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Fil Fest, cultura, sociale, ambiente per una crescita felice del Sud

FIL FEST 2013Strappa applausi Manuel Ferrara, studente di Scienze politiche, quando davanti a un paio di centinaia di suoi colleghi dice che “parliamo di cambiamento nelle case e nelle aule universitarie, ma quando usciamo fuori questo cambiamento non c’è. Siamo stanchi di sentire storie, ma è anche vero che noi giovani se c’è qualcosa da fare dobbiamo farla”. E’ questa l’atmosfera positiva che stamattina ha caratterizzato il Fil Fest, il Festival della Felicità interna lorda, organizzato da Hub, Sicanex e Zo al Centro Zo di Catania, nella sua giornata di chiusura. Si discute sulle politiche per il Sud ai tempi della loro insostenibilità economica, ovvero un dialogo con i partecipanti – guidato da Rosario Sapienza (Hub) – con Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione con il Sud, la sociologa Lia Fassari, catanese che insegna alla Sapienza di Roma, e il sindaco Enzo Bianco.

Cambiare strategia sulla crescita e sullo sviluppo del Sud, uno sviluppo più sostenibile, che nasce anche da iniziative come il Fil Fest, festival che a Borgomeo piace e su cui si dice “pronto a lavorare al fianco degli organizzatori”, perché bisogna cambiare “il paradigma. Bisogna mettere al centro questioni che nella cultura del Sud sono sempre state belle ma marginali – dice Borgomeo -: il sociale, la cultura, l’ambiente”.  Insomma ripartire da lì, per lanciare uno sviluppo “per il quale ci vorranno realisticamente tempi lunghi, ma che il Sud deve costruire senza aspettare l’aiuto da parte di altri. Ai giovani dico che se pensano che lo sviluppo siano un’altra StMicroelectronics o poche grandi infrastrutture stanno sbagliando”.  E se Zo è l’esempio di come 15 anni fa si vide lontano sostenendo con la Società per l’imprenditorialità giovanile (che lo stesso Borgomeo guidava) il primo progetto di impresa culturale al Sud Italia, le strade oggi possibili sono cultura, mobilità interna e verso il Mediterraneo, ricerca, sociale. Bianco espone l’idea dell’amministrazione di realizzare il campus universitario più grande dell’Italia meridionale al posto dell’ospedale Vittorio Emanuele quando si trasferirà nel quartiere di Librino”.  Per Lia Fassari il “fallimento delle politiche per il Sud è associato a una profonda vulnerabilità economica, sociale e dell’immaginario, che blocca la capacità di aspirare a valori migliori e intrappola il Sud in un sottosfruttamento delle risorse”.

Ma è una nuova interlocuzione che si propone alle istituzioni, esperienze come Hub e la comunità che ruota attorno a questa prima edizione del Fil Fest e che vuole costruire un futuro e un’economia possibile a misura di territorio, che vuole fare impresa promuovendo l’innovazione sociale. Ma più di tutto c’è la “consapevolezza che occorre scommettersi e attivarsi in prima persona” quella che aleggia al Fil Fest, “cercando modelli e opportunità di sviluppo che guardino al benessere collettivo, alle risorse e ai valori della comunità come base per uno sviluppo che innesca una felicità concreta, misurabile, giusta. E’ l’idea di Adriano Olivetti a cui ci siamo ispirati e questa consapevolezza di una cammino tracciato e avviato con questa tre giorni ci fa già pensare a una seconda edizione del Fil Fest, l’anno prossimo, ancora più coinvolgente”, anticipano gli organizzatori Rosario Sapienza di Hub, Andrea Seminara di Sicanex e Felicita Platania di Zo..

Il Fil Fest – evento “carbon free, che compensa le emissioni di CO2 prodotte reinvestendo il valore equivalente in un progetto di riforestazione in Senegal – trova spazio anche per riflettere sulle opportunità di creare valore e crescita offerte dall’arte, tema sviscerato da Camilla Bettiga di ArtforBusiness. E parla di Good News, le buone notizie, con l’intervento di Giorgio Simonetti di Report (Rai3) che presenta un’inchiesta sull’audit del debito pubblico in Ecuador e su come forse sia possibile ridurlo anche in Italia, riflettendo con l’economista dell’Università di Catania Maurizio Caserta sui sistemi di moneta complementare come WIR in Svizzera, Sardex in Sardegna e Sicanex in Sicilia, strumenti utili alla “crescita felice” anche in tempi di crisi.

 

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