lunedì , Agosto 15 2022

Taobuk: folto pubblico all’Archivio Storico per i “siciliani” Piazzese e Stassi

Arte&DesignTAORMINA – Grande affluenza di pubblico per la quinta giornata di Taobuk, il Festival Internazionale del Libro di Taormina, ideato e presieduto da Antonella Ferrara, impareggiabile esempio di stile e professionalità. Un’iniziativa prestigiosa e variegata, che prosegue con successo, trasformando la Perla Ionica in un affollato villaggio delle “Belle Lettere”, come recita l’emblematico sottotitolo dell’iniziativa.
Nella serata di ieri, presso la suggestiva terrazza dell’Archivio Storico, due autori siciliani hanno condiviso il divano bianco che accoglie gli acclamati autori in programma. Parliamo del palermitano Santo Piazzese e di Fabio Stassi, romano di nascita ma di prorompenti origini isolane, fuse ad ascendenze albanesi e finanche sudamericane. Piazzese e Stassi hanno presentato le loro rispettive ultime fatiche letterarie, “Blues di mezz’autunno” e “Come un respiro interrotto” entrambe editi da Sellerio. L’incontro è stato condotto con lucida vivacità intellettuale dal giornalista Mario Di Caro, caporedattore Cultura e Spettacoli della redazione palermitana di Repubblica, mentre l’attore Luca Iacono, talento emergente della scuola del Teatro Stabile di Catania, ha prestato la voce alle pagine più belle pagine dei libri in programma.
In “Blues di mezz’autunno”, Lorenzo La Marca, lo svagato detective dei gialli palermitani di Santo Piazzese, si trova ad Erice, dove si imbatte in Rizzitano, amico dei primi anni di Biologia. Un incontro che, si modula, a poco a poco, al tono del ricordo. La mente torna agli inizi di La Marca, il ritratto del personaggio da giovane.
«Questo non è un giallo classico – precisa Piazzese – bensì un romanzo di formazione in cui l’investigazione è soprattutto interiore. Per il giovane Lorenzo è una sorta di “attraversamento della linea d’ombra”, per dirla con Conrad. E in questo libro i fan di La Marca potranno scoprire quale percorso ha portato il protagonista a diventare l’uomo adulto che hanno conosciuto nei romanzi precedenti».
In “Blus di mezz’autunno” si narra insieme la formazione di un uomo e la nascita di un personaggio, l’una attraverso l’altra reciprocamente, esercizio di letteratura e di letteratura sulla letteratura. Si sviluppa così un lungo racconto di mare e di costa, calibratissimo tra l’ironia la nostalgia e la tensione. Il cui cuore pulsante potrebbe essere la forza ambigua del mistero, di cui si spera e si teme la soluzione.
Altrettanto coinvolgente il percorso narrativo di “Come un respiro interrotto”, «In siciliano c’è un’espressione bellissima – sottolinea Fabio Stassi – che si usa tra innamorati: “ciatu meu”, ovvero “fiato mio”. Sulla scia di questo ricordo affettuoso, legato alle mie radici siciliane, ho voluto scrivere un libro con il fiato, provare a raccontare una voce. Anche perché sono sempre stato appassionato di musica».
Sole, Soledad, è la donna di questa storia, un’artista, una bambina silenziosa, una ragazza che fa emozionare, e soprattutto, una cantante. Chi l’aveva sentita cantare diceva che dava a tutti la stessa sensazione: di mettere un piede nel vuoto. Eppure Sole non ha mai inciso un disco, perché niente di lei poteva essere registrato. Fino a quando nel 2011 sparisce nel nulla. Attorno a lei emerge man mano il ritratto di un gruppo di amici che si trova e si smarrisce, e per un momento ha la convinzione di poter fare qualsiasi cosa. Amare, tradirsi, suonare la migliore musica al mondo; magari cambiarlo, il mondo, esibendo il proprio talento, urlando la propria rabbia, scendendo in piazza, pronti finanche allo scontro.
«Con la mia storia – aggiunge l’autore – ho tentato di fare “brillare” e fare esplodere la nostalgia per i luoghi andati e gli anni passati. Non abito più in Sicilia da tempo, ma mi sono sempre sentito appartenente a quest’isola e considero il dialetto siciliano quasi una lingua madre. Lo sradicamento culturale e affettivo, l’abbandono della casa d’infanzia, sono temi cari e personali che mi accompagnano da sempre. Una riflessione sulla nostalgia che è anche il perno della storia di Soledad».
Il programma culturale di Taobuk si era aperto già nel pomeriggio presso la Fondazione Mazzullo, con l’incontro “Conversazioni sul Design”, a cura dell’Accademia di Design e Arti Visive Abadir. Una magistrale lezione tematica tenuta da Vanni Pasca, docente di teoria e storia del design industriale presso il Politecnico di Milano e l’Università di Palermo. Con lui Lucia Giuliano, direttrice di Abadir, accademia che per Taobuk ha curato quest’anno il progetto espositivo Taormina Promenade, che coinvolge le più belle vetrine del Corso, abbinando un oggetto di design a ciascuno degli autori in programma. Ù
Da oltre 20 anni, Abadir lavora intensamente sul territorio siciliano, anche per riconoscere “l’importanza dell’incontro tra pratiche ed esperienze che interagiscano oltre i margini delle discipline sotto forma di lezioni, workshop, symposium, seminari, laboratori, conferenze ed esposizioni”, come recita l’esplicito manifesto. Una dichiarazione d’intenti e azioni in piena sintonia con l’encomiabile spirito del festival e della presidente Antonella Ferrara.

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