giovedì , Giugno 24 2021

Presentato alla Facoltà teologica di Palermo: I Nuovi Salmi oggi

salmi coralePalermo. “Istanze di preghiera oggi”. È stato questo il tema dibattuto nell’Aula multimediale della Facoltà Teologica in occasione della presentazione dei “Nuovi Salmi” raccolta di 150 salmi reinterpretati in chiave moderna da altrettanti autori, curata da padre Giacomo Ribaudo e Giovanni Dino.

I poeti, non solo di fede cristiana, ma anche laici e agnostici hanno dato vita ad un testo veramente originale che ha avuto un riscontro positivo da parte del pubblico.

Sono intervenuti i proff. Giuseppe Bellia della Facoltà Teologica di Sicilia e Giuseppe Nicolaci della Facoltà di Filosofia dell’Università degli Studi di Palermo.

Ha introdotto il Professor Elio Giunta non prima dei saluti del Preside della Facoltà Teologica professor Rino La Delfa.

“I Salmi rappresentano un tentativo di pensare attraverso Dio, con la nostra ragione – ha detto il preside della Facoltà Teologica. Nei Nuovi Salmi gli autori hanno tentato di riproporre la preghiera. I Salmi, non vengono recitati, nemmeno cantati, ma respirati. La preghiera – ha continuato Rino La Delfa – è questo respirare l’amore di Dio, la sua intimità. Il Salmodiare, che era tipico degli Ebrei introduce alla preghiera di Gesù e segna il passaggio da un Dio Padre, a un Dio amico, pastore.

È poi intervenuto Elio Giunta il quale ha affermato che l’ateismo oggi tanto presente rappresenta uno stimolo a rivedere la propria fede. “Questo secolarismo acritico – dice Giunta – oggi diffuso non può che avere come contraccolpo l’aspirazione a un rafforzamento della fede. “La cultura europea – ha continuato il filosofo – intrisa dai principi dell’Illuminismo, poi dal Romanticismo, ha poi portato al pensiero totalitario del Novecento. Adorno affermava – dice ancora Giunta – che l’Illuminismo ha tolto agli uomini la paura di Dio, con la pretesa che la ragione possa compensare l’oscurità dell’esistenza”. “Siamo figli dell’età dell’irrazionale – continua Giunta. L’irrazionale ha caratterizzato il secolo breve, il Novecento. La contemporaneità vede l’esaltazione della tecnologia, mentre produce un vuoto della ragione e del pensiero.

È logica conseguenza – riprende il professore- che in questa condizione chi ha ancora pensiero da spendere torni a pregare, come questi 150 poeti, in una forma di liberazione. C’è una similarità tra i 150 poeti di oggi e i salmisti – aggiunge Giunta – la ricerca della salvezza dal baratro imminente. Emerge la fragilità dell’uomo e l’ingiustizia di questa terra dove gli empi predominano e i giusti soffrono. I Salmi – continua Giunta – sono specchio della profondità dottrinale e interiore dell’uomo di Israele. I nuovi salmisti sono stati indotti a trasfigurare i Salmi dal nichilismo e dal relativismo del loro tempo. Ma ricordiamoci – ha concluso Giunta – che sono pur sempre figli dello smarrimento morale dell’uomo di oggi, ma anche della grande poesia del Novecento da Ungaretti, a Luzzi a Turoldo, ad Alda Merini.

Il prof Nicolaci ha parlato a proposito dei Salmi di un’operazione culturale intelligente. Non costituiscono – dice Giuseppe Nicolaci – un tentativo di aggrapparsi al baratro imminente ma di superare la crisi di fede attraverso la ragione, quella ragione che porta all’Illuminismo. L’uomo eroe, l’immaginifico, entra in crisi già dai vecchi Salmi. I Nuovi Salmi ripropongono – afferma Nicolaci – questa dimensione del legame fortissimo tra speranza di Dio ed esperienza del baratro. Una preghiera – continua il Filosofo- che diventa respiro, non in una dimensione privata ma in quella del popolo, di Dio col popolo.

È una richiesta di cui la stessa istanza della preghiera si fa carico. Una preghiera – continua Nicolaci – che richiede l’assunzione pubblica della propria responsabilità e che porta il cristiano a non ghettizzarsi, a non contrapporsi in fazioni avverse o nemiche ma a comprendersi in un dialogo. La sfida – aggiunge Nicolaci – è recuperare la dimensione che lega insieme ragione e fede, attraverso un recupero dell’Illuminismo.

È poi intervenuto il Prof. Bellia il quale ha affermato che il lamento è tipico dei Salmi, il lamento dell’uomo che dice a Dio noi non c’eravamo allontanati e tu ci hai abbandonati.

Una dimensione particolare – dice Bellia – è quella del povero che sente Dio vicino anche se non c’è. “Nei Salmi c’è un’altra forma di preghiera – afferma il docente della Facoltà Teologica – la supplica, il momento in cui l’uomo raggiunge il massimo di autenticità davanti a Dio e davanti a sé. I Salmi sono multiculturali, multi generazionali. L’esperimento che è stato fatto dei Nuovi Salmi si dovrebbe ripetere – dice Bellia – tra qualche anno perché le situazioni sociali sarebbero sicuramente diverse. I salmi – afferma il professore – sono parole dell’uomo che l’uomo stesso accetta come parole di Dio, attraverso l’Adorazione presente nel Salterio, costituito da cinque libri. “I Salmi –– afferma Bellia – non sono una risposta al Nichilismo, ed elidono la ragione in un certo senso. Hanno invece un rapporto stretto con l’affettività tra Dio e l’uomo. “Si tratta di un compiacersi – conclude Bellia – piacersi insieme, nel senso di comprendersi insieme Padre e Figlio insieme all’uomo, comprensione che gli Ebrei legati ad un Dio unico non possono comprendere”.

Fabio Sortino

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