sabato , Maggio 8 2021

Immigrati dell’Africa e del Medio Oriente siate sempre benvenuti

Europe Supported 1796La scelta di New York, che ha eletto sindaco l’italoamericano Bill De Blasio, dalle nostre radici e da quelle multirazziali (la moglie un’afroamericana), nel recupero valori comunitari e popolari legati alla cultura solidaristica, alla parte migliore dei nostri antenati emigranti e che hanno dato alla metropoli america altri sindaci di origine migratoria, F.La Guardia, V.Impellitteri, R.Giuliani, ci porta ancora a riflettere e a non dimenticare la temporanea attenzione alla attuale tragica mobilità mediterranea ed al nostro domani (1).

C’è infatti una barriera, che a volte innalzano le istituzioni e gli Stati, che ostacola o frena, non sempre per nobili fini, la mobilità dei popoli e dei singoli, in cerca di lavoro o di sicurezza, in fuga da governi intolleranti od in difficoltà, dei popoli spesso portatori di valori, talenti, potenzialità umane nei vecchi e nuovi paesi.

Questa barriera se dovesse procurare altri morti nel Mediterraneo, in nome di una legge, va abbattuta e, se dipende da una legge nazionale o sopranazionale, questa deve essere modificata. Si chiami Bossi-Fini o abbia altri connotati e direttive.

Il diritto di accoglienza e di soccorso nessuno dovrà negarlo per la comune umanità, che ispira le Costituzioni più recenti e quella italiana.

“Nessuna politica di controllo dell’immigrazione consente a una autorità internazionale di lasciare una barca carica di naufraghi al suo destino” (1).

E davanti alla tragedia dei cittadini Eritrei dell’estate scorsa, davanti ai morti del 3 e dell’11 ottobre poco distanti da Lampedusa la prima ,nei pressi di Malta la seconda, avvertiamo l’insufficienza dell’Europa a dettare delle regole comuni e necessarie per l’Italia e per Malta, per la Spagna e per i paesi dell’Est. Il presidente Letta è corso, tempestivamente, a Bruxelles (3) a parlarne ai governatori d’Europa perché diventi problema comune la sicurezza come l’accoglienza.

Sono ormai troppi, oltre ventimila ,gli immigrati ingoiati negli ultimi venti anni dal mare mediterraneo, un tempo amico ed ora indifferente.

I cimiteri dell’Isola accolgono, in una gara di solidarietà le salme, a volte senza nome, dei naufraghi, a Porto Empedocle come a Mazzarino, a Petralia Sottana, mentre, prontamente si sono raccolti i bambini, senza nome, come nella comunità dell’Istituto Walden di Menfi (AG) che, sconvolti, cercano le mamme (4).

Le ritroveranno per il ricongiungimento familiare a Malta tra i naufraghi dell’11 ottobre, dopo la comparazione del Dna, nei prossimi giorni.

Ma per fermare gli sbarchi, i viaggi da clandestini e le morti durante le traversate del Mediterraneo occorre agire da parte dell’UE nei paesi di origine e in quelli di transito,”rilanciare i negoziati di pace”, ha affermato la presidente della Camera, Laura Boldrini, intervenuta a Mazzarino per commemorare 18 vittime del naufragio di Lampedusa (11 bambini e 7 adulti) con una celebrazione dal doppio rito, cattolico e musulmano ed intervenire nei paesi di transito (come la Libia), e laddove i diritti dei richiedenti asilo non vengono rispettati ”permettere agli immigrati di fare domanda di asilo verso i paesi europei”.

Denunciamo un certo accondiscendimento, per demagogia politica oppure per insufficienza di controlli, davanti ai casi di malversazione da parte di immigrati, amplificati da una certa stampa e che fanno pronunciare il “crucifige” verso i clandestini, profughi, disoccupati, in cerca di lavoro e di libertà.

L’eccezione diventa il carattere identitario dell’immigrato, mentre il Governo Letta ha intanto trasferito nel Sud mediterraneo alcune unità navali della marina militare. Un intervento necessario per prevenire altri disastri come quelli dell’ottobre. Una misura di prontezza ma ancora unilaterale e non confortata dall’UE (3).

Ma da credenti non tollereremo la costruzione di mura divisorie specie nel Mediterraneo, nelle acque delle grandi civiltà, ci opporremo, con le parole, gli scritti, con il diritto di cittadinanza che

possediamo.

Papa Francesco ha iniziato i viaggi del suo pontificato dalla Sicilia e dalla Sardegna ed i Vescovi delle diocesi meridionali (Romeo, Montenegro, Mogavero, Fragnelli, Pennisi e tutti gli altri,) mobilitano il laicato ad una gara di solidarietà nell’accoglienza e nell’assistenza.

E questo “un portato della cultura cristiana della piena e paritaria dignità di ogni essere umano, una convinzione diffusa e condivisa anche da chi, oggi, non fa professione di fede. E pensiamo”, continua in un editoriale di Avvenire, non dettato dagli ultimi eventi, Andrea Lavazza, “non messa in discussione, almeno in questi termini generali, neppure da chi ieri nel governo di centro-destra ha propugnato una linea di legalità e fermezza nei confronti degli sbarchi sulle nostre coste” (4).

L’uomo di colore o l’uomo bianco, non sono stranieri per noi cristiani. Abbiamo cercato di accoglierli nei centri di accoglienza e di informazioni allestiti dallo Stato ed abbiamo denunciato la loro insufficienza e inadeguatezza, e avremmo voluto aprirne altri da parte dei Centri della Caritas, del volontariato italiano, da parte delle ACLI, del MCL, dei sindacati.

L’arrivo in Europa e negli altri Paesi di immigrazione, il caso dell’America, ha risolto tanti problemi. “Senza il lavoro degli immigrati saremmo tutti più poveri”, nel Sud come nel resto del paese. Lo afferma una ricerca della Banca d’Italia, scrive Famiglia Cristiana, quale “conferma che l’immigrazione ci è d’aiuto in termini fiscali, economici e di qualità occupazionali:gli immigrati, infatti fanno mestieri che noi non vogliamo più fare. Non ci portano via il lavoro”. Settecentomila badanti attendono di essere riconosciuti per offrire un sorriso in più agli anziani assistiti ed i datori di lavoro una norma che eviti il lavoro nero “per necessità economica delle famiglie”.

Nelle campagne del Sud, gli immigrati, hanno evitato di lasciare l’uva appesa alle viti e i pomodori ed i meloni sui campi, le olive sugli alberi, le fragole e i fiori nelle serre, gli anziani soli.

Sul volto stremato dalla paura e dalla fuga che ha caratterizzato l’avventuroso viaggio e l’arrivo riscontriamo le non celate speranze di farsi strada.

Se Vi chiameremo fratelli, non scandalizzatevi, non abbiamo mire integrazioniste della vostra fede.

Anche se a molti di noi l’ha insegnato il Vangelo.

L’hanno predicato i Vescovi, senza stancarsi, e ancora recentemente, il presidente del pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, Antonio Maria Vegliò e poi Schettino, Montenegro, Mogavero, A.Marchetto, P.Debernardi.

Per l’arcivescovo Vegliò: “ogni migrante è una persona umana” che “possiede diritti fondamentali inalienabili” da rispettare in ogni situazione. “C’è un diritto umano ad essere accolti e soccorsi. Ciò si accentua in situazioni di estrema necessità, come per esempio l’essere in balia delle onde del mare. Per centinaia di anni i capitani delle navi non sono mai venuti meno al principio fondamentale del diritto del mare che prevede si debbano sempre soccorrere i naufraghi che si incontrano” (5).

“La morte degli immigrati che cercano di raggiungere la Sicilia rappresenta una grave offesa all’umanità e al senso cristiano della vita” afferma mons.Bruno Schettino, presidente della commissione episcopale per le migrazioni e mons. Montenegro si chiede “se la legislazione e il sistema vigente è in grado di coniugare accoglienza, rispetto dei diritti umani e legalità” e corre a Bruxelles, ospite l’otto novembre del Parlamento Europeo per far conoscere la situazione che c’è al momento a Lampedusa, mentre Domenico Mogavero ha invitato più volte il governo “a riconsiderare le norme sui respingimenti”, a suo giudizio avversate da un movimento trasversale di opinione che rischia di dimostrarsi un boomerang per il governo. Se non ci sarà un ripensamento,ha concluso, saranno spine per tutti” (6).

L’ha scritto nei suoi editoriali l’Avvenire, paragonando l’atteggiamento di chi non ha prestato soccorso ai naufraghi all’indifferenza, che ha avvolto le deportazioni della Shoah.

Anche nel ’39 una nave carica di Ebrei vagò per i mari respinta da tutti.

E prima di Papa Francesco l’ha ricordato Benedetto XVI nella sua Enciclica sociale Caritas in Veritate e Paolo VI nella Populorum progressio.

Pretendono questo discernimento i milioni (da 60 a 70 milioni) di nostri connazionali che per motivi di lavoro sono emigrati in tutte le parti del mondo e i loro discendenti, gli oriundi Italiani che, quasi ovunque, si sono integrati con i popoli, che li hanno accolti, in Argentina (24 milioni), negli Stati Uniti (16 milioni), in Brasile (20 milioni), e poi in Canadà (1,2 milioni, Australia (760 mila), in Uruguai (680 mila) e poi gli altri dei paesi europei.

Dal 1876 al 1976, in un secolo, denuncia Migranti Press, prevalentemente dal Veneto, dalla Sicilia, dalla Campania, dalla Calabria sono partiti 26 milioni di persone, mentre dal 1905 al 1976 hanno fatto ritorno solo in otto milioni e mezzo.

Anche per questo c’è una legge scritta nel cuore degli italiani e dei meridionali, è il loro sentire cristiano, che precede ed affonda nella naturale antica legge del mare, che ordina il soccorso prima che intervengano altre leggi e nuovi interventi.

Lo hanno insegnato i Greci, l’hanno confermato e stigmatizzato, tramandandola i Padri del Cristianesimo, il soccorso, l’accoglienza e la protezione degli immigrati supera la legge degli uomini, sempre in ritardo rispetto ai bisogni.

Apprezziamo pertanto gli interventi, della Regione Sicilia, che nel riordino del servizio sanitario Regionale, ha previsto un piano particolare di assistenza sanitaria a cittadini extracomunitari, da adottare nei limiti della competenza statutaria in materia di igiene e sanità pubblica, in applicazione dei principi costituzionali di eguaglianza e di diritto alla salute, nonché di gratuità delle cure agli indigenti, garantisce a tutti coloro che si trovano nel territorio regionale,senza alcuna distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali, le cure ambulatoriali e ospedaliere urgenti o comunque essenziali individuate dall’art.35, comma 3, del decreto legislativo 25 luglio 1998 n.286, senza che ciò implichi alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio per disposizione inderogabile di legge ed a parità di condizioni con i cittadini italiani (6).

Ed ancora va segnalato il bando firmato dall’Assessore regionale della Famiglia e delle politiche Sociali,con il quale sono stati stanziati,4,3, milioni di euro per l’istituzione e l’addestramento di 120 mediatori interculturali, 50 tutori pubblici volontari e 50 mediatori linguistici.

Mentre le strutture stanno scoppiando, gli sbarchi continuano senza sosta e la presenza delle navi italiane ha risparmiato altre vite umane. Si calcolano in 35mila fino ad ora nel 2013 gli sbarchi di cui 30 mila in Sicilia. Il Ministero dell’Interno ha chiesto alle Prefetture dell’isola di reperire sistemazioni temporanee nei propri territori, rivolgendosi anche a strutture private in grado di poter garantire il servizio di assistenza generica alla persona, la fornitura di beni, servizi di gestione amministrativa, assistenza sanitaria, pulizia e igiene ambientale, l’erogazione dei pasti ed un pocket money di 2,5 euro. Il tutto a fronte di un corrispettivo giornaliero di trenta euro più Iva per ogni immigrato accolto e pronte si sono mobilitate le prefetture di Messina,Trapani, Palermo, Siracusa.

Le associazioni del volontariato e le Caritas non chiedono di essere nominate per le prestazioni offerte, fanno parte della loro missione sociale.

Ricordano ancora, ai laici ed agli artisti dell’UCAI, i santi neri della nostra fede da San Calogero, il vescovo negro di Agrigento, immigrato di colore, che ha forse ispirato la cerimonia laica e multiculturale dei giorni dell’autunno a San Leone, a Tommaso il Moro, che ha abitato nell’Eremo di Sant’Anna a Giuliana, ed è diventato patrono di Palermo con santa Rosalia, e poi ai seminaristi ed ai sacerdoti africani che frequentano le Facoltà teologiche del sud ed i seminari della Sicilia.

Sono essi i fratelli della storia passata e contemporanea del cristianesimo che si offre a servizio generoso, nel solo ricordo evangelico,”sono stranero e mi avete assistito”.

Ferdinando Russo

onnandorusso@libero.it

Riferimenti

1) L.Bruni La parte migliore di noi, in Avvenire del 7 novembre 2013

2) M.Corradi ,Sulle rotte dei disperati, Chi non vuole vedere e chi muore, in Avvenire editoriale 21 agosto 2009

3) F.Russo, Se l’Africa chiama l’Europa in www.vivisicilia.it/?p=6659 ed in www.google.it,in www.facebook.com ,in www.twitter, in Fondazione Italiana,Europa Popolare,del 29-10-2013

4) A.Ziniti Reportage su Giornale di Sicilia del 18 ottobre

5) Giornale di Sicilia ,La strage nel canale di Sicilia,in pag.3 Sabato,22 agosto 2009

6) Sicilia Mondo, Sanità e famiglia. Provvedimenti di civiltà della regione Siciliana n.5/6 Maggio giugno 2009.

7) A.Lavazza, Un’ampia convergenza sul dovere di soccorso-Parole non vere, in Avvenire editoriale mercoledì 26 Agosto 2009

8) G.Cardinale Migranti e irregolari il dovere dell’accoglienza,Vegliò:siamo tutti chiamati alla responsabilità, in Avvenire 26 agosto 2009

9) G.Leone, Ai privati 30 euro al giorno per ospitare un immigrato, in Giornale di Sicilia, novembre 2013

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