lunedì , Settembre 26 2022

Il boia dove lo metto

Il caso Priebke fa tornare alla memoria una vecchia canzonetta che intonava allegramente: “Il vecchietto dove lo metto, dove lo metto non si sa”.
Altro che vecchietto, qui siamo di fronte ad un maledetto centenario, la cui dannata salma sarà destinata a peregrinare per il mondo, così come la sua anima sarà destinata a peregrinare nelle tenebre per l’eternità.
Siamo alla resa dei conti. Tutto ha una fine, anche la cattiveria suprema. Per quanto lunga e schifosamente inutile sia stata la vita di questo carnefice nazista, nessuno potrebbe mai invidiarne la longevità, perché una vita mai scalfita dal pentimento né dal rimorso non è degna di essere vissuta. Cento anni di vita concessi al boia Priebke potrebbero avere solo due giustificazioni plausibili: o il Giudice Supremo ha voluto concedergli numerose possibilità per la sua redenzione; oppure nemmeno il Giudice Supremo voleva averlo alla sua Corte, se non il più tardi possibile.
Oggi anche ai cani si usa dare una degna sepoltura, ma Priebke non merita nemmeno quella. Nessuno vuole ospitare la sua ignobile salma nei luoghi sacri, dove l’anima trova riposo. Per lui non c’è posto.
“No” grida il sindaco di Roma. “No” dice la Germania che gli ha dato i natali. “No” ribatte l’Argentina, dove giace la moglie Alice. Nessun folle dovrà inginocchiarsi ai suoi piedi per versare una lacrima. Sarebbe meglio disperdere le sue dannate ceneri e lasciare che il vento le spinga nel luogo più remoto di questo mondo, dove nessuna contaminazione possa avvenire con gli esseri umani.

Valentina La Ferrera

http://valentinalaferrera.blogspot.it/

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