giovedì , Settembre 23 2021

Teatri di pietra Sicilia. Aidone: a Morgantina lo spettacolo Caligola

caligola_aidoneAidone. Tutto inizia dalla fine. Lo spettacolo è da poco terminato, il pubblico sta scemandosi, gli attori ricevono meritate ovazioni dai pochi ancora presenti dopo che persistenti problemi tecnici hanno messo a dura prova la loro concentrazione. Un’anziana piccolissima signora attraversa con fiera precauzione la cavea del teatro antico di Morgantina. Non ci si può non fermare ad osservarla e bloccare tutto il mondo nell’attesa che la sua piccola immagine sparisca nel buio e contemplarne come una resistenza al tempo e alle sue crisi di vario genere. Quella stessa resistenza contro se stesso e contro il mondo esterno che ha connotato il personaggio di Caligola dalla fine all’inizio: la scoperta che anche il dolore ha una fine e non dura per sempre e sembra addirittura non avere senso, quanto meno non nel modo distruttivo e perverso che da imperatore generoso e amato dal proprio popolo lo ha visto trasformarsi in carnefice dedito alla realizzazione di qualsiasi irrefrenabile desiderio. E perché? Per non pensare, per non ascoltare quel dolore emerso con follia dopo la morte della sorella e amante Drusilla, il cui spettro continua ad aleggiargli intorno anticipandone le intenzioni e rafforzandone le azioni, anche quando Caligola è sul punto di sentirsi un Dio, “Se l’uomo credesse nel teatro saprebbe che chiunque può farsi Dio” afferma cinico e fiacco.

Ma tutti coloro gli ruotino intorno: il filosofo materialista Cherea (che guiderà la congiura contro l’imperatore ma gli riconosce la capacità di far scaturire dalla poesia l’azione), il fragile e innamorato poeta Scipione, la devota e sacrificata sposa Cesonia, le due guardie amazzoniche; non fanno che accrescere il divario fra ciò che egli si crede di essere e ciò che è realmente: un uomo fatto di vuoto, di nulla, che da quando ha deciso di essere logico e di fare “i conti dello Stato” (questo gli è stato insensibilmente chiesto al suo rientro a Palazzo dopo la morte dell’amata Drusilla) non si sente più vivo quando non uccide perché i vivi non bastano a riempire l’universo.

E quando afferma affranto “Sono animato da una passione troppo forte per la vita” costringe inevitabilmente a pensare a quanto egli abbia messo in pericolo il concetto stesso di normalità e di passiva accettazione delle regole. Non è un caso che Cherea ne motivi la necessaria morte con queste parole “Non si può più permettere l’insinuarsi della follia nella realtà, in un attimo”. La follia di Caligola induce a riflettere su forme di malessere assolutamente contemporanee: il senso della libertà e il confine della dignità umana, il rischio dell’omologazione sociale appartengono a coloro, che andando oltre la propria epoca, come Caligola, hanno tentato di superarne i limiti o le imposizioni.

Lo spettacolo Caligola e’ tratto dall’opera teatrale di Albert Camus e dal testo di Svetonio e conta su un cast quasi tutto al femminile: Cinzia Maccagnano è Caligola, in doppio con la figura della sorella/amante Drusilla, interpretata da Valentina Capone; Roberta Rossignoli è Scipione; Sebastiano Tringali è il senatore e filosofo; Luna Marongiu è Cesonia,sposa dell’imperatore; infine, Carlotta Bruni e Rosa Merlino sono due le guardie amazzoni. Regia e drammaturgia sono di Aurelio Gatti.

Lo spettacolo prodotto da MDA Produzioni Danza, ha debuttato al Teatro Antico di Morgantina, il 3i luglio, all’interno della nona rassegna “Teatri di pietra Sicilia”, ideata da Capua Antica Festival e diretta da Aurelio Gatti, promossa quest’anno, direttamente dai Comuni coinvolti con il sostegno dall’Associazione Teatri di Pietra Sicilia e Capua Antica Festival, in collaborazione con numerosi enti e organismi culturali come la Fondazione Whitaker, il FAI di Agrigento e il Polo Museale Pepoli di Trapani.

Le repliche: giovedì 1 agosto sull’isola di Mothia a Malsala, venerdì 2 agosto al Tempio di Hera a Selinunte, sabato 3 agosto nell’area archeologica di Cattolica Eraclea e domenica 4 nell’area archeologica di Vassallaggi a San Cataldo, Caltanissetta.

Livia D’Alotto

Photo Maria Catalano

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