martedì , Aprile 16 2024

Il Natale inclusivo secondo l’Europa

E ci mancava anche questo: che in nome dell’inclusione (leggasi ipocrisia di massa) adesso bisogna misurare le parole anche nel Natale. Guai più a nominare il Natale, potrebbero offendersi i sommi sacerdoti dell’inclusione (se si offendono i cristiani o anche gli atei ormai abituati a quell’atmosfera magica che è il Natale vi è un bel, alla meglio, “chissenefrega”, alla peggio bollati per direttissima come fascisti). Ovviamente questa del Natale è una storia vecchia che il genio di Giovanni Guareschi aveva ben trattato in un racconto dal titolo “Il Compagno Gesù”. Noi, ovviamente, non volendoci paragonare a Guareschi, proveremo, 50 anni dopo, ad immaginare il Natale (ops, le festività decembrine) secondo i canoni Europei. Immaginiamo un Presepe vivente secondo i dettami di Bruxelles, con (anche se i nomi cristiani saranno anch’essi vietati) Giuseppe e Maria.
Entrano Giuseppe e Maria sulla scena, meglio se stanno sopra ad un barcone (eh, la dobbiamo fare tragica). Maria è incinta e sta per partorire. Giuseppe entra in un locale e chiede soccorso.
“Potrebbe Lei ospitare mia moglie che sta per partorire?”
“Mia moglie!?” fa il proprietario, ultra inclusivo, a Giuseppe “Ma come non si vergogna a definire una donna “sua”. Questo è sessismo, ed è maschilismo, fuori di qui!”
Allora Giuseppe entra nel secondo locale
“Non le posso dare ospitalità”, il secondo proprietario “lei è bianco e quindi toglierei il posto ad un nero. Dobbiamo essere inclusivi”.
Terzo locale
“Ha il green pass?” chiede il proprietario.
Giuseppe, non avendo il green pass (perché non ha il cellulare dove tenerselo e la stampante per stamparlo) non poté entrare.
“E allora, Giuseppe?” fa Maria sempre più sofferente.
“Niente cara Maria…”
“Maria!” grida un vigile inorridito “Ma lei ha detto Maria? Ma non si vergogna? Lei è in un retaggio culturale oscuro…”
“Ma io mi chiamo Maria”
“Non può essere”, continua il vigile, “Bene, intanto mille euro di multa. E in nome dell’inclusione Europea da oggi lei si chiama Maometta!”
Il vigile se ne va e Maria (ora Maometta) e Giuseppe sono da soli al freddo.
“Mah, vediamo se troviamo una mangiatoia”
Andarono e trovarono una mangiatoia ma, ovviamente, senza bue ed asinello perché il movimento animalista, inclusivi anche loro, hanno vietato lo sfruttamento di qualunque animale.
Ad un certo punto, Maria (per l’Europa ora Maometta) dà alla luce un bel bambino.
“E’ Nato, il Salvatore è nato” si sentì lontano da parte di un angelo.
“Fermi tutti”, un altro vigile “il Salvatore è nato nuovamente maschio? Questo è razzismo e non vengono rispettate le quote rosa, rispeditelo al mittente perché quest’anno deve nascere la Salvatrice. Così vuole l’Europa”
“Fermi tutti”, un altro vigile ancora “la Salvatrice? E noi dobbiamo imporre il sesso ai nascituri? No, sarà l. Salvat…. (non appartiene alla storia ma per informazione ci ho perso una vita a trovare sta specie di e rovesciata, cosa non si fa per amore di inclusione)”
“Marì” fece ad un certo punto Giuseppe “te la posso dire una cosa?”
“Dimmi Giuseppe”
“Di questa Europa che, al posto di pensare ad una cooperazione tra Stati per combattere la pandemia, di una politica per permettere a tutti di avere un lavoro e non campare di sussidi, di permettere un equo scambio di ricchezze, di realizzare il sogno di pace e prosperità per tutti, si mette a pensare alle parole e alle forme, al posto della sostanza, mi son proprio rotto i …”
E pace in terra a tutti (se iniziamo a dire Uomini si apre un’altra tragedia) di buona volontà (o meglio a quelli che non perdono tempo dietro a queste fesserie).

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