martedì , Aprile 16 2024

Istituzioni intermedie nel partenariato pubblico-privato per il Pnrr proposto da Gallo, segretario Cisl Ag-Cl-En

Nell’appello di Emanuele Gallo, segretario generale Cisl Ag-Cl-En a costituire un partenariato pubblico-privato per rispondere alla sfida rappresentata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che lui considera “l’ultima chiamata per le aree della Sicilia centrale”, c’è la consapevolezza del ruolo decisivo che le istituzioni intermedie possano e debbano svolgere. Lo sviluppo non nasce dal nulla e nel vuoto. E’ il risultato delle iniziative delle organizzazioni locali d’interesse, delle amministrazioni locali, delle strutture educative, delle organizzazioni consortili non temporanee, delle amministrazioni periferiche sul territorio dello Stato, degli imprenditori, delle camere di commercio e delle banche locali. Tutte queste istituzioni devono essere in grado di elaborare una complessiva e articolata visione progettuale d’insieme a lungo termine delle loro iniziative. Quando tutto questo manca, c’è da preoccuparsi. Ed è su questa carenza di partnership e di iniziative concrete che Gallo punta il dito, quando dice che, oltre l’entusiasmo di facciata manifestato e delle buone intenzioni dichiarate, non riscontra da parte delle istituzioni locali “il febbrile lavorio di chi crede in uno strumento fondamentale per il rilancio della nostra terra”, il Pnrr, che pone dei limiti temporali ravvicinati per la sua attuazione. Entro il 2023 dovranno essere impegnate le risorse del Pnrr, che si chiuderà nel 2026. Pare che solo il comune di Gela stia pensando ad una collaborazione con l’Università di Catania per cogliere e utilizzare al meglio le opportunità offerte dal Pnrr. Tra le istituzioni locali che possono svolgere un ruolo, che può essere positivo o negativo ai fini dello sviluppo locale, non ci sono solo concrete e materiali organizzazioni. Un peso, e talvolta decisivo, hanno anche le istituzioni immateriali quali i modelli formali e informali di cooperazione tra le organizzazioni imprenditoriali, la propensione all’azione collettiva delle organizzazioni economiche e l’orientamento della comunità economica e civile verso l’associazionismo. Senza queste istituzioni immateriali, è difficile mettere in piedi il partenariato pubblico-privato che auspica Gallo. A pensarci bene, questo richiamo alle istituzioni intermedie, scaturisce dalle riflessioni sugli scarsi esiti che hanno avuto tutti i tentativi di sviluppo locale messi in campo con patti territoriali, progetti integrati territoriali e gruppi di azione locale per lo sviluppo rurale nella Sicilia centrale. Il ruolo delle istituzioni intermedie è stato fondamentale nella nascita e nello sviluppo di sistemi produttivi locali di successo, come ce ne sono stati in passato non molto lontano nel nord Italia, ad esempio, con i distretti industriali delle calzature a Vigevano in Lombardia e Fermo nelle Marche, degli occhiali nel Cadore e del mobile artistico nella bassa veronese. Lì, c’erano anche degli artigiani specializzati nella fabbricazione di componenti ed accessori del prodotto finale. Uno degli esempi più recenti, del 2016, è l’intervento della Fondazione Cariplo nei progetti di sviluppo locale di due aree interne della Lombardia: “Oltrepò(bio)diverso” (capofila Fondazione Sviluppo Oltrepò pavese) e “Valli Resilienti” (capofila Comunità montana di Valle Trompia). Spingere le istituzioni intermedie esistenti della Sicilia ad assolvere questo stesso compito è il senso della partnership pubblico-privato di cui parla Gallo. Resta da vedere quale di queste istituzioni intermedie prenderà l’iniziativa per convincere le altre a costituirla. Ci vuole un’istituzione intermedia che abbia autorevolezza, visione d’insieme, competenza e capacità di leadership e di coordinamento.
Silvano Privitera

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