domenica , Maggio 9 2021

Pietraperzia: Settimana Santa

A Pietraperzia la Settimana Santa ha il suo momento più intenso la sera del Venerdì Santo, con la processione di “Lu Signuri di li Fasci”, che prende inizio dalla chiesa del Carmine e si snoda per le vie del paese. C’è un Cristo in croce con ai piedi un globo multicolore dal quale si dipartono 200 fasce di lino bianco: è posto in cima a una trave di cipresso, alta quasi 9 metri. Ogni fascia rappresenta un voto fatto da uno o più membri di una famiglia che con la ripetizione di questo rito, ogni anno, mostrano il proprio impegno e la propria devozione verso il Cristo. Le fasce più antiche, sono bordate di merletti e risalgono addirittura ai primi del secolo. Il Cristo viene portato in processione mentre uomini, donne e bambini impugnano il lembo terminale delle fasce, accompagnato dal rito sacro della “ladata”: una sorta di lamento, che esprime dolore e partecipazione ai tragici avvenimenti, ricordati nei versi in siciliano cantati dai laudanti. Particolarmente suggestivo il momento della “alzata”. Questa avviene nella piazzetta antistante la chiesa, gremita fino all’inverosimile, ed alla sua perfetta riuscita viene attribuito un significato beneaugurate che provoca un caloroso applauso.

La processione, aperta della confraternita “Maria Santissima del Soccorso” organizzatrice della manifestazione, è quasi una “danza” che vede il piccolo crocifisso sull’alto pennone correre per i vicoli e arrampicarsi lungo le salite tortuose del paese, sempre tenuto in equilibrio dal reticolo di fasce candide che si arrotolano e srotolano all’occorrenza. Ma Pietraperzia non è solo tradizione. La processione del Signore delle fasce, è una ottima occasione per scoprire la sua storia millenaria e i suoi monumenti.
Il più antico, senza dubbio, è la cosiddetta “piramide”, un santuario preistorico che sorge in contrada Cerumbelle, a pochi chilometri dall’abitato. Il tempio, risalente a circa settemila anni fa, era forse dedicato al dio Sole. La struttura è a gradoni; alta una dozzina di metri è lunga 55 metri e larga 30. Sulla cima due altari in muratura, uno a forma di cerchio, l’altro rettangolare, simboleggianti secondo la tradizione, il cielo e la terra. Si tratta di un interessantissimo reperto archeologico pur se gravemente danneggiato. Da quando è stato individuato ha richiamato su di se l’attenzione di turisti, e studiosi anche stranieri, tanto che viene ipotizzato a breve scadenza un ulteriore intervento. Di fronte all’abitato di Pietraperzia, ci sono le Rocche di Solonia rese particolarmente suggestive dall’illuminazione notturna. Sovrasta il paese, invece, la mole imponente del Castello Barresio, la cui costruzione si fa risalire all’epoca dei Normanni che lo avrebbero edificato sulle rovine di una fortezza araba. Passato in proprietà di Matteo Barresi, primo marchese di Pietraperzia, e dei suoi discendenti, subì nel XVI secolo vari lavori di ampliamento. Del periodo di grande splendore dei suoi proprietari, il Castello conserva una testimonianza anche nei rari e preziosi pavimenti realizzati in maiolica monocromatica blu cobalto su fondo bianco, in parte fabbricati in Sicilia e in parte in Spagna. E’ uno dei maggiori esempi di architettura castellana della Sicilia. Di recente il Comune ha avviato il restauro di alcuni ambienti, riutilizzandolo in parte. Nel periodo natalizio il Castello ospita un suggestivo presepe. Una visita a Pietraperzia, accompagnati magari dai ragazzi del Punto informazioni turistiche del Comune, non può concludersi senza aver visitato la chiesa madre, che conserva un dipinto di Paladini e alcune statue del Gagini, ed il palazzo del Governatore.

 
Canti a cura di Pino Biondo
‘A LADÀTA
Rilevamento: Pietraperzia, Venerdì Santo 1995 – Esecuzione vocale:prima voce solista, denominato “primu scannìddu” Rosario Spampanato seconda voce solista, denominato “contravùci”, Domenico Spampinato (ripete gli stessi versi della prima vuci); coro, Giovanni Femminile (anni 49), Salvatore Messina (anni 59), ‘A ladàta è il canto eseguito il Venerdì Santo a Pietraperzia. I cantori pietrini, denominati “ladatùri”, lo intonavano per tutto il periodo Quaresimale, in particolare il mercoledì ed il venerdì dopo la messa mattutina celebrata prestissimo, alle ore 4, per consentire ai contadini di partecipare. La ricerca di padre Filippo Marotta, studioso di tradizioni locali, rileva che quarant’anni addietro, si contavano circa 50 gruppi di “ladatùri “. La registrazione, effettuata nel 1995, durante la processione del Venerdì Santo, evidenzia la crisi in cui versa la ladàta; infatti, nell’esecuzione si alternavano due voci soliste, accompagnati da pochi elementi del coro. I versi qui di seguito riportati, riguardano alcune strofe del canto registrate con difficoltà in itinere, sotto le fasce di lino bianco “Du Signuri di li Fasci”, dove si erano soffermati momentaneamente i cantori. La prima voce solista esegue due versi, il secondo dei quali è ripreso dalla contravuci, secondo cantore solista. Il canto è fortemente melismatico, ed in una registrazione effettuata un anno prima rispetto a questa che qui presentiamo, si evidenzia un terzo cantore solista che si alterna agli altri due.

A Maria si chiamà nostru Signùri,
cci dissi: “Matri mia, mi nn’haie jiri.”
“Figliu, unni và tu di tantu amùri,
cunfùrtu, spranza mia, nun tardu a bbinìri.”
“Avìti paciénza di li ma dulùra!”
“Ca tassàta pacienza vugliu avìri!”

 

“Ti nni và, figliu? A ccu mi raccumànnu?
Cumu sula mi lassi e vo’ partìri?
Ca tu sulu mi circhi e m’addimmànni.
Sula senza di tia unn’haie jiri?
Nun vugliu ca t’arràssi di na pidàta.
Figliu unni va tu vugliu vinìri.
Camìna ‘nzimi e m’inzìgni la strata;
unni finisci tu, vugliu murìri!”….

A Maria si rivolse nostro Signore, le disse: “Madre mia, devo andare!” “Figlio amoroso, dove vuoi andare? Conforto, speranza mia, non ritardo a venire!” “Abbiate pazienza dei miei dolori” “Devo avere pazienza perché mi vine imposta!
Te ne vai, figlio, a chi mi rivolgo? Ma come, mi lasci da sola e vuoi partire? Se tu solamente, chiedi e cerci di me! Da sola, senza di te dove andrò? Non voglio che ti allontani nemmeno di un passo. Figlio dove vai tu voglio venire anch’io. Camminiamo insieme e indicami la strada; dove arrivi tu, voglio morire anch’io!”

“LU SIGNURI DI LI FASCI”
La commemorazione religiosa più suggestiva ricorrente a Pietraperzia è, senza alcun dubbio, quella di “lu Signuri di li fasci”.
L’anima di “lu Signuri di li fasci” è una trave di legno di cipresso, terminante a croce. La trave è alta metri 8,50 con tutta “la vara”. Essa viene portata all’esterno della chiesa del Carmine (dove ha sede) verso il tramonto del sole e lasciata in posizione orizzontale nello spiazzale antistante la chiesa stessa . Quindi nella parte alta della trave viene apposto una struttura metallica di forma circolare. Di lì a poco i fedeli si avvicinano alla croce e cominciano ad annodare al cerchio numerosissime fasce di tela di lino bianche della lunghezza di circa 32 metri e della larghezza di circa 40 centimetri. Per annodare la sua fascia il fedele deve presentare ai confrati responsabi1i un biglietto di iscrizione che serve per registrare il numero delle fasce.La funzione delle fasce sarà quella di consentire ai fedeli di mantenere in equilibrio la lunga asta di legno lungo il percorso processionale.
Intanto, all’interno della chiesa del Carmine, si svolge un altro atto tradizionale di cui non si conosce 1’origine: un componente della confraternita tutto il pomeriggio è impegnato a stendere, sul corpo del Crocifisso, dei nastrini rossi, detti “misureddi” (piccole misure) che così benedetti, vengono, legati dai fedeli all’avambraccio o alla caviglia.
Poco prima dell’inizio della processione, viene posto in cima alla croce, Crocifisso antico e miracoloso. Commovente il sincronico passaggio del Crocifisso da una mano all’altra (“a ppassamànu”) dei confrati disposti a catena dentro la chiesa del Carmine; e ciò al fine di far pervenire il Crocifisso dal posto dov’è tenuto nel pomeriggio per la tradizionale benedizione di “li misurèddi”, fino all’esterno dell’ingresso della Chiesa dove già la croce è pronta per essere innalzata. La gente, che si trova in chiesa si riversa fuori per assistere al momento della spettacolare “alzata” della grande croce. Nel mentre, i confrati, impegnati nell’atto rituale del passamano del Crocifisso, pregano gridando la giaculatoria: “Pietà e Misericordia, Signuri”. Questa giaculatoria sarà ripetuta dai portatori della “vara”,ogni volta che sono chiamati dal doppio colpo di un martello di legno (dato dal confrate-guida sul fronte interno del fercolo) a rimettersi sulle spalle il pesante carico. Ai piedi del Cristo in croce viene posto un globo a vetri colorati, simbolo del mondo e delle sue diversità, dominato dalla potenza salvifica di Cristo. Questo globo viene internamente illuminato da 4 lampade che ne fanno risaltare la sua policromia.
La processione, che ha inizio abitualmente tra le 20.30 e le 21.00, si muove lentamente per alcune vie del paese. Le finestre e i balconi delle abitazioni che si affacciano su quelle vie sono gremite di persone. Apre il corteo processionale la confraternita Maria SS. del Soccorso, che cura la  manifestazione. Quindi segue una delle tre bande musicali (due locali e una forestiera); poi “lu Signuri di li fasci” e una folla immensa; viene dopo una seconda banda musicale e il simulacro dell’Urna col Cristo morto, i fedeli e ancora una terza banda musicale e la statua della Madonna Addolorata. Anticamente dietro “lu Cravàniu” (così era chiamato “lu Signuri di li fasci”) si ponevano tutti coloro che durante l’anno avevano ricevuto la grazia di una guarigione per se o per i propri congiunti; camminavano scalzi e con una catena di ferro ai piedi (“la prucissìoni di li malati”). L’artistica Urna col Cristo morto, viene portata a spalla da alcuni confrati incappucciati, mentre altri li affiancanolateralmente tenendo in mano una torcia.
Particolare fascino per il loro sapore di antico e per la caratteristica intonazione lamentevole esprimono le tristi nenie, la cosiddetta “Ladàta”- che gruppi di persone cantano vagando per il paese o seguendo la processione. Esse sembrano dare sfogo al loro dolore per la morte in croce del Figlio di Dio.  Le fasce bianche – che diventano fluorescenti per il riflesso della luce delle lampade impiantate sull’asse verticale della croce- viste da lontano danno ai presenti la sensazione di assistere ad un avvenimento miracoloso: la visione di una montagna alta e innevata, con sulla cima un Crocifisso che si muove da se.  A questo punto non si può non parlare della pericolosità del trasporto di un così mastodontico simulacro. Pur essendoci le fasce, che hanno la funzione di equilibrare l’andatura dello stesso, tuttavia spesso, per la poca esperienza o per la disattenzione dei conduttori di fasce, si causano tali inclinazioni della trave da far temere e restare col fiato sospeso tutti gli astanti. Il grido preoccupato dei confrati responsabili (“Attrantàmmu li fasci!” cioè: Tiriamo con forza distendendo le fasce! ; oppure: “Allintammu li fasci!” cioè: Allentiamo le fasce!  produce attimi di forte ansietà nei presenti. Questi momenti inattesi di “suspence” rendono ancora più suggestiva la processione, la cui durata compplessiva è di circa quattro ore con parecchie fermate e ripartenze comandate da un confrate, il quale battendo con un martello di gomma tre colpi sul tavolato della “vara”, indica la partenza, battendone due da il segnale del riposo. La processione estenuante, ma ricca di emozioni, termina verso le ore due di notte.
Gli emigrati pietrini, a Seggiano-Limito in provincia di Milano, hanno riprodotto la stessa tradizione del Venerdì Santo pietrino.

DATI TECNICI DELLA CROCE DEL SIGNORE DELLE FASCE: DI PIETRAPERZIA
– Croce col Cristo (61+12,5+112) cm. 185,5
– Braccia della croce cm. 61
– Totale apertura braccia (61+12,5+61) cm. 134,5
– Sezione della croce cm. 12,5 x 12,5
– Diametro globo cm. 75
– Diametro anello porta fasce cm. 57
– Distanza anello dal globo cm. 10
– Secondo tronco della croce (dall’anello porta fasce al dado sopra bara) cm 500
– Sezione del secondo trono cm. 15,0 x 15,0
– Bara (o fercolo) cm. 108 x 108 x 90
– Dado sopra bara cm. 60 x 60 x 12
– Innesto della croce nel fercolo cm. 72
– Sezione innesto cm. 18 x 18
– Altezza totale dalla base alla sommità croce (61+12,5+112+75+10+500+12+90) cm. 872,5.

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