giovedì , Aprile 22 2021

Monreale. Mons.Cataldo Naro, nel settimo anniversario della scomparsa

Mons.Cataldo NaroHo incontrato, per un tempo breve, Cataldo Naro, l’Arcivescovo umile dell’Età colta e presuntuosa, secolarizzata e individualista, affetta dal relativismo pernicioso annunciato, all’inizio del terzo millennio. N’avrebbe attraversato i primi anni, contando sul sacerdozio ministeriale e su quello laicale, e gli fui vicino arricchito dai suoi insegnamenti, impegni, proponimenti, azioni (Monsignor Cataldo Naro nato a San Cataldo, nella diocesi di Caltanissetta, il 6 gennaio 1951 è scomparso il 29 settembre 2006).

Lo avevo conosciuto mentre presiedeva la Facoltà teologica della Sicilia, docente, studioso, attento del movimento cattolico e della Chiesa di Sicilia, quando l’Europa cercava le sue radici e lui chiamava Francesco Malgeri e Danilo Veneruso, ad analizzare il cattolicesimo dell’Isola, a confrontarlo con le sfide dell’Europa, sul piano costituzionale, religioso, sociale, con la vocazione e la passione per la teologia, per l’ecumenismo, per la storia, per amare, nel suo lascito, l’umanità.

Quasi all’improvviso, lo ritrovai a reggere la diocesi di Monreale, un pò impaurito per la vastità e il glorioso, antico patrimonio religioso e culturale ereditato.

Ci convocò, a Poggio S.Francesco, presso il Centro mariano costruito dal Cardinale Carpino, alla presenza di docenti di storia e di teologia, provenienti da tutte le parti del paese, per presentare quelle eredità, e scoprirne i segreti, per accostare laici e religiosi presenti alla santità delle figure più rappresentative della chiesa locale: sacerdoti, vescovi, religiosi, pensatori, operatori sociali, che avevano contribuito a conservare e tramandare la fede.

Gli interessava conoscere e far conoscere i modelli di santità vissuti nella Diocesi, quasi un approccio ai valori incarnati dalla cristianità del territorio che la provvidenza gli affidava, per la sua missione pastorale, a recuperare vocazioni, storie e risorse umane da impegnare nell’evangelizzazione, nel progetto culturale della Chiesa italiana.

Scopriva i nomi di quella litania diocesana che avrebbe, da lì a poco, diffuso, come preghiera coinvolgente il passato, ma rivolta ai processi in corso, per dare un futuro saldo alle Parrocchie.

Ci additava, a tal fine, la santità da raggiungere, la Santità della porta accanto, della laica Pina Suriano di Partinico, presto beata, delle donne contemplative dalla profonda spiritualità, (Zangara, Cortimiglia, Santocanale), dei parroci Bacile, Governali, Cataldo, Mannino, Evola.Traguardi ardimentosi ma possibili, ai quali mirare, assieme, per un cammino che valeva la pena percorrere, nella comune responsabile partecipazione alla vita della Chiesa.

Era quella la chiamata del buon pastore a seguirne il cammino, rivolta a tutti i battezzati, ai singoli ed alle famiglie, al variegato mondo delle associazioni, ai movimenti di spiritualità. C’erano gli strumenti tradizionali da aggiornare, e quelli nuovi, da promuovere, nel settore della cultura e delle comunicazioni, nella diffusione della dottrina sociale, nell’organizzazione dei servizi catechistici, all’interno delle parrocchie, che avrebbe visitato, con lo sguardo rivolto all’intero territorio delle comunità servite, senza barriere ideologiche, per un dialogo sulla fede, fonte di speranza, d’amore verso il prossimo, di vocazioni.

Mi propose allora la costituzione del Serra Club. A Monreale, non esisteva, eppure in tutto il mondo era presente accanto ai sacerdoti, nelle diocesi tradizionali e di frontiera, per scoprire e accompagnare le Vocazioni, religiose e sacerdotali, laiche ordinate, e quelle, anch’esse ministeriali, verso la famiglia, nonché verso le professioni, le istituzioni amministrative o politiche. Ed ai serrani di Palermo e Monreale dettò gli esercizi spirituali di una Pasqua indimenticabile.

Accogliemmo il suo invito e costituimmo, con Aiello, Campanella, Castelluzzo, Ciacciofera,Colletti, Filippone, Gorgone, La Mantia, Macaluso, Maniaci, Marcianò, Marretta, Messina, Oddo, Russo, Terranova, Venuti, Vetrano, ed altri laici il Club diocesano, pur con le difficoltà territoriali, i ritardi abitudinari per le nuove generosità e responsabilità richieste.

Un fondatore del club entrava, da lì a poco, in seminario. Iniziammo, da allora, ad essere più vicini ai sacerdoti ed ai seminaristi, con la benevolenza di un vice Cappellano, Mons.Bacile, vigile ed entusiasta. Seguimmo così il cammino dell’Arcivescovo, anche quando si trovò ad operare per la riorganizzazione delle parrocchie e sembrò, ai distratti osservatori, d’essere solo. L’apertura dell’anno sociale del seminario entrò a far parte del nostro programma. La musica a servizio della liturgia, apparve, con i cori parrocchiali, in cattedrale, e poi nella sala S.Placido. Un serrano compositore, il biologo maestro Colletti, partecipava, per la prima volta alla Settimana di Musica Sacra di Monreale, presentando l’opera il Pantocratore. Si rinverdiva la tradizione degli organisti e dei musici monrealesi, di Sgarlata e Liberto, per parlare con le note tutte le lingue, così com’era avvenuto con i mosaici, da Naro rivisitati, e che insegnavano, con i tasselli degli artigiani musulmani e cristiani, il catechismo e la fede in un solo Dio. Naro ci offrì, allora, i locali per un’accademia di musica sacra, un’opera che avviammo, e per un Centro di ricerca nel settore fotografico ed uno sulla vita ed i bisogni degli anziani, iniziative queste da portare a termine, in suo onore.

Ebbe il tempo per incontrarci nella Consulta delle Aggregazioni laicali. Subimmo il fascino delle sue provocazioni e della sua fiduciosa speranza nel laicato, in preparazione anticipata delle giornate di Verona.E nacque il sito www.cdal-monreale.it della Consulta, per la comunicazione unitaria delle associazioni cattoliche e dei movimenti, segno dei nuovi compiti che la CEI gli aveva affidato. Per la prima volta, a Poggio S.Francesco, partecipammo all’Assemblea generale del laicato, ad una primavera della chiesa di Monreale, in un quasi profetico appuntamento con tutte le rappresentanze della diocesi, per ricapitolare, assieme, le sue incisive Lettere pastorali,ai Sacerdoti ed ai Fedeli, sul Ministero ordinato, sulla Parrocchia,s ulla santità, sulla famiglia, sulla legalità, sulla comunicazione. Ora la Consulta le raccoglierà nell’archivio, unitamente ai ricordi, agli articoli, ai saggi, alle iniziative promosse e suscitate, ed il cui eco usciva dalla diocesi per irradiarsi nei massmedia (Avvenire, L’Osservatore Romano, CNTN, Teleregina, Il Giornale di Sicilia, La Sicilia, La Repubblica).

Quando c’invitò, con le Confraternitedella diocesi, propose un supplemento d’animazione religiosa, d’insegnamento catechistico e sociale, da diffondere nel territorio. Mons. Ambrogio e Giovinco, con alcuni intellettuali, gli presentarono l’associazionismo che aveva superato i secoli e servito la Chiesa, fuori delle mode. Fu quello l’avvio della Federazione confraternale diocesana, della svolta unitaria della riforma degli statuti, preceduta da assemblee formative, imponenti, al centro ed alla periferia, che seguimmo, apprezzando l’impegno generoso dei prof.Clementini, Scaturro, Caruso, Ragusa e gli altri dirigenti della neonata Federazione.

Ci ha lasciato prima dell’ultimo appuntamento con le Confraternite fissato a Corleone, nella città prescelta per la sua prima visita pastorale. Ma non mancò di salutare il Movimento Rinnovamento dello Spirito, in una giornata indimenticabile alla quale partecipammo con Cicchirillo, con Rosa Maria Scuderi, con mille e mille credenti. E fu con tutte le rappresentanze laiche diocesane della Consulta, alla Veglia Pentecostale, quasi il preannuncio del troppo breve cammino, percorso assieme, da laici prima timidi osservanti, chiamati, dal suo insegnamento, a compiti più alti di quelli della quotidianità, a testimoniare il Cristo Risorto, in una diocesi della Chiesa d’Italia.

Ferdinando Russo

onnandorusso@libero.it

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