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Sanità pubblica e sanità privata nella polemica Galli-Zangrillo su gestione pandemia

Nessun ambito di una società organizzata è immune dal conflitto. Anche tra gli scienziati ci sono conflitti, spesso molto aspri, come dimostra la querelle sulla gestione della pandemia da covid-19 che vede contrapposti Massimo Galli, l’infettivologo dell’ospedale pubblico Sacco di Milano, e Alberto Zangrillo, l’anestesista e rianimatore dell’ospedale privato San Raffaele sempre di Milano. All’inizio dell’estate, subito dopo la prima ondata della pandemia, Zangrillo annunciò che il virus era clinicamente morto mentre Galli prevedeva una seconda ondata e chiedeva di misure adeguate per prevenirla. L’annuncio di Zangrillo fu interpretato come un “liberi tutti”. Chi dei due avesse ragione allora, ce e rendiamo conto da quello che stiamo vivendo in questi giorni con la curva dei contagi in rapida ascesa che fa prevedere un secondo lockdown. Ma non è questo l’argomento di cui voglio occuparmi. Trovo più interessante cercare di capire quali siano i tratti distintivi dei due modelli di servizio sanitario che nella querelle Galli-Zangrillo si colgono: il servizio sanitario privato e il servizio sanitario pubblico. Il servizio sanitario privato è centrato sull’ospedale pensato e gestito come se fosse un’azienda che, come tutte le aziende, si pone l’obiettivo di realizzare profitti. Ci sono anche gli studi privati dei medici specialisti in questo tipo di servizio sanitario privato. Non c’è alcuna attenzione a quella che viene chiamata “medicina del territorio” nella quale è centrale la figura del medico di famiglia. Parlando di problemi della sanità, Giancarlo Giorgetti, un esponente di rilievo nazionale della Lega che governa la Lombardia da molto tempo, ha detto che ormai la gente, per farsi curare, va direttamente dal medico specialista privato, saltando il medico di famiglia, o direttamente all’ospedale. Giorgetti fotografa una realtà nella quale il ruolo del medico di famiglia è fortemente ridotto. E lo vediamo nell’emergenza della pandemia nella quale ci troviamo immersi fino al collo. E’ un modello di servizio sanitario, quello privato, che punta al bene del singolo più che al bene della collettività e della protezione economica e sanitaria di quest’ultima. Le politiche sanitarie degli ultimi decenni hanno privilegiato la sanità privata alla quale accedono facilmente e rapidamente quelli che hanno la forza economica per poterselo permettere. Berlusconi e Briatore, quando hanno contratto il covid-19, sono andati direttamente a farsi curare da Zangrillo nella struttura privata del San Raffaele. Non hanno fatto la fila distesi sul lettino di un’ambulanza in sosta davanti il pronto soccorso di un ospedale pubblico in attesa di entrare. In Lombardia, che pure ha un buon sistema sanitario, gli effetti di queste politiche a favore della sanità privata e a danno della sanità pubblica, sono più visibili che altrove proprio in questa drammatica emergenza della pandemia. La medicina del territorio, che della sanità pubblica è un elemento essenziale, in Lombardia è di una fragilità tale da renderla praticamente inesistente. Nei momenti di emergenza la domanda di cura, che assume dimensioni di massa, si rivolge agli ospedali pubblici che rischiano di collassare sotto il peso di questa domanda. Le Unità speciali di continuità assistenziale (Usca), previste dal decreto legge 14 del 20 marzo 2020, hanno il compito di gestire a domicilio i pazienti affetti da covid-19, che non hanno bisogno di ricovero ospedaliero. Di queste Usca ce ne dovrebbero essere tante, una ogni 50 mila abitanti, ma non se ne vedono molte in giro per l’Italia. Spesso sentiamo dire che con la pandemia è come se fossimo in guerra. Per restare nel linguaggio militare, come le guerre si conducono in prima linea, al fronte, e non nelle retrovie, così la guerra al covid-19 si dovrebbe combattere sul territorio, che è la prima linea, mentre negli ospedali, che sono le retrovie, dovrebbero arrivarci quei contagiati da covid-19 che non sono gestibili dalla medicina del territorio.

Silvano Privitera

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