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Cercasi intelligenze per una nuova “classe dirigente”

Cercasi intelligenze per una nuova “classe dirigente”

di Massimo Greco

Nella classifica annuale elaborata dal Sole 24 Ore sulla qualità della vita nelle province d’Italia Enna viene posizionata al 104° posto su un totale di 107. I dati sono sconfortanti se solo si considera che nel 1990, per l’autorevole quotidiano, Enna risultava al 62° posto. Una caduta verticale che sembra non lasciare margini di speranza, altro che città della cultura o città universitaria! Eppure bisogna scongiurare a tutti i costi quel sentimento di rassegnazione che sembra avere contagiato anche i giovani. Ma per fare questo, l’attuale classe dirigente – che occorre qui ricordare non è solo quella politica – deve avviare un’immediata e corale attività di rigenerazione intellettuale proiettata al ripensamento della “città”. Occorre avere consapevolezza del fatto che la città, che è oggi la forma prevalente dell’abitare (l’80% in Europa), assume sempre più il ruolo di motore dello sviluppo, propulsore dell’evoluzione e del dinamismo delle comunità, innovatrice di stili di vita. La città è essa stessa motore di sviluppo sostenibile, come ci ha indicato l’Agenda Europa 2020. E però, la città che vuole investire in cultura e formazione dovrà integrare il dominio dei beni collettivi con quello dei capitali privati, offrendo un campo di sperimentazione anche all’innovazione delle procedure urbanistiche, più strategiche e negoziate e meno settoriali e confermative. Nella città che vuole cambiare aspetto l’università dovrà diventare il centro, la piazza, l’anello di congiunzione. Lì, i giovani entrano in contatto con la tradizione del territorio. Mettere quindi a sistema lo “sperimentalismo locale” del territorio e della città creativa è la sfida che può consentire di rispondere adeguatamente alla classifica perdente del Sole 24 Ore. Il modello di riferimento è quello anglosassone. Basti pensare a quanto è riuscita a fare negli Stati Uniti la Rockefeller Foundation sul tema della “resilienza urbana”, attivando gruppi di lavoro nelle pubbliche amministrazioni che hanno costruito le condizioni per vere e proprie rigenerazioni dei tessuti urbani che erano stati lacerati in maniera significativa da crisi economiche e occupazionali, ambientali e culturali.    Uno degli ostacoli più insidiosi è però quello della “frammentazione”. Una città, un territorio, per funzionare al meglio, ha bisogno di un approccio olistico, mentre spesso i vari livelli dell’attuale classe dirigente si muovono a compartimenti stagni. In questa direzione non può non convenirsi con chi afferma che “l’intelligenza non sopporta nè confini né gelosie”. Per recitare nel migliore dei modi la parte che il tempo che viviamo ci ha affidato, la classe dirigente dovrà quindi avere capacità di ascolto ed analisi, attitudine ad individuare bisogni collettivi, impegno a selezionare con imparzialità quelli che possono soddisfare con la loro attività la crescita culturale, sociale ed economica dei territori di riferimento. L’obiettivo di svolgere la funzione di catalizzatore delle risorse, delle politiche e delle competenze presenti sul territorio su specifiche problematiche di interesse comune e di promuovere una “cittadinanza competente”, implica che si sviluppi un contesto di collaborazione con gli altri soggetti di rilievo sociale ed istituzionale, nel rispetto dell’autonomia, delle distinte competenze e responsabilità di ciascuno.

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