mercoledì , Settembre 22 2021

Q- GHOSTBUSTERS: acchiappafantasmi al Comune di Enna

Lo sapevate che i fenomeni paranormali esistono anche da noi? È di pochi giorni fa la notizia che nelle campagne nei pressi di Enna sono stati rinvenuti dei cerchi nel grano. Veramente ci saremmo aspettati qualche cosa di più da questi presunti alieni che non due elementari e banalissimi “cerchi”. Hanno saputo fare molto di più in giro per il mondo, con splendide e articolate geometrie, veri e propri caleidoscopi di forme iscritte e circoscritte ai cerchi veri e propri. Si vede che siamo un paese abbandonato da tutti, anche dagli extraterrestri, che “ci schifano” e ci mandano qui solo i ragazzi di bottega, gli apprendisti e non i maestri.
Ma non dobbiamo essere pessimisti a tutti i costi. I fenomeni paranormali possono essere di tanti tipi diversi e non necessariamente provenienti dallo spazio fisico, più o meno lontano.
Io sono un borghese piccolo piccolo nell’universo multiforme dei Borghese/Q che scrivono per questa rubrica, ma non per questo sono uno sprovveduto. Vi parlerò perciò degli avvistamenti avvenuti nella città capoluogo da qualche mese a questa parte.
Facciamo un inciso: ma capoluogo di che cosa? Visto che non è capoluogo di regione, sarà capoluogo di provincia; ma la provincia non esiste più per una sedicente legge della Regione Siciliana, ispirata dalle visioni del monarca pro-tempore in qualche trasmissione televisiva. Ma continuiamola a chiamare città capoluogo per comodità.
La città di Enna ha una tradizione nel campo dei fantasmi.
Dai miei ricordi d’infanzia ricordo che si diceva che nelle case in prossimità del quadrivio Monte (all’incrocio tra via Libertà e i viali Diaz e IV Novembre dove poi fu costruito il Provveditorato agli Studi) c’erano i fantasmi. I più grandi ed esperti di noi ragazzini giuravano di avere sentito di sera grida e rumori di catene.
Un’antica leggenda, che ho letto da grande, racconta che lungo il viale si ode di quando in quando (a mezzanotte?) lo scalpiccio di un cavallo al galoppo, che va e viene e che secondo gli anziani è proprio Federico II che torna a Castrogiovanni per la caccia.
Anche nel centro storico c’erano edifici infestati da anime penanti, soprattutto vicino ad alcuni dei tanti monasteri e ho raccolto negli anni racconti di prima mano in questo senso.
Forse i fantasmi a Castrogiovanni ci sono ancora.
Dico “forse” perché anche i fantasmi, come ho cercato di raccontarvi, si mostrano agli umani sotto le sembianze di monaci che compaiono e scompaiono, si fanno sentire con grida, lamenti e stridori vari; nei casi più comuni muovono oggetti di nascosto e spaventano di notte la gente.
Invece i fantasmi di cui vi voglio raccontare io non danno alcun segnale della loro presenza; sono impalpabili come spiriti, non muovono oggetti, non si fanno né vedere né sentire, sembra proprio che non esistano.
E invece no, sfogliando qualche vecchio giornale è possibile trovare traccia di loro.
Hanno nomi nobili e fantastici, che evocano leggende medioevali come quelle che vi ho raccontato prima, come Floresta o Nasonte. Sono ambigui e sornioni come solo i fantasmi sanno essere: hanno nomi d’uomo ma sono donne, come un certo Marco che si fa chiamare Angela, hanno cognomi plurali con un articolo singolare accoppiati a nomi da principessa delle favole come Fabiola, si fingono complementi di specificazione perché dovrebbero rispondere alla domanda di chi? di che cosa? quando invece ormai anche le pietre lo sanno che di complementi retti dalla preposizione “di” ce ne sono a centinaia: di materia, di denominazione, partitivo, di abbondanza o privazione, addirittura di colpa… e soprattutto questi non ci dicono niente da molto tempo.
Sono tutti replicanti dei loro predecessori in giunta, di cui almeno si conoscevano faccia e nome.
C’è poi il più simpatico e inquietante di tutti, il fantasma verde e morbido chiamato Slimer, che si fa passare a volte per vicesindaco. Ed è l’unico che ogni tanto si fa vedere da noi, anche lui come il suo predecessore, che invece si faceva passare per il fantasma del grande scrittore Nino Savarese, che poi alla fine era solo una scuola.
Per cercare di afferrare gli inafferrabili c’è chi ha provato con le sedute spiritiche, chi chiamando qualche medium famoso, poi alla fine si sono arresi e hanno chiamato gli acciappafantasmi, i capi dell’opposizione, che con i loro zaini protonici hanno incrociato i flussi delle loro potenti armi in un’impresa rischiosissima, combattere Gozer, il capo dei fantasmi.
La conclusione la potete leggere direttamente su Wikipedia: Gozer dà la possibilità ai quattro ghostbusters di scegliere la forma fisica della calamità con la quale essere distrutti. Per evitare di rispondere, gli Acchiappafantasmi non pensano a nulla, ma inavvertitamente a uno di loro viene in mente un’immagine simpatica e innocua della sua infanzia. Ed ecco che Gozer si materializza sotto forma del tenero pupazzo, gigantesco e minaccioso della pubblicità: un sindaco di nome Paolo.
Sarà per questo che dell’opposizione non si è sentito più parlare.

 
Q – G.L. Borghese
glborghese@gmail.com

 
Q è la quindicesima lettera dell’alfabeto italiano e la diciassettesima di quello latino ed è l’unica lettera che nella nostra lingua non si può leggere da sola, se non accompagnata dalla u.
In questa ottica Q è una lettera “singolare”, nel senso di particolare, unica, e “plurale” nel senso che non può stare da sola.
Q è pure il titolo di un romanzo scritto da quattro autori sotto lo pseudonimo multiplo di Luther Blisset, e che si definiscono “nucleo di destabilizzatori del senso comune”.
Q è dunque “plurale” anche in un senso più ampio. Lascerà di volta in volta a voi lettori informatici il compito di completare ed interpretare, secondo la vostra libera scelta o inclinazione politica, le provocazioni che vi verranno proposte dall’autore, un ennese che da lontano ma puntualmente segue, attraverso internet, gli eventi che travagliano questa terra.
Q è “plurale” anche in un senso più ampio.

PS – A chi credeva che era tutta un’invenzione consiglio di dare uno sguardo al titolo del libro di Giuseppe Barcellona, “Q L’enigma del Messia”, Edizioni La Zisa.

 

Il boa e la gazzella smarrita by Giorgio Borghese
Il sole basso di un giorno ormai declinante. Il volto di una ragazza dolcemente abbandonato su un prato. Lo sguardo di un uomo in procinto di innamorarsene. Tutto molto naturale, se a gravare quest’uomo non ci fossero tre dozzine di anni in più della ragazza e un bel po’ di chili di troppo. Un minimo di saggezza avrebbe suggerito di abbandonare la partita. Ma gli dei talvolta si divertono ad accecare coloro che vogliono perdere; e con il suo folle danzare tra realtà e immaginazione, il sogno in mezzo a far da tramite, il nostro quasi vecchio e quasi grasso protagonista entra nel novero di quegli sventurati…

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