giovedì , Aprile 18 2024

Comunicare e informare ai tempi del Covid-19

L’attuale emergenza sanitaria globale, ha ribadito il determinante ruolo dei social nella comunicazione. Il mezzo è messaggio e la notizia è emozione. Poco importa se la causalità è casuale, importa molto l’effetto e se l’effetto alimenta il negazionismo correlando, senza evidenza alcuna, la morte al vaccino va bene così. La notizia si dà e poi si contano i danni. L’opinione pubblica eterodiretta, modella, a sua volta, la narrazione in un loop tossico. E’ una maratonda in cui i sindaci, avamposti istituzionali dell’emergenza, inseguono Dpcm conto-draghiani e ordinanze regionali con adeguamenti locali e i cittadini…pure. Dal febbraio 2020 i primi cittadini hanno bypassato ogni altro medium e hanno eletto Facebook a palco perenne. Monologhi e artate interviste servono a amministrare, controllare, sanzionare e motivare senza mai trascurare la liturgia dei numeri, alimentando stanchezza e confusione. Nella fase storica delle distanze i sindaci hanno dovuto ritagliarsi nuove forme di vicinanza, sfuggendo al legalese in favore della semplificazione per rasserenare gli animi e trasmettere l’idea di una situazione complessa, ma sotto controllo. Per questa ragione il giornalismo si è adeguato. Le domande e le riflessioni sono state abolite in favore di un’interrotta narrazione, che deve convincere senza lasciare dubbi. Le perplessità e i chiarimenti sul modus operandi, non sempre chiaro, a dopo. Ora bisogna ubbidire e tacere poi si vedrà.

Gabriella Grasso

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