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Barabba e la democrazia

Barabba e la democrazia

di Massimo Greco

 
Oggi nessuno è nelle condizioni razionali di smentire che la sovranità di un Paese appartiene al popolo e che la democrazia è la forma di governo che meglio di altre assicura la sostenibilità del patto non scritto tra Stato e cittadini. E tuttavia c’è un personaggio dei testi bibblici che ci induce a riflettere su questi assiomi e si chiama Barabba. Alzi la mano chi non lo conosce! Barabba, un brigante dotato di carisma popolare in grado di far passare per buone evidenti azioni di sorpruso e violenza, rappresenta infatti l’esempio più eclatante di decisione pubblica affidata alla “piazza” ovvero alla sovranità popolare. Pilato, profondo conoscitore dell’umore del popolo di Gerusalemme, lungi dal voler assumere in solitudine la decisione su chi liberare tra il nuovo messia chiamato Gesù e il brigante Barabba, promuove un vero e proprio referendum consultivo dal seguente quesito: “a chi volete che io restituisca la libertà, a Gesù o a Barabba?”. Il popolo sovrano riunito nella piazza non esita più di tanto e dopo un passaparola diventato in pochi minuti contagioso, grida la propria decisione: Barabba!, Barabba!, Barabba!!. Gli effetti di questa decisione presa democraticamente dalla “piazza” e dal suo popolo sovrano, sono fin troppo noti non solo ai conoscitori della via crucis.

E che dire di Socrate che venne condannato a morte dopo una votazione regolare. Anche nella storia del novecento non mancano esempi di decisioni assunte frettolosamente all’insegna del metodo democratico di cui ci si è pentiti amaramente. Hitler divenne Cancelliere col 40% dei voti. E non è il solo che è arrivato al timone di un governo abbindolando e raggirando il popolo sovrano per assumere poi posizioni autoritarie. Il confine tra democrazia plebiscitaria e autoritarismo è sottilissimo e coloro che ancora oggi parlano solo alla pancia degli italiani per conquistare facili consensi elettorali ricordano tanto i Barabba che la storia ci ha consegnato. Attenzione quindi a parlare di democrazia come la panacea di tutti i sistemi, perché questa, come insegna la storia, è anche capace di mostrare il suo volto peggiore, soprattutto in una fase in cui le “capre” aumentano e i “pastori” diminuiscono. Del resto, l’amico Montesquieu, già qualche secolo fa, aveva avvertito circa i rischi della democrazia, affermando che “La tirannia di un principe in un’oligarchia non è pericolosa per il bene pubblico quanto l’apatia del cittadino in una democrazia”.

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