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Tutti a mare per un pieno di iodio.. forse..

mare-e-iodioÈ vero che respirare l’aria di mare fa bene per fare il pieno di iodio? O è solo una scusa in più per partire in vacanza?

I mari e gli oceani sono la riserva di iodio più abbondante del pianeta Terra per cui sicuramente nell’aria di mare la concentrazione di iodio è superiore a quella presente nell’aria di montagna.

Il vero problema sta nel fatto che l’organismo umano non è una macchina e, per questo, non è in grado di assorbire lo iodio dall’aria in maniera efficiente.

Il nostro fabbisogno quotidiano di iodio è di almeno 150 µg e, per la donna, 200 µg durante l’allattamento, per compensare la quota di iodio secreta nel latte, e 175 µg in gravidanza, per tenere conto delle esigenze per lo sviluppo fetale, come riportato dai LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana) in accordo con quanto suggerito nelle RDA americane.

Facendo dei calcoli, se volessimo recuperare dall’aria la quantità di iodio sufficiente almeno a soddisfare il nostro fabbisogno quotidiano, dovremmo dunque stare sul bagnasciuga a respirare profondamente per 10 lunghe ore, tutti i giorni.

L’aspetto vantaggioso della vacanza al mare sta, al limite, nel fatto che diventa più facile mangiar pesce, frutta e verdura cresciuta in un suolo sicuramente molto ricco di iodio, o bere latte prodotto da vacche che hanno mangiato foraggio locale ricco di iodio.

Ma cos’è lo iodio? E perché è tanto importante?

Lo iodio è il minerale essenziale per la produzione degli ormoni tiroidei (T3 e T4). Se c’è carenza di iodio la tiroide non riesce a sintetizzare più i suoi ormoni e tende a ingrossare vistosamente, essendo di continuo stimolata dall’ormone TSH a catturare più iodio possibile dal plasma. Questo ingrossamento si chiama gozzo, ed è tanto più visibile quanto più la carenza di iodio è severa e prolungata nel tempo. L’organismo, per fortuna, possiede buone riserve sia di iodio che di ormoni tiroidei, ma una carenza cronica di iodio nell’alimentazione porta prima o poi alla diminuizione dell’attività della tiroide. Gli effetti visibili sono: rallentamento metabolico generale (glucidico, proteico e lipidico) con conseguente tendenza ad ingrassare, eccessiva sensibilità al freddo, affaticabilità, debolezza, palpitazioni e pressione bassa.

La carenza di iodio è anche associata a un aumento di rischio di tumore alla tiroide: quest’ultima infatti, nel disperato tentativo di captare iodio, assorbe come una spugna anche lo iodio radioattivo proveniente dalla contaminazione radio nucleare dell’ambiente.

Stati carenziali pregravidici, inoltre, possono causare aborti, incremento della mortalità peri-neonatale, anomalie congenite, alterazioni neurologiche, deficit mentale.

Vista la sua importanza, in Italia dal 1990 si è deciso di introdurre l’obbligo di addizionare di iodio il sale da cucina (30 mg/kg di sale) per ottenere il sale iodato, auspicando di estenderne l’impiego anche all’industria conserviera ed alla zootecnia, al fine di prevenire nella popolazione generale l’insorgenza del gozzo.

La miglior soluzione è, in ogni caso, cercar lo iodio negli alimenti. La sua presenza è estremamente variabile in base alla composizione del suolo, all’acqua utilizzata nella produzione, e, per gli alimenti di origine animale, anche al contenuto di iodio nella dieta degli animali.

Consumare regolarmente pesce di mare è sicuramente un buon modo di assicurarsi un ottimo apporto di iodio (da 50 a 100 µg/100g): essi infatti lo concentrano direttamente dall’acqua di mare e lo accumulano nei propri tessuti.

La fonte alimentare principale di iodio è rappresentata però dalle alghe marine. Nell’alimentazione orientale sono un alimento molto usato, tant’è che lì il gozzo è da sempre stato sconosciuto.

Le alghe fresche di mare sono da consumare crude ad insalata o cucinate al vapore: in Italia non sono molto richieste e dunque non sono neanche facili da trovare.

Per il nostro scopo vanno benissimo comunque anche le alghe essiccate, più comuni, che contengono anche fino a 500mg di iodio ogni 100 g. Possono essere utilizzate per brodi, minestre o, con il caldo estivo, anche per sfiziosi involtini (alga Nori).

Se preferiamo possiamo utilizzare le alghe in forma polverizzata (alga Spirulina, Kelp e Kombu), praticamente insapori, da aggiungere a minestre, latte, succhi di frutta o acqua.

Infine, per i più pigri, troviamo anche alghe sottoforma di integratori come capsule o pastiglie.

In conclusione, andiamo pure a mare quando abbiamo bisogno di acqua e relax, ma quando abbiamo bisogno di iodio, possiamo già iniziare dal tavolo di casa nostra mangiando pesce e aggiungendo le alghe alla nostra dieta!

Dott.ssa Elena Barbarino

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