lunedì , Maggio 17 2021

Facebook sa che sei gay prima di te

FacebookSpecchio specchio delle mie brame, chi è che è gay in questo reame?

Forse un giorno potremmo ritrovarci a interrogare il nostro account di Facebook in questo modo. Per il momento c’è una storia su Buzzfeed, che ci porta a riflettere: Matt, ragazzo statunitense omosessuale non dichiarato si è reso conto che Facebook sapeva della sua omosessualità prima ancora che egli stesso facesse coming out, e l’ha denunciato in un’ email al sito di informazione americano.

Com’è possibile?

Scrive Matt nella lettera a Buzzfeed:

Come molte persone LGBT (lesbian-gay-bisex-transgender) sanno, il segreto più accuratamente custodito è la sessualità. Qualche notte fa ho mandato un messaggio a un mio amico chiedendogli consiglio su come fare coming out. Il giorno dopo mi sono svegliato con un “suggerimento”, ovvero uno spot selezionato sulla mia pagina Facebook: “Coming out? Bisogno di aiuto?” Mi sono chiesto: come faceva Facebook a sapere che quella pubblicità poteva fare al caso mio?

Non solo. Prima di quel messaggio Matt aveva cliccato dei “mi piace” sulla pagina fan di un locale gay friendly da lui frequentato e la pagina fan di un politico a favore del matrimonio gay. Buzzfeed ha poi indagato all’interno del suo stesso sito se fosse possibile trovare delle altre tracce di Matt, con l’esito di due commenti a favore del matrimonio gay.

Grazie ai like, e grazie alla nostra attività sul social più discusso in termini di privacy, Facebook diventa uno specchio in cui si crea un’immagine riflessa di noi. Un’immagine non così interessata a conoscere i nostri gusti sessuali, ma piuttosto a proporci una pubblicità efficace perché basata sui nostri interessi.

E qual è l’algoritmo che si nasconde dietro Facebook? Non ne esiste nessuno che monitori il contenuto dei messaggi, sostengono da Facebook. Molto probabilmente, ma non se ne ha nessuna sicurezza, le varie piattaforme web e social, o i siti di acquisti (come Amazon, Ebay, Yoox, per esempio) tengono traccia delle nostre ricerche attraverso i “cookies”, in modo da confezionare una pubblicità personalizzata.

Inoltre, proprio lo scorso febbraio Facebook ha annunciato una partnership con due grandi collettori di dati di consumatori, Acxiom e Datalogix, due delle nove compagnie sotto inchiesta da parte della commissione federale dei consumatori (Federal Trade Commission) per verificare in che modo sono ottenuti i dati sui consumatori.

La nostra privacy è in pericolo, è vero, ma non è solo Facebook a metterla a repentaglio, bensì tutto il nostro comportamento di ricerca in internet, anche su altri canali: Google, Yahoo, i browser che tengono traccia del nostro “surfing” sul web, Twitter, le app su smartphone. Facebook è “solo” una parte, seppure consistente, del potenziale pacchetto stalking che oggi come oggi sono internet e la tecnologia correlata.

Le soluzioni sono due: o ci si ritira su di un’isola deserta, oppure, in un atteggiamento meno estremo, si ritorna a usare il buon vecchio metodo della conversazione faccia a faccia.

*Sono giornalista freelance, con un blogue simpatico. Sono specializzata in social media, nel loro utilizzo e nella loro critica. Ho studiato a Londra. Scrivo da un po’ (ho cominciato con le pagine di “a” alle elementari). Ho iniziato a collaborare con il Corriere per le Olimpiadi di Londra 2012.

Olga Mascolo – corriere.it

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