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Gela, inaugurazione piccola casa della misericordia

gela  casa della misericordiaSabato 22 marzo, Sua Ecc.za Mons. Francesco Montenegro Arcivescovo Metropolita di Agrigento ha benedetto i locali della Piccola Casa della Misericordia di Gela presso l’Opera Pia Regina Margherita. L’Arcivescovo ha auspicato che il Centro cittadino deve diventare “come un tabernacolo dove la carne di Cristo presente nei poveri possa riposarsi trovando in queste mura sempre ascolto e tenerezza”. Dopo il taglio del nastro, la serata è continuata presso il Teatro Comunale Eschilo, dove presentati da Marco Senise sono intervenuti: l’arcivescovo Montenegro, il sindaco Angelo Fasulo, l’assessore ai Servizi Sociali Ugo Costa, la condirettrice della Caritas Diocesana Irene Scordi e il presidente dell’Associazione “Dives in Misericordia” Rocco Casciana. L’assistente spirituale don Lino di Dio ha letto la pergamena autografa con la benedizione di Papa Francesco e il messaggio che il Vescovo eletto di Piazza Armerina, Mons. Rosario Gisana ha fatto pervenire. Mons. Gisana conosce bene questa forma di carità perchè durante gli anni di studi a Roma ha svolto per vari anni il suo servizio presso la mensa dei poveri fondato da Madre Teresa di Calcutta. Il Vescovo ha scritto: ” La Piccola Casa della misericordia trova il suo parallelo nella Piccola casa di Nazareth, ove la presenza di Gesù ha certamente formato Giuseppe e Maria alla comprensione discepolare della carità evangelica. Bisogna infatti distinguere tra carità nel senso generico e carità evangelica, equivalente al termine biblico agápē. La carità che apprendiamo dall’annuncio dell’evangelo è abbassamento verso chi ha bisogno, tendendo la mano e cercando in tutti i modi di risollevare l’altro dalla propria schiavitù di miseria. Mi pare che quello che la Piccola Casa si propone in favore dei poveri s’ispiri a questo ideale… Si può senz’altro asserire che l’amore è quella virtù che più di tutte favorisce il processo di santificazione, o per meglio dire il processo di divinizzazione. L’accadimento di questo processo è legato al nutrimento dell’amore che è la misericordia. Nella misura in cui quest’ultimo si riveste della sollecitudine di Dio, ovvero di quello stile d’amore che, nell’abbassamento, decide di restare ultimo con gli ultimi, la solidarietà si concretizza in gesti che elevano pure la dimensione morale e spirituale del povero. Qui si capisce la ragione perché l’amore sia contagioso: esso infatti tende ad elevare radicalmente la dignità dell’altro, a condizione che l’atto di carità sia anche un atto di perdono e di accoglienza. Misericordia e amore nascono dal cielo, ma intendono coinvolgere la terra, affinché quest’ultima, restando sempre se stessa, goda dell’affinità con il cielo. La Piccola Casa della misericordia possa davvero essere un “piccolo” segno di quest’utopia grande dell’evangelo, secondo cui cielo e terra, Dio e uomo, condividono il desiderio di realizzare quella creazione nuova che Gesù ha inaugurato donando se stesso all’umanità”. In un teatro gremito di persone la serata si è conclusa con lo spettacolo dei comici di Zelig, Pablo e Pedro. La Piccola Casa fondata dal Movimento Diocesano “Fraternità Apostolica della Divina Misericordia” e l’Associazione “Dives in Misericordia” da gennaio ha iniziato a svolgere alcuni servizi gratuiti: il centro d’ascolto con consulenze professionali, il servizio di distribuzione generi alimentari e abbigliamento, la scuola di preghiera, il supporto ai familiari dei detenuti della casa circondariale e dell’ospedale, il laboratorio di taglio e cucito, corsi di recupero scolastico e un centro studi per la cultura sacra popolare. Il Comune di Gela ha donato al Centro una cucina industriale per permettere ai Volontari di poter iniziare una mensa quotidiana per le famiglie in difficoltà della città. Il centro è aperto tutti i giorni. Il prossimo evento organizzato dalla Piccola Casa sarà una mostra di fotografie, quadri e cimeli di Giovanni Paolo II in occasione della canonizzazione del grande Papa polacco.

Messaggio del Vescovo eletto Mons. Gisana

Carissimi, mi colpisce il titolo che avete voluto dare a questo progetto. La Piccola Casa della misericordia trova il suo parallelo nella Piccola casa di Nazareth, ove la presenza di Gesù ha certamente formato Giuseppe e Maria alla comprensione discepolare della carità evangelica. Bisogna infatti distinguere tra carità nel senso generico e carità evangelica, equivalente al termine biblico agápē. La carità che apprendiamo dall’annuncio dell’evangelo è abbassamento verso chi ha bisogno, tendendo la mano e cercando in tutti i modi di risollevare l’altro dalla propria schiavitù di miseria. Mi pare che quello che la Piccola Casa si propone in favore dei poveri s’ispiri a questo ideale. Ma non basta soltanto ispirarsi, occorre che l’evangelo donato da Gesù ai poveri divenga sempre più il nostro evangelo. Ciò significa che la condivisione non sopporta la semplice elemosina, sebbene essa sia necessaria in ogni circostanza: è importante che qualcosa venga a mancare pure a noi, beneficiando gli altri e godendo del fatto che questi ultimi progressivamente trovino la via della dignità umana.

A pensarci, l’annuncio dell’evangelo, che coincide con l’annuncio del regno di Dio, sarebbe il trionfo di una giustizia che parte dal basso, nel senso che a realizzare il bene comune sono le piccole e silenti esperienze d’amore fraterno che pullulano nella nostra società. La vostra presenza non può e non deve fare scalpore nell’ottica di quella mondanità che attira onori verso se stessa; al contrario, il servizio alle famiglie povere, espletato con discrezione e dignità, fisserà in modo radicale una giustizia, quella scaturita dall’evangelo, che resterà indelebile nel comportamento della gente, anche non credente. Sono dell’avviso che la vostra carità, a forza di elevare con piccoli gesti le famiglie bisognose, solleciterà l’assimilazione di valori umani per una società che nel tempo avrà il coraggio di aprirsi alla forza costruttiva del bene. Occorrono fiducia e speranza. E l’apostolo Paolo si premura di affermare che entrambe necessitano dell’amore, giacché soltanto l’amore fraterno, che si apre alla condivisione e solidarizza con chi non ha nulla, concretizza un atteggiamento fiducioso nell’uomo e fonda quell’apertura a prospettive nuove che soltanto la speranza germogliata dall’amore evangelico può assicurare.

Quest’amore ha bisogno di nutrimento. Esso non è un valore, ma una virtù: persino una virtù “teologale”, nel senso che trova la sua espressione massima nella natura divina. Si può senz’altro asserire che l’amore è quella virtù che più di tutte favorisce il processo di santificazione, o per meglio dire il processo di divinizzazione. L’accadimento di questo processo è legato al nutrimento dell’amore che è la misericordia. Nella misura in cui quest’ultimo si riveste della sollecitudine di Dio, ovvero di quello stile d’amore che, nell’abbassamento, decide di restare ultimo con gli ultimi, la solidarietà si concretizza in gesti che elevano pure la dimensione morale e spirituale del povero. Qui si capisce la ragione perché l’amore sia contagioso: esso infatti tende ad elevare radicalmente la dignità dell’altro, a condizione che l’atto di carità sia anche un atto di perdono e di accoglienza. Misericordia e amore nascono dal cielo, ma intendono coinvolgere la terra, affinché quest’ultima, restando sempre se stessa, goda dell’affinità con il cielo.

La Piccola Casa della misericordia possa davvero essere un “piccolo” segno di quest’utopia grande dell’evangelo, secondo cui cielo e terra, Dio e uomo, condividono il desiderio di realizzare quella creazione nuova che Gesù ha inaugurato donando se stesso all’umanità. A presto.

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