mercoledì , Settembre 28 2022

L’esclusione dell’area ennese e le beghe a palazzo dei Normanni

brigantePensavamo di esserci abituati ai soprusi, ai bizantinismi, al continuo ricorso alle rivoluzioni conservatrici, ai cambiamenti capaci solo di mettere alla porta padri e madri di famiglia mentre elites pagatissime disquisivano di “sviluppo”, “stabilità”, “limitazione della spesa”. Era solo impressione, ogni giorno c’è di meglio, ogni giorno il Governo regionale ci dimostra che si può di più.
L’estate è passata tra finanziare ter traballanti e censurate, bandi pubblici basati sulla logistica dell’evento Facebook, lotte intestine e defenestramenti di dirigenti ed assessori.
Se poi si pensa all’interno siciliano, alle terre dell’ennese si va di male in peggio. In pochi giorni Crocetta ha azzerato i finanziamenti della Nord Sud nell’importantissimo tratto Nicosia Leonforte, condannando un’area che stava rivedendo il suo futuro nell’idea che si potesse mettere in comune la “montanità” a vivere separata in due pezzi con una statale che oramai è quasi una carovaniera del Karakorum.
Oggi a Palermo, si è consumata l’ennesima ingiustizia ai danni delle genti dell’interno, di quei “PEDI NCRITATI” (così i palermitani additavano la gente delle campagne) che non meritano la benché minima attenzione, il benché minimo atto di programmazione per almeno stare dentro le politiche della UE. Enna e tutto il suo territorio sono stati esclusi dalle aree interne nella candidatura SNAI PO FESR.
Ma esclusi perché? Non è dato saperlo. Il Governatore, il Vicerè, quello strano personaggio che neanche la fantasia di uno scrittore romantico avrebbe saputo così ben delineare come ha appena fatto lui stesso nelle quasi due ore di filippica avversa ad una assemblea narcotizzata dalle boutade, dalle autocelebrazioni di uno sconfinato ego, dalle terrorizzanti visioni di un percorso il cui fine ultimo sembra essere la demolizione del concetto stesso di Sicilia, quel Vicerè, Rosario de la Pequena Cruz y Tierranueva, nulla ha detto.
L’Onorevole Mario Alloro, democratico ma sin dal primo giorno all’ARS avversario del Governatore, ha azzardato l’ipotesi della ripicca. Egli la vede come un’ipotesi da non dover neanche pensarsi, “Ci auguriamo che si sia trattato di un errore e non di una ‘ritorsione’: non vorremmo – conclude Alloro – che questo ‘trattamento privilegiato’ che Crocetta riserva al territorio di Enna sia dovuto allo scontro politico in atto. Sarebbe un atteggiamento inaccettabile da parte chi ricopre la massima carica istituzionale in Sicilia”, dice Alloro, ma a noi, solo il pensare che si possa trattare di ripicca, di rivalsa, di vendetta, fa accapponare la pelle.
Ripicca contro chi, Vicerè? Contro Crisafulli?, Alloro?, o Salerno che in questi giorni ha chiarito a gran voce il suo dissenso? Le ricordiamo allora che intanto Ella è il governatore della Regione, è colui il quale DEVE, per istituto, difendere gli interessi di tutti i suoi amministrati, mi perdoni, sudditi. Siano essi a carico di feudatari ribelli o di cavalieri a Ella vicini. La ripicca, l’esclusione penalizzerà un territorio che a prescindere da quanta simpatia faccia a Lei o ad altri, è abitato da gente per bene, onesta, lavoratrice. Gente che, come dice di fare Lei, contrasta anche in piccolo le mille angherie di poteri più o meno occulti, che è al tubo del gas, che sta abbandonando la nave, che vede i più alti tassi siciliani di disoccupazione, inoccupazione giovanile, chiusura di attività e partite IVA, emigrazione giovanile, abbandono dei centri storici
Questo territorio ha il più robusto apparato agricolo siciliano ed il suo Governo lo sta sfasciando pezzo dopo pezzo, questo territorio attende da decenni il completamento di importanti infrastrutture sia di collegamento che si servizi sociali e sanitari ed il suo Governo lo mortifica con una disattenzione ed una esclusione che non può non essere politicamente significativa.… Le basta? Si vendichi allora contro chi le pare e piace ma aiutando questa gente, costruendo i percorsi virtuosi attraverso i quali solamente potrà vedere un futuro in cui il Suo nome non sia legato agli ultimi giorni della Sicilia.
Chi scrive è abituato a riconoscere le Istituzioni e Lei è il Governatore della Sicilia, allora lo faccia o, per ripicca, abbandoni il Governo.
Glielo chiedono gli ennesi, i nicosiani, gli agirini, i centuripini, i villarosani, gli xibetani… glielo chiede gente fiera ed onesta. Dimostri che quel che si è detto ieri che “Lei è un buono a nulla… capace di tutto” non è vero.
Noi attendiamo…

Antonino Testalonga

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