sabato , Novembre 26 2022

Q – COMUNE ENNA: VAMOS A MATAR COMPANEROS

La strada del neo sindaco di Enna, Paolo Garofalo, già difficile in partenza, si va facendo sempre più insidiosa.
Qualche giorno fa l’ex vicesindaco Petralia aveva lanciato il grido d’allarme, e si è rivelato facile ed accorto profeta, perché immaginava o sapeva che si stava combattendo attorno ai nomi degli assessori la prima vera battaglia fra Crisafulli e Galvagno, fra area Bersani e area Franceschini, fra ex DS ed ex Margherita e per semplificare ulteriormente tra ex PCI ed ex DC mischiati per fare ancora più confusione. Ed era una battaglia combattuta ancora una volta contro le regole che il PD si è dato. L’hanno fatto per cacciare Agnello, lo hanno fatto per le primarie, lo stanno facendo per la giunta.
Le regole sono fatte per essere infrante diceva un vecchio detto e qui l’hanno preso alla lettera.
Tuttavia Garofalo, alla prima vera difficoltà sembra uscirne bene. Due giovani (Grippaldi e Guarasci), due “tecnici” esperti (uno di area cattolica, l’altro di area socialista) e due “oboli” alla politica: l’uno da sempre buon gregario fedele e tenace, l’altro con l’arroganza delle correnti, e che fa spazio ad un altro “sacrificato” (Schillaci che va alla Provincia).
Tutto sembra avere una logica ed è una logica accettabile, solo parzialmente di spartizione, quel minimo per andare avanti.
Nel caso di Notararigo ho parlato di arroganza senza malizia, perché la politica si fa anche così: con determinazione e senza sentimentalismi. Mi meraviglia soltanto la giustificazione che ha dato a questa nomina: ha voluto chiarire che Girasole non fa parte dell’area Letta, non fa parte di “loro”. Era solo un “aggregato” quando si è trattato di metterci la faccia e qualcos’altro. Al momento di incassare (vedi poi che guadagno) non lo conoscono nemmeno!
Ma la grande guerra fratricida è nascosta nei nomi che non ci sono e nella dura scelta di tre gruppi consiliari. Quando vi dicevo che i numeri di Moceri e di Garofalo non corrispondevano alle forze in campo era il 15 giugno (andatevi a rileggere “I gladiatori” fra gli editoriali). Quando parlavo del solito giochetto e dicevo che mancavano un paio di migliaia di voti al sindaco non fantasticavo. Vi rinfresco la memoria.
“Quello che è certo che ancora una volta qualcuno dentro il centro-sinistra, che oggi si chiama tutto PD ma che esprime sempre le due anime contrapposte, ha provato a fare il solito giochetto che per ben tre volte ha fatto perdere il candidato della sinistra al ballottaggio, alla faccia dell’unità ritrovata dopo la cacciata degli eretici! Se questa volta non è riuscito è solo perché la battaglia dentro il centro-destra era ancora più forte e insensata”.

Ora sapete tutti ufficialmente come stanno le cose.
1) Il 13 e 14 giugno i voti della lista Enna Libera non erano poi così pochi (mai sottovalutare l’odio razziale, che in Sicilia è più forte per i propri simili).
2) Il 5 luglio Primavera Democratica non è entrata in giunta e ha formalizzato il primo strappo.
3) Il 9 luglio Primavera Democratica voterà il suo presidente del Consiglio (volete scommetterci che sarà Gargaglione?) contro quello ufficiale del PD, con tanti saluti per gli auguri al sindaco e l’appoggio all’amministrazione.
E se Enna Libera ed Enna a centro a quel punto votassero anch’essi per il presidente uscente? Ci sarebbe da divertirsi con un dodici a dodici che nemmeno i tempi supplementari potrebbero schiodare dal pari.

Ma un altro scenario si potrebbe configurare in teoria. Un centro-destra più accorto e meno litigioso, anziché starsene rannicchiato in un cantuccio in attesa di perdere la Provincia, proporrebbe alla “Primavera” un nome laico (che so? Mario Messina o lo stesso Di Pietro) e andrebbe alla guerra sicuro di vincere questa prima schermaglia e diventare maggioranza al primo tentativo.
Ma questi sono sogni. Quelli là, siano schiavi o liberi, lealisti o linotipisti, per la Sicilia o per l’autonomia, romani o palermitani, hanno deciso di perdere e non li schiodi nemmeno a martellate.

Torniamo con i piedi per terra. Non c’è motivo per temere uno scenario così rivoluzionario, cari compagni, anzi compañeros. Semmai il buon Vetri, candidato secondo le regole del PD rimasto, si vedrà affiancare da un decano come Salvo Di Mattia (PdL Sicilia) mentre Enna al centro si asterrà e il mix PdL-MPA voterà la bandiera della Ferrari. Poi tutti a casa contenti, almeno per quella sera.

Io invece non riesco a dormire. Intanto, a scorrere nuovamente la lista degli assessori, mi viene qualche dubbio sul vicesindaco designato. Il prof. Di Dio non è propriamente un tecnico d’area come lo è a tutti gli effetti l’ing. La Rocca. Ha un trascorso (remoto) di democristiano ed è più propriamente un attivista cattolico e per giunta ha fama di ipercritico. Soprattutto non ha mai manifestato sentimenti sinistrorsi. Durante la campagna elettorale non si è schierato come invece hanno fatto tanti altri dirigenti pubblici. Anzi, se dovessi sbilanciarmi, lo avrei detto simpatizzante di Cimino e dato più vicino alla zona centrale di Enna al Centro. Al centro del centro.
Non datemi retta, lo sapete che mi invento le cose. Ma più ci penso e più mi chiedo cosa ci sta a fare un cattolicissimo di centro, in posizione così avanzata? Il sospetto più malevolo e sicuramente ingiustificato è che l’inciucio ci sia, inaspettatamente, con Cimino anzi con l’area rappresentata dal trio dei suoi eletti. Dopo gli sfracelli promessi e messi in atto in finir di legislatura da due di loro, il trio si è detto aperto, guarda caso, a valutare di volta in volta le proposte che il sindaco farà per la città. Bello chiaro e tondo. E questo sarebbe un omaggio se non a loro almeno all’area che occupano.

Se lo scenario è davvero questo, altro che pareggio e spareggio. Garofalo si è guadagnato una bella maggioranza trasversale con tanti saluti ai suonatori (della Margherita).
Allo stesso modo, se questa malignità dovesse rivelarsi vera (un vicesindaco ai moderati di centro), sarebbe il degno premio per quelli del PdL Sicilia, con o senza donne in testa. Vi siete esposti ma con moderazione, avete contribuito al successo del PD ma con moderazione, e alla fine venite premiati anche se con tanta, tantissima moderazione. Vi resta infatti soltanto il vicepresidente del Consiglio, che avevate anche con Agnello e senza fare tante alchimie. E anche quello con il forse.
Quelli là invece, quelli sempre in movimento, rientrano alla grande anche se sotto mentite spoglie e restano duri e puri, perché non sono mai scesi a compromessi se non con Moceri. Ma quello era Cimino non era OPEN e non erano nemmeno quegli altri là, quelli di Crocetta.

P.S. Metà dello scenario è reale e realistico, l’altra metà me lo sono costruito secondo la logica e un po’ di cattivo fumo. Se son fiori fioriranno (venerdì), altrimenti portateli sulla mia tomba a El Paso. “Mortacci tua, vita mea!”

Q – Giorgio L. Borghese



Q è la quindicesima lettera dell’alfabeto italiano e la diciassettesima di quello latino ed è l’unica lettera che nella nostra lingua non si può leggere da sola, se non accompagnata dalla “u”.
In questa ottica Q è una lettera “singolare”, nel senso di particolare, unica, e “plurale” nel senso che non può stare da sola.
Q è pure il titolo di un romanzo scritto da quattro autori sotto lo pseudonimo multiplo di Luther Blisset, e che si definiscono “nucleo di destabilizzatori del senso comune”.
Q è dunque “plurale” anche in un senso più ampio. Lascerà di volta in volta a voi lettori informatici il compito di completare ed interpretare, secondo la vostra libera scelta o inclinazione politica, le provocazioni che vi verranno proposte dall’autore, un ennese che da lontano ma puntualmente segue, attraverso internet, gli eventi che travagliano questa terra.

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