sabato , Ottobre 1 2022

Ode al santo Tocco

braccio birraPrologo ricordando tecniche di ‘’giustificazione Terenziana’’, scriviamo questo prologo per proclamare che tutto ciò che dappresso leggerete, altro non è che un tentativo masochistico di inimicarsi i pochi che ancora nemici non si sono dichiarati.

In attesa di organizzare una strutturata lezione universitaria sulle regole, il numero dei giocatori i possibili rutti e le conseguenti deiezioni, la redazione vuole offrire agli affezionati lettori di Vivienna una summa sul tocco. Dicasi tocco il gioco fondato sulla birra, con la birra e per premio la birra, che coinvolge giovani e vecchi seduti attorno a un tavolo appassionatamente intenti a scolare: birra. Diversi sono i tipi di tocco e lo scopo è tutt’altro che ludico,al paese scuole di diverso pensiero si confrontano da secoli in merito. L’accademia paisana de ‘’I sommi beoni’’ con a capo la triade Tizio, Caio e Sempronio(dai primi due designato santo subito) prevede che: Donna Cavallo e Re è cosa di carusi, U Puntu è cosa per i più e Sutta e Patruni è per i prescelti, assai pochi.
Umiliazione massima con ostracismo finale è rimanere Urmu, peggio se Urmu a sulu ossia non bere manco un goccio che sia uno di birra mentre gli altri ne scolano litri e litri, alla faccia dell’assetato che compreso il suo destino tacitamente organizza nuove strategie per i giri successivi. L’urmu a sulu è il castigato, ossia il colpevole di aver sbagliato la giocata non avendo saputo scindere a tempo debito gli amici dai nemici: bestia! La risposta dell’urmu è la schifiata cioè il rifiuto al bere che può essere un tranello ordito ai suoi danni. Il malcapitato che solo era e solo rimane, zimbello della serata può solo ascoltare le litanie del maestro che lesto di lingua e di parola tesse inganni e pacifica discordie.

Ovvia è la tenuta della birra se dopo la terza ti lanzii non sei manco degno di sederti al tavolo. Importante è l’alleanza, lo sgarro non è mai tollerato, bravo è chi sa fare sganghiddi senza inimicarsi gli altri. Alla fine del gioco una buona oretta viene dedicata all’analisi meticolosa delle strategie adottate. Il vate approfitterà del momento per educare i neofiti agli schemi e alle manovre, senza scerre, con enorme dispendio di vuci e pure con una certa dose di birra offerta a cardarellate dal perdente.

I convenuti lasciano il campo solo dopo lunghe chiacchierate sui destini del mondo, dell’economia globale e delle sorti belliche passate, presenti e future con accenni poetico lirici e talvolta pure filosofici. Una volta accadde che due sommi cultori del tocco, si ritrovarono seduti sul divano di fin pelle del club fu circolino, a confrontarsi sulla possibilità che la Madonna potesse comparire pure ai pecorai musulmani per rivelargli il segreto dei segreti: all’ultima cena il Graal non conteneva vino bensì fresca, bionda e schiumosa birrrazza, rigorosamente Messina.

Il tocco al paese è cosa seria!

Consentiti ai più carusi sono: acqua (che ti costringe a minzione continua), coca-cola o con la crisi ben-cola:bevande utili quanto il buon vecchio tamarindu; thè, cannolicchi alla ricotta per i più golosi e qualche d’uno ha suggerito pure il caffè accompagnato da sigaretta post tocco, da noi vivamente sconsigliato.

Suggeriamo alla attuale amministrazione di aggiungere alle ‘’poche’’ feste comandate una dedicata al tocco, che acclamato santo per volontà popolare già vanta numerosi fedeli con tanto di confraternite e sorellanze.

HeautontimorùmenosCapirà il lettore che per scrivere quanto sopra sono state necessarie ripetute sedute di tocco che agli scriventi bene di certo non hanno fatto.

Trascurando tutto ciò che concerne il babbio, ci teniamo a dire che l’alcool travia pensieri parole opere e omissioni e che per tanto meglio sarebbe assumerne in quantità limitate. Siamo completamente pro-divertimento ma il distruggersi il fegato, provocare risse a volte e rischiare di farsi male o peggio perdere la consapevolezza di se, ci pare cosa inutile.

P.s. Ai cari che a ogni piè sospinto, l’unica cosa che riescono a suggerirci è: ‘’Fatti i fatti to!’’ rispondiamo :’’ Homo sum, humani nihil a me alienum puto’’

 


Gabriella Grasso

Heautontimorùmenos C.L.

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