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Taormina: incontro con Valentina Pitzalis viva testimonianza contro il femminicidio

PitzalisTAORMINA – «Con la formula “Belle Lettere”, emblematico sottotitolo scelto per Taobuk, abbiamo voluto sottolineare il valore culturale, oltre che delle meravigliose storie d’amore e fantasia in programma, anche del coraggio rappresentato dalla viva testimonianza, alla quale abbiamo voluto riservare un posto d’eccezione». Parola di Antonella Ferrara, esempio di classe, impegno e determinazione, ideatrice e presidente del Festival Internazionale del Libro di Taormina, che nel pomeriggio di ieri, presso la suggestiva terrazza dell’Archivio Storico, ha ospitato Valentina Pitzalis, la giovane donna arsa viva dall’ex marito nella primavera del 2011.
Un vile agguato, dal quale Valentina si è miracolosamente salvata, restando però gravemente sfigurata nel viso e nel corpo, subendo finanche l’amputazione della mano sinistra, e che oggi lei stessa ha coraggiosamente scelto di raccontare in prima persona nel libro “Nessuno può toglierti il sorriso”, edito da Mondadori.
Un incontro toccante ad altissima partecipazione di pubblico, condotto con garbo e professionalità da Alessandro Cardente e organizzato per Taobuk in collaborazione con Club Unesco Taomina, arricchito inoltre dalla preziosa partecipazione dei prestigiosi ospiti invitati ad intervenire al fianco di Valentina: Elvira Seminara, nota scrittrice e giornalista; Maria Pia Lucà, presidente dell’associazione taorminese contro la violenza sulle donne “L’altra metà”; Alessandra Caruso, Assessore alla Cultura con delega alle Pari Opportunità; Giuseppe Tindaro Toscano Della Zecca, presidente Club Unesco Taormina. E ancora l’attrice Lucia Portale, talento di razza della scuola del Teatro Stabile Di Catania, che ha magistralmente interpretato uno dei passi più toccanti del libro, suscitando la viva commozione del pubblico.
Sul palco anche una sedia vuota, per aderire alla campagna di sensibilizzazione Posto Occupato (www.postoccupato.org), simboleggiando l’assenza delle tante, troppe vittime di femminicidio, donne che avrebbero potuto esserci e non ci sono più.
«Valentina Pitzalis è morta il 17 aprile 2011. Quel giorno mio marito mi ha cosparsa di cherosene e mi ha dato fuoco. Quel giorno la Valentina che ero sempre stata, la ragazza carina, piena di vita, prospettive e sogni per il futuro, è bruciata tra le fiamme di un inferno senza senso». Con queste parole, nel suo libro, l’autrice accompagna, i lettori nel profondo dolore che le ha stravolto la vita. Un testo commovente eppure pieno di speranza, per narrare di una piaga sociale e culturale che miete quotidianamente ancora troppe vittime, ma che racconta anche la storia personale di una moderna Fenice, risorta dalle suo ceneri ancora più forte, determinata a dedicare la sua vita alla memoria, affinché nulla accada di nuovo.
«Gli effetti di quello che ho vissuto li avete davanti agli occhi. Il mio aspetto è un po’ strano – ha voluto sottolineare Pitzalis, che dopo la tragedia ha dovuto subire innumerevoli interventi per la parziale ricostruzione del volto – ma queste sono solo le cicatrici esterne, dentro ne porto ben altre, perché è stata la persona che avevo amato più di ogni altra cosa a ridurmi così. Voglio dire a tutte: attenzione, a volte l’amore viene frainteso. La sofferenza, la violenza, l’attesa che lui cambi: non c’è nulla di romantico in questo. Bisogna imparare a riconoscere i segnali e rivolgersi in tempo ai Centri Antiviolenza, presenti su tutto il territorio nazionale. Non dovete provare vergogna: è impossibile riuscire ad uscire da sole dalla spirale dei maltrattamente, anche psicologici. Io ne sono la prova. Oggi il mio compito è spiegare tutto questo, soprattutto ai più giovani».

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