venerdì , Ottobre 7 2022

Fiere di interesse Regionale: anche questa volta Enna resta a guardare

Enna montesalvo fiera bestiameLa Regione Siciliana ha approvato il Calendario delle Fiere di interesse Regionale, ne esce fuori il quadro di una Sicilia devastata dalla disparità.
Da un lato province, come quella di Catania, dove la Regione si produce nella istituzionalizzazione di decine di eventi, diciassette per la precisione, strettamente connessi alla presenza sul territorio degli iper centri commerciali che tanto hanno cambiato la mappa della Sicilia commerciale degli ultimi venti anni, e dall’altro le province neglette, tra le quali la stessa Palermo, Siracusa, Agrigento ed Enna.
Quest’ultima, addirittura, non viene neanche citata nell’articolo di una nota testata regionale, come se già fosse acclarata la sparizione di questo territorio come entità amministrativa.
Ora senza entrare nel merito delle singole manifestazioni autorizzate, alcune delle quali a mio modesto avviso non particolarmente significative per il sistema produttivo isolano, mi piacerebbe comprendere se e come il territorio si sia prodotto nell’immaginare una sua proposta al Governo Regionale e quindi come lo stesso abbia voluto rispondere alle istanze.
La questione non è certo di lana caprina, infatti se il territorio non ha chiesto, la mancata richiesta appare come un fragile alibi per un Governo Regionale che, invece di accompagnare la crescita con un impegno “migliorativo” e quindi con eventi pensati direttamente dallo stesso, preferisce attenzionare territori più “saporiti” e succulenti. Se, invece, il territorio ha chiesto e non ha ricevuto risposta alcuna l’esame va approfondito e la risposta non potrà che essere politica. Sarebbe infatti l’ennesima chiara e lampante dimostrazione di una antipatia profonda del Governo Regionale verso questa parte dell’isola.
Enna era sede di quella che probabilmente era la più grande organizzazione fiericola dell’allevamento nella Sicilia dei tempi che furono. Per due volte l’anno migliaia e migliaia di capi venivano portati su per le erte strade di accesso sino alla cuspide Sud del promontorio, a Montesalvo, dove i contadini e gli allevatori stipulavano patti di compravendita per volumi di affari inimmaginabili oggi nel settore. Poco a poco la Fiera si trasformò in una kermesse sempre più svuotata delle sue peculiarità ed infine morì a causa delle ragioni sanitarie che motivarono gli enti a non concentrare in unico luogo le greggi a rischio epidemico.
Triste morte per una delle più antiche ed importanti pagine della storia di questa città, di uno dei motivi fondanti dell’esistenza della città stessa, luogo che irradia la centralità sui finitimi territori.
Ed anche intorno, nulla ad Agira, ove sorge un capannone delle fiere gigantesco, nulla a Piazza, nulla a Nicosia, città regina degli scambi dei Nebrodi Occidentali.
Non volevamo la Fiera Nautica o il Salone del benessere, ma certamente ci sarebbe piaciuto avere una Fiera della produzione tipica, un momento nel quale dimostrare che la produzione primaria di queste terre è ancora valida e capace, che queste terre il loro dignitosi PIL lo producono e lo producono tra l’altro in modo sostenibile. Una fiera del caseario, della filiera del grano, dei prodotti tipici, delle pesche, delle fave larghe, della lenticchia e delle buone carni.
Ci resta invece una Fiera delle vanità. Qualcuno ha scritto che Palermo, anch’essa spogliata di ogni evento, accoglierà la Fiera internazionale della Munnizza, beh noi potremmo pure candidarci ad ospitarne una sessione…

Giuseppe Maria Amato

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