fino a venirmi incontro lungo la strada. Alcune abitazioni celano il loro passato, mostrando anche al più distratto dei passanti una nuova facciata. Altre ancora, invece, come una donna che non teme il trascorrere del tempo segnato sul suo viso, mostrano orgogliose l’antica natura rupestre, le proprie origine ingrottate. Qui tutto è cominciato così, nelle grotte. Fin dalla preistoria l’intera parete rocciosa che sovrasta il paese è stata scavata dall’uomo per ricavarne rifugi che nel tempo sono diventate abitazioni. Oggi le grotte hanno porte, finestre e alcune perfino balconi. Quelle scampate all’urbanizzazione, che non hanno dovuto abbandonare la ribalta del presente per far posto a strade, piazze e case nuove, sono oggi solo poche decine, ma testimoniano ancora, forse per l’eternità, le antiche civiltà che scelsero questi luoghi come dimora. Il paese intanto si è svegliato. La gente è già per strada o nei balconi presa dal quotidiano svolgersi dei giorni; il castello sopra la rocca, adesso, illuminato dal sole, impressiona ancora di più con la sua mole possente. La stessa identica mole che avrà certamente tolto ogni speranza a quei siciliani dei Vespri che tentarono invano l’assedio a una garnigione di francesi. Quell’evento, storia o leggenda che sia, ricordato per secoli nei documenti e nei racconti popolari in tutta la Sicilia, è ancora oggi visibile nei segni di quella imprendibile rocca, in ciò che resta dell’antico castello e nei racconti degli anziani che ne parlano come se fosse accaduto solo ieri. Affascina sentirli parlare con quello strano accento francese! Narrano di tempi antichi, di rivoluzioni, di francesi barricati in un castello in cui nessuno poteva più entrare ne uscire. Con il loro strano accento francese tutto diventa storia, anche ciò che la memoria dell’uomo ha confuso con la fantasia. Con la loro strana parlata francese raccontano di espedienti, di madri che privarono i figli del latte del loro seno per farne formaggi da mostrare al nemico, per nascondere la fame e dire: ne abbiamo ancora! Narrano fatti accaduti tanto tempo fa e tramandati per secoli da padre in figlio, per oltre settecento anni. Quelle storie mi accompagnano fin dentro il castello, a ogni passo ho come la sensazione di udire le pietre parlare, qualcuna lo fa: Quod Siculis placuit sola Sperlinga negavit, la sola Sperlinga negò ciò che piacque ai Siciliani, leggo nell’arco del vestibolo. Altre ancora mostrano il loro passato nei segni indelebili del lavoro dell’uomo; canali per la raccolta piovana, ampie camere da letto a cupola, stanze adibite a prigione e prima ancora officine per la forgia dei metalli, un’antica chiesa, scale ricavate nella viva roccia che portano in alto quasi fino in cielo, là dove una torre merlata svetta più alta di ogni cosa. Ogni stanza una storia, ogni storia mille uomini, ogni uomo una leggenda. Taccio, e il silenzio regna intorno a me, Lo sbattere di ali di due infastiditi barbagianni che nelle oscurità del castello hanno trovato dimora hanno tutto il sapore di un dialogo eterno tra i miti passati e il futuro incombente.

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