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Liberi consorzi comunali…. meglio non parlarne più!

Liberi consorzi comunali…. meglio non parlarne più!

di Massimo Greco

Di Province non è parla più nessuno, la politica sembra essersi rassegnata ad accettare lo status quo. Un ente intermedio smembrato nella sua essenza istituzionale per volontà di una politica urlata e demagogica veicolata attraverso un legislatore indegno di questo nome. Nel resto d’Italia le Province sono rimaste così com’erano, ancorchè svuotate di funzioni e risorse finanziarie, ma non mancano buoni esempi ad opera di alcune Regioni che, evidentemente più illuminate, sono riuscite a dare un assetto istituzionale più sensato ai propri enti intermedi. Del resto le Province, grazie a Renzi ed al suo ardito referendum, sono rimaste scolpite nell’art. 114 della Costituzione. Solo in Sicilia si è riusciti a fare di peggio, declassando ciò che negli anni ‘80 il legislatore regionale era riuscito ad ottenere: la Provincia regionale. Ancora oggi di questi “liberi consorzi comunali”, commissariati fin dal loro concepimento, è meglio evitare di approfondirne gli aspetti ordinamentali. Del resto, sarebbe parecchio difficile parlare di un ente che solo sulla carta è un consorzio di Comuni e non certo per l’assenza dei previsti organi di governo ma per anomalìe cromosomiche risalenti allo Statuto siciliano. Il, più o meno libero, consorzio comunale è infatti un ente che oltre a non avere alcuna autonomia politica – perché ente strumentale dei Comuni – ha perso la copertura costituzionale. Questa debolezza consente allo Stato e alla stessa Regione Sicilia di continuare a “giocare” sugli annuali trasferimenti di risorse senza rischiare il richiamo della Corte costituzionale per violazione dei principi di autonomia politica e finanziaria di cui – ancora – godono invece le Province del resto d’Italia. E così quasi tutti i consorzi comunali della Sicilia ogni anno devono pietire dalla Regione e dallo Stato risorse finanziarie aggiuntive per riequilibrare i rispettivi bilanci. Peraltro, ancora oggi, nessuno ha saputo spiegare perché le risorse finanziarie arrivano direttamente ai consorzi comunali e non ai Comuni per finanziare funzioni e servizi riferiti all’area vasta. Il silenzio assordante su quella che è diventata l’agonia istituzionale del terzo millennio, rappresenta la cartina al tornasole del livello qualitativo di chi ha ancora l’ambizione di governarci.

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