giovedì , Ottobre 21 2021

Fruizione delle opere d’arte dei Musei Diocesani con guide del volontariato

Museo Diocesano Mazara del ValloChiediamo ai Musei Diocesani della Sicilia un supplemento della loro funzione pastorale all’insegna della donazione religiosa, culturale, civile per formare Nuove Guide del Volontariato per la loro offerta didattica e artistica.

 

Dopo il Concilio Vaticano II, il documento della Pontificia Commissione per i beni culturali della Chiesa sulla funzione pastorale dei Musei ecclesiastici ed il viaggio di papa Francesco a Rio de Janerio, che Gli ha dedicato l’Esposizione “Sulle orme del Signore” con opere artistiche del Vaticano e del Museo diocesano di Palermo, non si solleveranno critiche se da laici, credenti e non, riflettiamo su alcune proposte  per allargare il consenso e la collaborazione ai Musei Ecclesiastici e diocesani, nati nel XX secolo e diffusisi in tutto il territorio.

 

Da visitatori occasionali, o da solo amanti delle arti in tutte le loro manifestazioni, nel decennale della campagna sull’educazione della chiesa cattolica e nel primo impatto con l’Enciclica Lumen Fidei, osiamo proporre ai Musei diocesani di non essere di semplice supporto più o meno significante e comunque mai concorrenziale, per i Musei pubblici, comunali, regionali, nazionali, che non attraversano tempi di vacche grasse sul piano dei finanziamenti (vedi in Sicilia il Museo Mandralisca ed i molti contenitori restaurati e vuoti delle pure esistenti opere artistiche da esporre, come il Museo di Enna).

 

Siamo stati provocati a questa riflessione dai messaggi che su Facebook sono stati trasmessi, dai Musei Diocesani di Palermo, Monreale, Alcamo, Catania, Cefalù, Mazara del Vallo, Acireale, Noto, Messina, non tanto e non solo a presentare qualche loro evento quanto a comunicare al popolo di internet particolari del patrimonio ambientale, artistico, pittorico, scultoreo, architettonico, religioso del territorio e delle città, in cui detti Musei sono collocati ed in vista della Seconda edizione nazionale delle riuscite “Giornate dei Musei ecclesiastici” in previsione per i prossimi mesi.

 

Ed è stato questo un contributo generoso a rendere meno gravosa e drammatica la denuncia, che cittadini e turisti hanno elevato alle autorità competenti, come per la beffa subita nel Ferragosto nell’Isola, segnalata da Crisi Spica sul Giornale di Sicilia, nel trovare a Palermo ed in altre città della Sicilia, Musei, Mostre, Gallerie e aree archeologiche,totalmente o parzialmente aperti, quasi servizi autoreferenziali e non rivolti alla comunità universale.

 

Un Centro di servizi culturali polivalenti, quello collaborativo che possono rendere gli attuali Musei Diocesani, al sistema museale siciliano ed al turismo, avaro in genere a presentare i tesori che possiede l’Isola, quelli esposti e quelli in deposito sotterraneo, talvolta da decenni, custoditi e difficili ai ladri di opere d’arte da raggiungere ed impossibili, comunque, ai visitatori della Sicilia di conoscere ed apprezzare nei loro, in genere non ripetitivi, brevi viaggi culturali in Sicilia, specie se provengono  dalla Francia, dalla Germania, dal Regno Unito, dagli Stati Uniti, dalla  Russia, dalla Turchia o dalla Cina.

 

Il gesto dei Musei Diocesani di promuovere, spontaneamente, di tanto in tanto, le migliori offerte dei Musei pubblici, mi sembra sia stato indirizzato alla cultura, ai problemi del lavoro ed a quelli economici e finanziari della Regione, che ha rischiato  la sua crisi per la tabella H dei contributi a pioggia, in altri tempi elargiti per i Musei, le Fondazioni, le Gallerie, le Biblioteche, gli Archivi  e le tante associazioni dalle  nobili finalità istitutive.

 

Non sarebbe il tempo, tuttavia, in un momento in cui l’ARS dibatte il tema della tabella H, invece di proclamare messaggi di cancellazione (per decreto regio(nale) !) di chi ha svolto iniziative culturali, talvolta di valore educativo e promozionale, di indicare le possibili vie di trasferimento per accorpamento e convenzionamento, anche statutario, evitando anche il passaggio alla cassa integrazione o al licenziamento del personale addetto a tali servizi  da parte delle associazioni (non vorremmo prese di mira per carenza di protettori promotori), nei validi contenitori pubblici e privati quali le Biblioteche, i Musei, gli Archivi, i Parchi, le Scuole ed i Centri Professionali, nonchè le Università, per le loro finalità, depositari di culture, professioni, storie, memorie, archivi?

 

Non si potrebbero ipotizzare  meccanismi di nuovi contratti di solidarietà da parte di eventuali addetti, in genere poco contrattualizzati, ma detentori di esperienze, professionalità, titoli accettabili e validi per l’uso delle risorse e delle finalità delle Fondazioni o delle Associazioni?

 

Possono la cultura, l’offerta di servizi sul patrimonio artistico di una Regione, la formazione e l’organizzazione alla fruizione dei beni-risorse, talvolta patrimonio dell’umanità, essere considerate solo settori per tagli di finanziamenti e risparmi ?

 

Al noto poeta Nicola Romano, appassionato cultore dei Beni culturali e monumentali di Palermo, che lamentava nei giorni scorsi sui siti mediatici, la cancellazione, per incuria, disaffezione, dimenticanza, di Piazza Lolli, ho ricordato i messaggi trasmessi all’occidente dal capostipite degli economisti moderni, lo scozzese Adam Smith, cui si è riferito in un recente editoriale di Città Nuova  il giornalista Luigino Bruni.

 

Nel volume  “La ricchezza delle nazioni” (1776) Adam Smith ha scritto, con profetica cultura economica, che “Il lavoro annuale di ogni nazione è il fondo da cui essa trae tutte le cose necessarie e utili per la vita” e poi ha aggiunto: ”La ricchezza di una nazione non è data dai patrimoni, dai tesori, dalle terre, dai mari e dalle risorse  che ha in dotazione, ma dalla capacità di un popolo di trasformare, grazie prima di tutto del lavoro della sua gente, quelle ricchezze e risorse in reddito, cioè in flussi annuali. Sono in molti ad evocare le grandi risorse-artistiche , culturali, paesaggistiche… del nostro Paese, per ripartire, consapevoli che siamo detentori del 50% del patrimonio artistico mondiale. E noi siamo tra questi e nei Musei, pubblici privati, diocesani, nei Parchi, nelle Riserve, nelle Chiese, nei Centri storici, nelle Piazze, noi riconosciamo delle risorse, che i padri ci hanno lasciato per farli fruttare con il lavoro creativo, identitario di tutte le persone e dei loro strumenti organizzativi, istituzionali.

 

Ecco perché se una piazza è abbandonata all’incuria, se un Castello o un monumento architettonico di un Centro storico non viene utilizzato, se una Chiesa, fuori delle ore di culto è chiusa e non può essere visitata, e Cento altre attendono restauri e riaperture, (come a Palermo, quelle descritte nel libro di Giulia Sommaria, talvolta con tesori artistici murati) ad irradiare i loro messaggi artistici, storici, religiosi, a volte  catechistici, come il Duomo di Monreale, o la Chiesa della Magione, o di Casa professa, nasce una diffusa protesta, che attende risposte.

Se un organo delle stupende chiese siciliane non viene restaurato o, se restaurato, non viene offerto ai tanti talenti e maestri  per far conoscere le opere musicali della umanità, se un Museo statale non diffonde i suoi messaggi artistici, e se un Museo Diocesano non educa all’arte dei popoli, che hanno avuto fede nel soprannaturale ed hanno espresso nel lavoro creativo il meglio dell’identità umana, si diffondono segni di indignazione e volontà riparatorie, proposte ed inviti perché tutti siamo chiamati a ricercare, per il  lavoro e con l’uso delle risorse disponibili, le occasioni di crescita e di uscita dal bisogno materiale dei disoccupati.

 

Non si possono trascurare o dilapidare le risorse ereditate dalle precedenti generazioni.

 

E nell’arte del popolo siciliano, nelle interpretazioni e revisioni dell’arte di altri popoli, convissuti nelle relazioni politiche e commerciali, come nella conoscenza e nella educazione all’arte, riscopriamo le fonti del migliore lavoro creativo nascosto nei talenti di ciascuno di noi.

 

Da qui l’avvio della presente nota sui Musei diocesani, che trasmettiamo ai nostri Vescovi ed alle Curie diocesane, che ne indirizzano l’organizzazione e le finalità.

 

Non conosciamo le normative istituzionali, limiti, regole (non solamente di valore conservativo), contratti di lavoro dei dipendenti, finalità e doveri di sicurezza e di fruizione, comuni ad altre similari istituzioni, bardature burocratiche, che non mancano ed a volte prospettate per le nostre comodità o per inedia innovativa e utilizzatrice e mai pensabile da noi per irresponsabilità.

 

Da laici, sollecitati dalle recenti testimonianze di Papa Francesco, avanziamo alcune proposte  e domande.

Così come il Duomo di Monreale, che ci continua ad educare ai culti ed alla missione educativa.,le cattedrali arabo – normanne – bizantine illustrano ai visitatori il catechismo della chiesa cattolica e il meraviglioso viaggio dal vecchio al nuovo Testamento, nei Musei diocesani, non si può accrescere la funzione storica-educativa, pedagogica, catechistica, e renderli  strumenti della evoluzione artistica di quanti nelle diverse arti hanno trovato ispirazione alle loro vocazioni naturali, dal messaggio religioso?

 

Considerato che nelle finalità dei Musei diocesani non mancano i laboratori artistici e talvolta di restauro, come le sale per la didattica, riflettiamo sulla necessità della formazione teologica ed artistica delle Guide dei Musei diocesani esistenti e  pensiamo all’apporto, che potrebbe venire ad essi da parte di nuove figure, le “Guide volontarie” da scegliere e formare, possibilmente all’interno delle singole diocesi, tra i giovani dai talenti artistici, tra i docenti di religione, tra i sacerdoti giovani e i pensionati, per offrire un giorno al mese, nell’orario di apertura  (talvolta così ridotto e contestato) quel  supplemento di assistenza, di informazioni e di formazione all’arte per i  visitatori, che lo desiderino.

 

E ciò non solo per illustrare gli autori delle opere esposte, ma per far rivivere, dal potenziale di docenti esistenti nelle diocesi, le loro storie, le tecniche pittoriche, scultorie, dell’arte del legno, del marmo, del vetro, dello stucco, delle stoffe, ecc, quasi un invito ed un richiamo ai tanti nascosti talenti di chi non ha frequentato le scuole d’arte, ma che ha vocazioni specifiche?

 

E così che i Musei diocesani potrebbero offrirsi  alla scoperta di vocazioni e di nuovi talenti per proposte di lavoro creativo nel settore delle arti, partecipando a quell’azione formativa, che mai è mancata nella Chiesa cattolica per i suoi ministri, come per la promozione artistica di nuovi quadri, che lo sviluppo culturale e turistico esigerà per l’incontro ed il dialogo religioso con culture e chiese, assai prevedibile nell’orizzonte dell’Europa e del Mediterraneo.

 

Un supplemento, vorremmo proporre ed  augurarci che i Musei diocesani possano offrire a quella formazione al lavoro creativo che non riescono a fare la scuola pubblica o privata, i Musei tradizionali, i centri di formazione professionale, oggi cosi delegittimati, ma da coinvolgere nelle presenti proposte per stage ecc, con  le botteghe artigiane poco attenzionate e poco generose rispetto ai maestri di un tempo, ora esageratamente gelosi dei mestieri che non vengono tramandati.

 

Riconosciamo che alle Guide Tradizionali dei Musei, poche per le necessità del futuro e del presente ed a volte troppo burocratizzate, non verrebbero che apporti integrativi se, nei Musei diocesani, si affiancassero, come in piccole aule universitarie per le arti, lezioni di docenti esperti, scelti tra i volontari professori di religione, o studenti della Facoltà Teologiche, o prelevati a tale nobile presenza nei Musei, per una giornata mensile tanti studiosi o docenti d’arte, presenti nelle organizzazioni cattoliche o nei movimenti, mai invitati a tale opera educativa al lavoro artistico per i  normali e per i nuovi visitatori dei musei.

 

E perché non pensare alle cooperative giovanili, al Progetto Polidoro, alle nuove Srl dei giovani dalle facilitazioni governative, da aprire alle finalità trascritte, quali quelle forse spontaneamente proposte?

 

Una operazione senza costi aggiuntivi se si esclude l’eventuale ospitalità presso le mense della Caritas, o presso i seminari per la giornata a servizio dei Museo diocesano delle potenziali Guide volontarie, incoraggiate a tale compito.

 

Un incontro tra seminaristi e docenti, delle nuove Guide supplementari volontarie dei Musei diocesani, portatori di culture, di professionalità, di disposizione alla generosità ed alla donazione di cui tanto parla Papa Francesco, sarebbe produttivo e convergente di interessi culturali.

 

I Musei Diocesani riceverebbero contenuti didattici nuovi alla scoperta di talenti, all’accrescimento del valore delle opere artistiche esistenti e future per il culto, segnali di aperture alla vocazione alla donazione dei propri saperi e vincerebbero le novità meccanicistiche dei Musei tradizionali pubblici, che credono di affrancarsi con gli strumenti virtuali e digitali di cui si avvarranno presto o con qualche improvvisata apertura notturna, non inserita nei circuiti dell’ospitalità turistica.

 

Invitiamo a partecipare a tale prospettiva di innovazioni i Salesiani con le loro esperienze formative, i Centri di Formazione Professionale, alla ricerca di nuovi indirizzi e contenuti per i Corsi per disoccupati, le Associazioni degli Artisti, come l’UCAI, le Associazioni dei docenti, le Confraternite Laicali, committenti spesso di opere d’arte, che potrebbero fornire contributi culturali adeguati ed esperienze significative per la formazione delle nuove Guide di volontari per l’Arte, ispirata alla trascendenza ed ai valori dell’umanità.

 

Da costoro, recuperati ad una docenza di valore etico e civile, potranno essere trasmessi alle nuove Guide volontarie e domani nuovi occupati nel settore dei beni culturali, gli insegnamenti integrativi presso i Musei diocesani per la formazione all’incontro con i visitatori del terzo millennio ed offrire un supplemento all’opera delle tradizionali Guide degli attuali Musei, che non verrebbero depauperati nei loro interessi di lavoro, ma arricchiti dal contatto con i nuovi Amici  dei Musei Diocesani, come si configurerebbero le nuove Guide Volontarie.

In caso di difficoltà o richieste del mercato, utilizzabili con contratti speciali temporanei per offrire orari più confacenti alle esigenze del turismo, dal sistema di accoglienza per la migliore fruizione dei beni culturali.

 

L’offerta gratuita per i visitatori dei Musei, instaurata nei Musei della Lombardia per l’estate corrente, segnala quale valore venga oggi attribuito al veicolo conoscitivo dei cittadini e dei turisti.

 

E chissà se ai frequentatori dei Musei, che lo richiedessero, nelle giornate didattiche  programmate per particolari presenze dei docenti esperti, o per periodi ben definiti, non potrebbero essere rilasciati attestati di frequenza, come avviene spesso negli incontri e nelle conferenze autorizzate in tal senso dalla Università.

 

Nuovi visitatori, future Guide per la conoscenza e la presentazione del patrimonio artistico religioso o civile, formazione per il lavoro dei giovani disoccupati, in una gara a sostegno per nuove funzioni educative dei musei diocesani a servizio del lavoro e della educazione alle Arti.

 

Ferdinando Russo

onnandorusso@alice.it

 

Foto: Museo Diocesano di Mazara del Vallo

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