lunedì , Aprile 15 2024

Dal “datemi del Voi” a “i treni in orario”

Dal “datemi del Voi” a “i treni in orario”

Chi legge questo titolo sa già dove andremo a parare. Però, prima di andare a parare dove chi sta leggendo pensa che andremo a parare, siccome lì vi andremo realmente a parare (ma solo alla fine), diamo uno sguardo a due notizie apparse in questi giorni. La prima, da cui discende il primo virgolettato, prende spunto dall’uscita di una persona famosa, certa Demi Lovato, che ha esternato il suo fatto di essere “genere non binario” e quindi ha chiesto di rivolgersi a lei dandole del “loro” o del “voi”. Quindi, rivolgersi/rivolgervi a loro/voi dando loro/dandovi del “loro” o del “voi” (mamma mia quanto costano le battaglie di civiltà…). Ora, analizzando il loro, detto a una singola persona, è abbastanza sbagliata tranne che non si chiami Harvey Due Facce, il celeberrimo supercattivo di Batman che era una persona ma ragionava, e quindi parlava, riferendosi a due persone in lui (chi ha letto i fumetti di Batman o visto “Batman Forever” ricorderà). Siccome tra Demi Lovato e Harvey Due Facce, si dice, esserci una abissale differenza (non so a chi convenga la cosa), se proprio dobbiamo scegliere, preferiamo dare del “voi”. Però, a ben pensare, questa storia del “voi” non è che sembra quale grande conquista di civiltà. E non parliamo di “Signoria Vostra”, ma dei tanti “Voi”, “Vossia”, “Voscienza” (poi i dialetti si sono ingegnati) che si dicevano ai tempi di un celeberrimo ventennio (ecco che stiamo lì parando) che aveva sostituito il borghesuccio “lei” con un più virile “voi” (poi andiamo a capire dove sta la borghesia e la virilità…).
Ma comunque, prima di cadere nella tentazione di addentrarci in sentieri che gli alti combattenti per la nuova nuovissima civiltà aborrono pensando che a furia di aborrire in fondo in fondo la cosa piace, passiamo ad un’altra notizia: in Giappone un treno ritarda di 1 minuto e succede il pandemonio. Partendo dal presupposto che in Italia succede un pandemonio se il treno non ritarda almeno mezz’ora (ormai i nostri orologi sono puntati con la canonica mezz’ora di ritardo), chi vi ricorda se diciamo quella celeberrima frase “Quando c’era Lui i treni arrivavano in orario”? Chi è quel Lui? Anzi, per aiutarvi, quel LVI? Vero che la storia ormai ha assodato che anche con Lui/LVI (dopo loro/voi ci permetterete la doppia nomenclatura) i treni non arrivavano proprio in orario, però fa riflettere come in una settimana si siano concentrate due notizie che ci proiettino in un’altra dimensione. Che poi, parlando di Giappone, sappiamo che anche questo stato ha avuto i suoi momenti in quel passato. Ma vabbè, tra il voi/vossia/loro e i treni che in Giappone non possono sgarrare neanche di un minuto (quando in Italia si sgarra tutto), possiamo andare a dormire sogni tranquilli pensando a quanto disagio c’è nel mondo (peraltro sotto pandemia) se le cose importanti sono un pronome personale e un minuto di ritardo.

Alain Calò

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