lunedì , Giugno 21 2021

Raffineria Gela. Cisl su investimento di 700 mln di euro

raffineriaLa Ust Cisl di Agrigento Caltanissetta ed Enna, valuta positivamente l’investimento di 700 milioni di euro (400 già previsti nel piano industriale precedente, più 300 milioni per il nuovo impianto idrocracker) che Eni ha attivato, puntando alla produzione di gasolio, perché rende la raffineria più ecosostenibile. Poiché questa operazione comporta una riduzione di duecentottanta posti di lavoro, e di altri ottanta che vengono esternalizzati, la forza lavoro complessivamente passerà dagli attuali mille a seicentrotrenta unità. Alla luce del momento di grave crisi occupazionale, in un territorio con grosse difficoltà, diventa necessario puntare su investimenti dall’esterno, alternativi, diversificando le produzioni nelle aree dimesse, con l’obiettivo di riequilibrare subito i livelli occupazionali. La raffineria deve velocizzare la disponibilità di tali aree da assegnare alle aziende che ne fanno richiesta, rendendo operative le assegnazioni non a parole, ma in tempi certi, dando le utilities (acqua, luce e gas) al costo di produzione. Questo significa che tutti gli attori coinvolti, in primis i potentati economici, devono indirizzare e attrarre gli investimenti dall’esterno verso tali aree.

Solo per tal via, si potranno compensare i posti di lavoro in meno del diretto (280 unità) e la graduale riduzione dell’indotto che avverrà alla fine dei quattro anni di investimenti. Consentire alle piccole e medie imprese di insediarsi nelle aree dimesse bonificate, farà dell’area dell’ex polo petrolchimico, una piccola zona franca.

Le informazioni dei giorni scorsi circa l’investimento di Eni che si concentra solo sul Gasolio, seppur positive per le ricadute economiche, impongono di avviare subito tali processi di diversificazione delle produzioni nell’area industriale. Non bisogna infatti dimenticare che il territorio pagherà la riduzione degli attuali assetti occupazionali di Enimed (diretto e indotto) anche per l’aumento delle Royalties dal 10 al 20%, poiché ridurrà l’attività di intervento nei pozzi petroliferi, e quindi l’impatto occupazionale del territorio.

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