venerdì , Maggio 7 2021

Theatralia, a Siracusa 10 artisti italiani interpretano con le loro opere la scena teatrale

Davide Bramante - American EagleIn occasione e in concomitanza con l’apertura delle Rappresentazioni Classiche al Teatro Greco di Siracusa, che quest’anno celebrano il Centenario, due suggestivi luoghi nel cuore dell’isola di Ortigia ospiteranno “Theatralia”, una grande mostra collettiva che mette insieme 10 artisti italiani contemporanei [Davide Bramante – Enzo Cucchi – Roberto Coda Zabetta – Marco Fantini – Giovanni Frangi – J&Peg – Alessandro Papetti – Luca Pignatelli – Piero Pizzi Cannella – Turi Rapisarda] chiamati a interpretare attraverso le loro opere la scena teatrale e la dimensione scenografica.

Di ciascun artista saranno esposte due o più opere di formato medio e medio-grande, per esprimere – anche con la dimensione – il senso “teatrale” e “scenografico” dell’iniziativa.

A questi si aggiunge Felice Levini con il suo “Discorso di Pericle agli Ateniesi”, un inno alla democrazia impresso a chiare lettere su un muro.

L’esposizione si dividerà tra gli spazi dell’Ex Chiesa dei Cavalieri di Malta e i Saloni di Palazzo Borgia, e prevede due serate inaugurali che avranno luogo il 9 e il 10 maggio a partire dalle ore 22:00, al termine delle prime teatrali presso il Teatro Greco.

Venerdì 9 maggio sarà inaugurata la prima parte della mostra presso i Saloni Borgia, e resterà visitabile sino al 1° luglio.

Sabato 10 maggio verrà aperta la seconda sezione della mostra presso l’ex Chiesa dei Cavalieri di Malta, e si protrarrà fino al 31 Agosto.

L’ingresso ai vernissage sarà su invito, e libero sino alla capienza degli spazi espositivi.

L’evento espositivo, nato da una idea di Davide Bramante e organizzato in collaborazione con la Associazione Culturale Fotosintesi Liquida, è interamente finanziato dal Comune di Siracusa.

GLI ARTISTI

Davide Bramante

Nato a Siracusa il 7 novembre 1970, ha frequentato l’Istituto d’Arte della sua città; dopo il diploma si trasferisce a Torino – dove vivrà per tanti anni. Lì frequenta l’Accademia Albertina di Belle Arti, dove nel 1995 consegue il Diploma di Laurea in Scenografia. Nel 2006 ottiene la sua seconda laurea all’Accademia “Fidia” di Cosenza. Nel 1998 inizia la sua attività espositiva, con le collettive “G.A.M.E.” presso la Galleria d’arte Moderna di Bologna e “Brain Machine” alla Galleria d’arte Moderna di Sarajevo. Sempre nel 1998 è vincitore di due borse di studio (unico artista italiano dal 1969) presso la prestigiosa Franklin Fournace Foundation. La prima gli permette di realizzare il progetto “The Future of Present” e partecipare ad una mostra collettiva al MoMA di New York. Con l’altra borsa di studio vinta nel 1999 grazie al Ministero degli Affari Esteri, completa il progetto “Movin’up”, sempre al Franklin Furnace Foundation. Tra le sue mostre più importanti, sono la mostra personale al Museo MACI di Isernia e la mostra personale al Belle Arti di RVS di New York, oltre alla sua presenza alle più importanti fiere del settore come Art Basel, Art Cologne, Artissima (Torino), MiArt (Milano), Artefiera (Bologna), Art Verona, ARCO (Madrid), Palm Beach 3 (Florida), FIAC Parigi, SH Shanghai, CIGE Pechino. Le ultime personali “Zibaldone”, a cura di Marco Meneguzzo. Fabbriche Chiaramontane, Agrigento; “Me diverso”, PAN – Palazzo delle Arti Napoli; “Compressioni” a cura di Marco Meneguzzo, RizzutoArte, Palermo (2012). Dopo Torino, ha vissuto a lungo tra Milano, Bologna, New York, Londra, ma da qualche anno è tornato nella sua città natale, dove attualmente vive e lavora.

Enzo Cucchi

Enzo Cucchi nasce a Morro d’Alba, un paese contadino nella provincia di Ancona, il 14 novembre 1949. Da ragazzo vive con gli zii, e trova lavoro come assistente presso restauratori di libri e di quadri. Si avvicina alla pittura da autodidatta, vincendo anche premi. Si disinteressa poi di questa attività, attirato piuttosto dalla poesia, e frequenta personalità come Mino De Angelis, responsabilità della rivista “Tau”. Nella cerchia dell’editore “La Nuova Foglio” di Macerata, presso cui pubblica la sua raccolta di scritti Il veleno è stato sollevato e trasportato (1976), incontra il critico Achille Bonito Oliva. Alla metà degli anni Settanta si reca frequentemente a Roma dove riprende il suo interesse per l’attività artistica. Qui incontra il gallerista e critico Mario Diacono, con cui espone in Italia e negli Stati Uniti, e gli artisti Sandro Chia e Francesco Clemente, coi quali lavora a stretto contatto. Nel clima di fermento artistico vissuto in quegli anni a Roma, Cucchi presenta nel 1977 una istallazione di disegni agli Incontri internazionali d’Arte, mentre nello stesso anno tiene a Milano la sua prima mostra personale presso la galleria di Luigi Deambrogi. Dopo esordi in ambito concettuale, è approdato alla figurazione, diventando uno dei principali esponenti del nucleo storico della Transavanguardia tematizzato da Achille Bonito Oliva.

Fin dall’inizio il suo lavoro si impone per originalità rispetto alle tendenze predominanti alla fine degli anni Settanta. Adottando lo sperimentalismo tipico di quelle tendenze, Cucchi recupera però anche i mezzi espressivi più tradizionali del fare arte. Le sue sono istallazioni dei più diversi materiali, dislocati liberamente nello spazio espositivo ma utilizzati come supporto dell’immagine dipinta, scolpita o disegnata.

Nelle opere su tela, accompagnate da numerosi disegni e spesso presentate da testi poetici scritti dall’artista stesso, si riappropria con sguardo visionario del mito, della storia dell’arte e della letteratura, dando vita a composizioni di grande intensità simbolica, nelle quali spesso il mondo è rappresentato come campo di battaglia tra due principi opposti. Dopo le grandi composizioni con l’uso del carboncino e del collage, ha sperimentato l’utilizzo di diversi materiali, tra i quali la terra, il legno bruciato, i tubi al neon e il ferro (nella serie “Vitebsk-Harar” dedicata ad Arthur Rimbaud e Kazimir Severinovič Malevič) abbracciando nel contempo un uso quasi caravaggesco della luce, che gli ha consentito effetti di profondità spaziale. Ha realizzato anche alcune sculture e la decorazione della cappella di monte Tamaro presso Lugano (1992-94, architetto Mario Botta).

Roberto Coda Zabetta

Nato a Biella il 22 gennaio del 1975, qui frequenta inizialmente l’Istituto Tecnico Sperimentale, per poi completare gli studi presso l’Istituto d’Arte di Roma. Nel 1995, un anno prima di entrare all’Accademia di Brera, conosce l’artista Aldo Mondino, di cui dal 1996 al 2000 è assistente di studio. Coda Zabetta eredita dal Maestro Aldo Mondino un modo di essere più che la tecnica pittorica, il concetto vero dell’arte più che il pratico fare creativo. Dal 1997 inizia a partecipare a mostre ed ad alcuni concorsi per giovani artisti, sia in Italia che all’estero.

Vivrà lunghi periodi a New York e poi a Berlino e il suo lavoro si concentra sempre di più sul carattere e sull’azione. IDENTITA ANONIME (2000) è il suo primo catalogo, dedicato ai bambini morti nel genocidio in Ruanda. Nel 2000 apre il suo studio a Milano e inizia una serie di lavori per lui molto importanti. Vengono pubblicati: IN CODA (2003), PPP e COLORS (entrambi 2004). Seguono mostre personali e partecipazioni a mostre collettive e spazi pubblici e privati, da cui scaturisce un forte movimento di critica attorno al suo lavoro. Si comincia a leggere di lui su riviste specializzate e cataloghi d’arte, con testi di Luca Beatrice, Maurizio Sciaccaluga, Aldo Busi, Alberto Fiz, Marina Mojana e altri, per giungere a definizioni fra le più complesse e contraddittorie sul suo lavoro: chi vede il dolore, la rabbia, la paura, il disagio o chi ancora la provocazione, il sogno, l’inconscio. Dopo diverse mostre personali e partecipazioni a mostre collettive in spazi pubblici e privati, il 2006 è l’anno della grande mostra a Roma al Teatro India, all’interno del quale Coda Zabetta presenta sei enormi lavori su tela racchiusi in monumentali assi di legno ed una serie di opere su carta. Trasferitosi a Londra nel 2005, Coda Zabetta è stato invitato al “BP Portrait Award 2006” presso la National Portrait Gallery di Londra. Con “KOI and TRINACRIA”, Coda Zabetta insieme Filippo Sciascia inaugura alla Indonesian National Gallery di Giakarta una nuova fase del suo percorso artistico caratterizzata dall’incontro con la cultura e l’iconografia del sud-est asiatico. La sua mania di ricerca dell’embrione e la sua voglia continua a viaggiare lo portano in molti luoghi diversi, fra cui l’Africa, l’India, il Nord Europa e gli Stati Uniti. Attualmente vive e lavora a Milano e Londra.

Marco Fantini

Nato nel 1965 a Vicenza, nel 1983 si inscrive alla Facoltà di Architettura dell’Università di Venezia , dopo aver seguito i corsi di fotografia di Italo Zannier. Influenzato dalle opere di Diane Arbus, inizia una ricerca personale concentrandosi sui temi della diversità e dell’alienazione. Nel 1989 si reca in Messico dove trascorre due anni lavorando nello studio di architettura di Enrique Norten, e studiando la pittura muralista messicana. I suoi primi dipinti a olio risalgono a questo periodo, e negli anni successivi inizia a lavorare anche a progetti di installazione video e scultura. Vive e lavora a Milano.

Giovanni Frangi

Nato il 12 Maggio 1959 a Milano, Giovanni Frangi è un artista molto precoce. La sua carriera inizia subito dopo il diploma presso l’accademia di Brera a Milano nel 1982. Le prime esposizioni risalgono al 1983, con una mostra collettiva alla Rotonda di via Besana, e la mostra personale alla galleria La Bussola di Torino. Nel 1986 una nuova personale alla Bergamini di Milano, con un testo in catalogo di Achille Bonito Oliva. A partire dal 1987 entra in contatto con la Galleria Poggiali e Forconi di Firenze, dove nell’arco degli anni terrà mostre ed esposizioni. Di rilievo a partire dal 1989 una serie di esposizioni internazionali: Galerie du Banneret a Berna, 1989, 1990 e 1992. Barcellona(1989), New Orleans(1993), Carmel (1994), Losanna (1995), Hong Kong (1997).

J&Peg

I J&PEG sono Antonio Managò e Simone Zecubi; lavorano da sempre in coppia. Antonio è nato nel 1978 a Busto Arsizio e Simone nel 1979 a Gallarate. Entrambi si sono diplomati presso l’Accademia di Belle Arti di Brera: Antonio in Scultura e Simone in Scenografia. Vivono e lavorano a Milano. Nel 2006 e nel 2007 hanno esposto alla Galleria Obraz di Milano in occasione delle collettive Take Five e Lo stato dell’arte. Nel 2007 e nel 2008 hanno partecipato ad Artfirst di Bologna e al Miart di Milano, nel 2008 ad Art Paris e a Roma – The road of contemporary Art. Nello stesso anno hanno tenuto la prima mostra personale Working Mates + Project Room. Ten second to midnight presso la Galleria Poggiali e Forconi di Firenze, presentati da Achille Bonito Oliva. Nel 2010 hanno partecipato all’evento (Con)Temporary Art presso Superstudiopiù di via Tortona a Milano, con una stanza dal titolo Natura Naturans.

Alessandro Papetti

Nato a Milano nel 1958, Papetti è un artista autodidatta. Dopo aver compiuto gli studi classici decide di dedicarsi appieno alla pittura, e le prime influenze gli derivano dallo studio dell’arte antica, dalla predilezione per il movimento espressionista, ma anche da Francis Bacon ed Alberto Giacometti.

A partire dal 1985 il suo lavoro è incentrato sulla rappresentazione di interni e luoghi di archeologia industriale, ritratti e studi di nudo, che delineano il suo personale stile pittorico. Nel 1995 inizia a lavorare anche a Parigi, ed è proprio nella capitale francese che nel ‘96 incontra con James Lord, celebre scrittore e critico americano, che scriverà di Papetti definendo la sua pittura profondamente italiana: “la capacità di cancellare se stesso di fronte alla materia che tratta. La sua persona non intralcia mai ciò che l’artista sta facendo. L’arte è lì e lui ne è l’innocente esecutore.” A ciò si unisce la “tensione della visione” e “una focalizzazione sullo spazio”, la quale riporta alla mente Tintoretto. Lord evidenzia, inoltre, l’equilibrio visivo e psichico, che l’artista riesce a realizzare, tra arte e vita.

Dopo la partecipazione alla Biennale di Venezia del 2003, Papetti è emerso come uno dei più importanti pittori italiani di oggi.

Luca Pignatelli

Nato a Milano nel 1962, città nella quale ancora oggi vive e lavora. Dal padre, pittore e scultore, eredita la passione per questo particolare mestiere. Conduce gli studi di architettura presso il Politecnico di Milano, materia che determina in maniera fondamentale il suo personalissimo approccio con la pittura. Attraverso le prime mostre milanesi, presenta al pubblico la sua visione di un mondo poeticamente minacciato. Il suo stile viene definito dalla critica come una sorta di realismo visionario, che trae i suoi spunti direttamente dalla memoria. Nel 1991 si tiene la sua personale londinese al Leighton House Museum, preceduta dalla sua partecipazione al Premio Michetti. Le cupe tonalità delle sue opere si accompagnano ad una precisa attenzione per il dettaglio architettonico. Un vero e proprio riassunto della prima fase della sua ricerca artistica è individuabile nella mostra presso la Galleria Poggiali e Forconi, nel 1996, dove aerei di guerra, mezzi pesanti e locomotive si trasformano in simboli di potenza. I suoi soggetti sembrano adagiarsi sui teloni d’epoca, che servivano a coprire i vagoni merci degli anni Trenta, i quali vengono utilizzati dall’artista come supporto. Seguono: la partecipazione alla Fiera di Basilea, la vittoria del Premio Cairo Comunication del 2000 e le esposizioni negli Stati Uniti, a San Francisco e New York. Nel 2003, a seguito di altre manifestazioni espositive e premi, è tra gli artisti inseriti nella mostra “La nuova scena artistica italiana” alla Biennale di Venezia. Le sue opere, accanto all’architettura moderna, rilevano un nuovo interesse nei confronti dell’archeologia, degli antichi resti di Roma e Pompei. Infine, in questo fortunato 2003, espone anche presso: il MART di Rovereto, il Palazzo della Promotrice di Torino e l’Academie Royale de Belgique. Il continuo contatto e confronto con artisti ed intellettuali di spicco italiani ed esteri, ne fanno oggi una delle personalità artistiche più interessanti in Italia.

Piero Pizzi Cannella

Nasce nel 1955 a Rocca di Papa (RM). Comincia a dipingere da piccolo. Dal 1975 frequenta il corso di pittura di Alberto Ziveri presso l’Accademia di Belle Arti di Roma e contemporaneamente si iscrive al corso di Filosofia all’Università La Sapienza. Ha la sua prima personale nel 1978, alla Galleria La Stanza di Roma. Nel 1982 stabilisce il suo studio nell’ex pastificio Cerere, nel quartiere di San Lorenzo, dando vita, insieme a Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Nunzio e Marco Tirelli, alla Scuola di San Lorenzo. Apre il suo studio al pubblico in occasione della mostra Ateliers, curata nel 1984 da Achille Bonito Oliva. Dello stesso anno è la sua prima personale presso la Galleria L’Attico di Fabio Sargentini a Roma (galleria con la quale collabora tuttora). Seguono nella stessa stagione (84-85) le personali di New York (Annina Nosei Gallery); quella di Berlino (Folker Skulima Galerie) e nell’anno successivo quella alla Galleria Triebold di Basilea (galleria con la quale lavorerà fino al 2002). Tiene, inoltre, negli anni diverse mostre personali in Gallerie private in Italia e all’estero: Galleria Cannaviello di Milano (1987, 1990, 1991, 1996); Galleria Vidal-Saint Phalle di Parigi (1990, 1993, 1997, 1999, 2004, 2008); Galleria Bagnai di Siena e Firenze (1991, 1994, 1997, 1999, 2002, 2006, 2010, 2013); Galleria Di Meo di Parigi (1993, 1997, 2006); Otto Gallery di Bologna (1998, 2000, 2004, 2008, 2013); Galleria Volume di Roma (2000); Galleria Lo Scudo di Verona (2003), Galleria Mucciaccia di Roma (2012).

Turi Rapisarda

Turi Rapisarda, catanese di nascita, torinese d’adozione, è artista fuori dagli schemi, spirito libero, anarchico, ed eternamente giovane. Il suo lavoro inizia tanti anni fa ed affonda le radici in un passato ricchissimo d’esperienze, vissuto intensamente e spavaldamente, eppure sempre con estremo rigore etico ed estetico. Nel 1982 si diploma all’Accademia di Belle Arti di Torino, sezione Scenografia. L’anno successivo fonda, insieme ad alcuni critici ed artisti, l’Associazione Culturale VSV, trampolino di lancio per giovani talenti e punto di riferimento artistico nel tessuto culturale torinese. Interessato all’Arteterapia, ha curato diversi progetti, realizzando quattro video per il Servizio di Educazione Sanitaria dell’Asl di Torino. Nel 1996 ha aperto uno studio artistico privato, dove insegna sporadicamente Fotografia Fineart a piccoli gruppi di allievi. Ha preso parte a numerose esposizioni in Italia e all’estero, tra le quali “Turi Rapisarda” (Centro d’Arte Contemporanea L. Pecci, Prato, 1995), “Il tempo di Beuys” (Galleria Nova, Roma, 1995), “Equinozio” (Castello di Rivara, Torino, 1997), “Rave Mutation 001” (Galleria Siberie, Amsterdam, 1999), “I Sovversivi, l’arte a prezzo di Cd” con Davide Bramante (Galleria La Veronica, Modica, 2007), “I Sovversivi” con Davide Bramante (Galleria Art Up, Viterbo, 2008) ed “Entourage” (Galleria Dieffe, Torino, 2009). Rapisarda ha anche organizzato mostre di giovani artisti, corsi di fotografia, incontri e dibatti culturali, sfidando, da ribelle inesausto, i luoghi comuni borghesi, le scelte facili e consumistiche, aborrendo il famigerato “mercato” dell’arte, mettendo persino in vendita in luoghi non istituzionali le sue opere, ritratti di grandi personalità del mondo della cultura, inquadrate in tempi e luoghi non sospetti a cominciare già dalla metà degli anni ’70.

Felice Levini

Nasce nel 1956 a Roma dove frequenta il liceo artistico e si diploma all’Accademia di Belle Arti e dove vive e lavora. Nel 1978 l’artista insieme a Giuseppe Salvatori e a Claudio Damiani, e poi con Vittorio Messina e Mariano Rossano, apre uno spazio in via S. Agata dei Goti gestito dagli stessi artisti, che diventa luogo di incontro per mostre e serate di poesia. Qui, nel 1978, si svolge la sua prima mostra personale, nella quale espone una serie di pastelli su carta il cui realismo sembra simulare la tecnica fotografica. Il 1978 è anche l’anno della sua prima collettiva dal titolo “Artericerca ’78” allestita al Palazzo delle Esposizioni. La ricerca dell’artista è già ben definita in questo primo periodo. Convergono in essa due tendenze entrambe mirate alla centralità dell’immagine: la prima prevede l’inserimento della serialità, l’immagine risulta sdoppiata, ripetuta, variata. La seconda unisce al carattere piatto e superficiale dell’immagine stessa degli elementi aggettanti che ne contestano la bidimensionalità. La primavera del 1980 vede la nascita del gruppo dei “Nuovi-Nuovi” che debutta con la mostra “Dieci anni dopo: i Nuovi- Nuovi” a cura di Renato Barilli alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Bologna – alla quale Levini partecipa insieme, tra gli altri, a Giuseppe Salvatori e Giorgio Pagano. Dal 1982 Levini sottopone le sue opere a un processo di scomposizione che ricorda il divisionismo di Seraut, creando immagini bidimensionali piacevolmente decorative, che esaltano l’idea di “parete” maculata. A questi lavori, negli ultimi anni ’80, seguono opere più compatte e tridimensionali dominate da una struttura solida e geometrica che conducono anche ad architetture lineari. Autoritratti, animali, arabeschi sono i temi ricorrenti in questi anni.

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