giovedì , Febbraio 25 2021

Zootecnia siciliana in crisi

vitelloni da carneL’Unione Allevatori Siciliani, tramite il suo vice presidente, Carmelo Galati Rando, lancia un grido di allarme per la crisi che sta investendo la zootecnia siciliana ed in special modo gli allevatori della provincia ennese e della zona dei Nebrodi. Proprio la preoccupazione per il futuro degli allevatori siciliani ha spinto l’Associazione Allevatori di Sicilia ad organizzare venerdì scorso una riunione ad Enna per discutere di queste problematiche con l’impegno di organizzare per lunedì 28 luglio una manifestazione di protesta davanti l’assessorato regionale. ”Il comparto dell’allevamento dei vitelloni da carne rischia parecchio a causa dei i prezzi della carne al di sotto dei costi di produzione per 50-60 centesimi di euro/kg, dei tagli ai pagamenti unici aziendali, che potranno arrivare nel caso della zootecnia da carne fino a oltre il 40% dell’attuale pagamento, i risultati deludenti della partita sugli aiuti accoppiati (terreni più colture particolari).“Secondo gli operatori – dichiara Carmelo Galati Rando – la contrazione strutturale della capacità produttiva italiana potrebbe arrivare a interessare 400.000 capi all’anno. Tutto questo si tradurrebbe in una perdita di capacità di soddisfare il fabbisogno del Paese di oltre il 10%. Per la Sicilia le cose vanno peggio, se si confermano le scelte fatte dall’Assessore all’Agricoltura, perché questo significa che gli allevatori percepiranno il contributo accoppiato solo una vacca nutrice e a rischiare l’estinzione sono anche quegli allevatori che fin ora hanno garantito la loro presenza in territori aspri e quasi inaccessibili del centro Sicilia (Enna e Nebrodi), grazie alla presenza della vacca nutrice siciliana, la quale, rappresenta una risorsa in termini di salubrità e di adattamento non indifferenti, inoltre è ancora il propulsore trainate indiscusso di questo settore”. “In pratica – sottolinea Galati Rando – le nostre vacche e pecore, servono solo a fare numero presso la banca dati nazionale, a far lavorare agronomi, centri CAA, veterinari e istituti come quello zoo profilattico, commercianti, ma quando si tratta di inserirle a contributo, sembra che non vengano neppure considerate, come se all’improvviso perdessero ogni diritto”.

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