venerdì , Aprile 19 2024

Sicilia. Riforma Province… avanti tutta!

A quanto pare la contro riforma dell’ente intermedio è un adempimento programmatico al quale pensano quasi tutte le forze politiche presenti all’ARS. Si tratta di capire da dove ricominciare e soprattutto come, visto che la Sicilia è vincolata dalle previsioni dello Statuto. Ne parliamo con Massimo Greco.

Da dove si ricomincia?

Bisogna intanto capire se il nuovo legislatore vuole fare cose serie o vuole soltanto ripristinare l’elezione diretta degli organi di governo dell’ente intermedio. Nella prima ipotesi, prima di parlare di modelli istituzionali bisogna studiare i territori. Un buon sarto non realizza il vestito senza prima avere preso le misure di chi lo indosserà. Da anni si commette lo stesso errore. I territori sono costretti ad adattarsi ad un modello istituzionale inadeguato perché troppo stretto o troppo largo.

Questo cosa comporta?

Che bisogna stabilire a monte se ripristinare un ente territoriale di governo come prevede la Costituzione o mantenere un ente consortile come prevede lo Statuto siciliano. La scelta del modello comporta importanti effetti conseguenziali sul fronte ordinamentale, su quello territoriale e su quello finanziario.

Cioè…

Ripristinare l’elezione diretta degli organi di governo di un ente territoriale come la Provincia avrebbe maggiori margini di coerenza con gli attuali orientamenti costituzionali. Non scommetterei neanche un euro sulla compatibilità costituzionale dell’elezione diretta degli organi di governo in enti consortili come quelli vigenti.

Sul fronte territoriale?

Non è scritto in nessun posto che i territori devono stare confinati all’interno di perimetrazioni amministrative non più rispondenti alla realtà. Bisogna riconoscere – questa volta seriamente – la libertà ai Comuni di aderire all’ente intermedio più prossimo alle rispettive esigenze. Mantenere con forza di legge le attuali gabbie istituzionali non serve a nessuno, né questo grave vulnus è stato risolto dall’imbroglio delle città metropolitane. Viene da ridere pensare alla città metropolitana di Messina che comprende Comuni che vanno da Taormina a Capizzi.

E poi rimane la questione finanziaria…

Assolutamente sì, uno dei principi costituzionali che non è stato fin qui rispettato è che ad ogni trasferimento di funzioni ad un ente locale, deve corrispondere un adeguato trasferimento di risorse economico-finanziarie, pena l’alterazione del necessario rapporto tra complessivi bisogni  del territorio e l’insieme dei mezzi finanziari per farvi fronte.

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