martedì , Aprile 23 2024

Cercasi leadership di area vasta

Cercasi leadership di area vasta
di Massimo Greco


Ultima chiamata per i territori dell’entro terra siciliano. La pandemia del COVID, nell’assestare un duro colpo al già precario stato di salute delle aree interne e centrali della Sicilia, ha indotto il Governo a varare un piano straordinario di ripresa e resilienza nel contesto del quale anche le aree interne del Paese sono chiamate ad “alzare la mano”. Non certo per chiedere risorse a pioggia finalizzate a finanziare rotonde e ville urbane né, tanto meno, per ripetere gli errori commessi nella stagione dei patti territoriali e della programmazione negoziata. La posta in gioco questa volta è troppo alta e, verosimilmente, ha il sapore dell’ultimatum. O si prende coscienza collettiva di ciò che resterà delle aree interne nei prossimi dieci anni o si assisterà – colposamente – all’inesorabile scomparsa di territori e di comunità intere. Urge ragionare e riflettere su cosa siamo e su cosa possiamo fare per arginare un siffatto processo involutivo. E poiché sarebbe velleitario pensare di ribaltare il modello “Matera” nei nostri campanili, qualsiasi ipotesi di sviluppo locale va elaborata in chiave sovra comunale, cioè capace di proiettare idee ed azioni in un territorio che presenti una dimensione ottimale, ovvero un’area vasta. L’area vasta rappresenta l’antidoto al lento ma progressivo depauperamento delle politiche pubbliche, sociali ed economiche delle aree interne. Ragionare in termini di area vasta significa uscire dall’angusto ambito comunale, dimostratosi inadeguato per affrontare tematiche di respiro territoriale, per affrontare coralmente quella che, probabilmente, si configura come una sfida epocale. Quella di invertire la rotta già tracciata da un destino verosimilmente scritto dalle dinamiche del tempo che viviamo ma certamente accelerato da classi dirigenti che non hanno fatto “i compiti a casa” negli ultimi venti anni. Adesso è tardi per pensare di recuperare con gli strumenti ordinari. Occorre essere innovativi, ed a tratti anche fantasiosi, per progettare una “rigenerazione territoriale” capace di superare stereotipi politici, steccati culturali, cavilli burocratici e ostacoli legislativi. E per far questo occorrono le migliori energie umane dei diversi comparti pubblici, sociali ed economici, guidati da una determinata ed autorevole “leadership di area vasta”, capace di colmare il vuoto istituzionale, paradossalmente, lasciato da un incosciente legislatore.

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