domenica , Marzo 7 2021

Cerami (EN)

Cerami è unico comune della provincia ennese che ricade nel Parco dei Nebrodi, gode di un clima mite ed un paesaggio suggestivo che rendono gradevole il soggiorno.

È Comune di origine antichissima; come dimostrano i ruderi di edifici siculi, le urne cinerarie, gli oboli improntati dell’effige di Nettuno e di Giano, i simulacri di Cibele e le monete degli imperatori e dei re di Siracusa.

Nella parte alta della città si trova la Chiesa Madre, risalente al XVI sec. ed ampiamente rimaneg­giata nel 1925 anche nella facciata. Dal sagrato della chiesa di San Sebastiano si può ammirare tutto il paese che digrada lentamente verso la vallata.

In posizione dominante i ruderi del castello. La chiesa di San Benedetto conserva una scultura del Gagini ed una tela di Velasquez. Nei pressi di Cerami, oltre Portella dell’Obolo (1503 m. s.l.m.) si raggiunge l’area attrezzata di Sorgente Nocita, gestita dall’Azienda Foreste Demaniali.

 

Cerami dal greco cheramos, che al plurale fa cheramoi ossia antro o cavità nella roccia, ha origine remote risalenti ai Sicani del XIII secolo a.c. ed ai Siculi tra il XII e il IX a.c..Nel VII secolo a.c. si riscontra la presenza dei Greci, subendo nel IV e III secolo a.c. la civiltà ellenistico-romana. I Bizantini nel VI secolo d.c., sembra abbiano fondato Bizantina, la mitica città di Mersi. Tra il IX e X secolo d.c. gli Arabi, allontanando i Bizantini, si stanziarono, fra l’altro a Garàmi, costruendovi al monte Parco un castello che dominava l’intera vallata.

Diversi furono i villaggi realizzati all’epoca, fra i quali Rahai e un monastero in contrada Gargia. Nell’XI secolo giungono i Normanni. Ruggero, figlio di Tancredi, nella battaglia contro gli Arabi, costituì un presidio a Cerami nominando capo il nipote Serlone, protagonista della famosa battaglia di Cerami contro i musulmani. Dalla stirpe di Ruggero la Contea di Cerami passò alla famiglia lombarda degli Aleramici, poi ai Ventimiglia e ai Rosso.

Con gli Svevi il feudo passò agli Antiochia e successivamente agli Angioini e quindi agli Aragonesi. Particolarmente interessante si rilevò la dominazione Spagnola, sotto la quale iniziarono la costruzione delle chiese di Sant’Antonio e dell’Annunziata, oggi Carmine.

Con i Savoia il paese fu amministrato dal principe Domenico Camoli-Polizzi-Rosso e successivamente fino al 1780 dal principe Giovanni Rosso Paterno Castello. Con i Borboni, continuò la Cerami feudale, governata da Baroni e Principi, sino all’Unità d’Italia, quando si instaurano i primi consessi pubblici locali che si susseguono nei decenni successivi, subendo le vicende delle due guerre, della miseria, della disoccupazione, dell’emigrazione, sino ai nostri giorni. Cerami, è anche sito di importanti testimonianze archeologiche, rinvenute negli scavi effettuati nei decenni passati, soprattutto in contrada Rahai, dove sono stati rinvenuti, materiale ceramico, ansetti insellati, corni fittili, vasi di argilla acroma, una statuetta di Demetra o Cerere, dea che ha insegnato la coltivazione del grano.

Tant’è che si tramanda il rituale di mangiare la “cuccia”, ossia grano bollito durante la festa di Santa Lucia. Inoltre, sono state portate alla luce statuette, maschere teatrali di età ellenistica, documenti di culto del dio Dionisio, il dio del vino, da qui il culto di bere vino nelle “bippite” durante le processioni dei Santi, o usato cotto come ingrediente nei biscotti “cavatelli” e negli “gnucchittì”, conditi con mandorle tostate e tritate, zucchero e cannella. Tutti questi reperti, si trovano oggi nel museo dei Paterno Castello principe di Discari a Catania, ad Enna nel museo Alessi e a Siracusa al museo Paolo Orsi.

 

 

Come arrivare:

da Catania: via autostrada direzione Palermo, uscita Agira, S.P. Agira-Gagliano C.to-Troina, S.S. 120 Troina-Cerami

da Palermo: via autostrada direzione Catania, uscita Ponte Cinque Archi, S.P. Villarosa-Nicosia, S.S. 120 Nicosia-Cerami; via autostrada direzione Messina, uscita Santo Stefano di Camastra, S.S. 117 Mistretta-Nicosia, S.S. 120 Nicosia-Cerami

da Messina: via autostrada direzione Palermo, uscita Santo Stefano di Camastra, S.S. 117 Santo Stefano di Camastra-Mistretta-Nicosia, S.S. 120 Nicosia-Cerami

Cerami in breve
Cerami, è situato sul versante meridionale dei Nebrodi, immerso nel verde incontaminato, a poco più di 1000 m s.l.m.
Nella Chiesa di S.Benedetto si possono ammirare una scultura del Gagini e una tela del Velasquez.
Sul monte che domina le sottostanti case è stata ritrovata un’antica necropoli.
L’immagine di un leone scolpito sulla roccia fa da guardiano all’abitato sottostante.
Da Portella dell’Obolo (1503 m) si raggiunge la sorgente Nocita, un’area attrezzata e gestita dall’Azienda Forestale, ci si immerge nel verde dei boschi, dove godere rilassanti giornate.
Speciali tramonti si possono ammirare dall’immensa mole rocciosa e dai boschi delle Caronie, il patrimonio boschivo, ricco ed esteso, conta una moltitudine di querce, castagni e agrifogli. In queste aree trovano il loro abitat il coniglio selvatico, il falco pellegrino, la pernice e la poiana.
La “Gemma tra i monti”, come è stato definito Cerami, è l’unico centro dell’ennese compreso nel “Parco naturale regionale dei Nebrodi”.
Un centro rurale, che non ha cambiato la sua economia agricola, causata, anche, della lontananza delle vie di grande comunicazione e dagli itinerari turistici.
Il paesaggio è spesso sferzato, in inverno, dal vento di tramontana; la neve regolarmente lo imbianca.
La popolazione, oggi, è ridotta a circa 3000 abitanti.
Diverse le sorgive che contribuiscono ad alimentare il fiume Cerami, che dopo essere confluite con le acque del Salso, vengono versate nell’invaso artificiale del Lago di Pozzillo, in territorio di Regalbuto.
Ben cinque mulini ad acqua erano funzionanti. L’ultimo, il “Mulino Grande” è stato in piena attività fino agli sessanta.
La fiera del bestiame si svolge annualmente il 25 agosto.
La Settimana Santa è caratterizzata da tradizionali canti. Il più noto:’Popule Meus’, rievoca la passione di Gesù Cristo.
In contrada Raffo si possono ammirare i resti della necropoli greca, in località Raghali ruderi di epoca bizantina.
Per raggiungere il ponte Vecchio, sul fiume Cerami, percorrere la SS.120 direzione Nicosia, al bivio a sinistra direzione Gagliano. Scendere costeggiando il letto del fiume fino al moderno ponte in cemento.

Calendario delle principali feste religiose
Festa dell’Incontro il 26 maggio.
S.Antonio Abate, si celebra l’ultima domenica di luglio, il sabato precedente si svolge una sfilata di cavalli.
Madonna del Carmelo, seconda domenica di agosto.
S.Sebastiano, il 28 agosto la processione del Santo con una pesante “vara” da cui pendono colorati cordoni trattenuti dai fedeli. Il 27 cavalcata con gli animali riccamente bardati.
Madonna della Lavina, 7 e 8 settembre, processione per le vie del paese.

I prodotti
maccheroni caserecci al sugo;
asparagi;
formaggi;
ricotta;
salami e salsiccia;
pepe;
cerali, uva, olive;
bovini e ovini.

I prodotti tipici
Polenta ceramese (farina di rumaneddi)
‘cavatieddi atturrati’ (biscotti ricoperti di mandorle)

Produzione gastronomica
Cerami è una cittadina dove odori e sapori caratterizzano la storia del paese. La gastronomia locale è ricca di prodotti tipici, ineccepibili per genuinità, qualità e rispetto degli antichi metodi di realizzazione. Tra primi piatti, secondi, contorni e dolci di ogni genere c’è veramente tanta abbondanza da soddisfare l’insaziabile desiderio del gustare e del sapere del più esigente “visitatore”. Fra i formaggi primeggiano, la provola, il pecorino, il canestrate e la ricotta, ottenuti dal latte degli allevamenti estensivi e transumanti, che portano con sé gli odori ed i sapori dei pascoli incontaminati nebroidei.
Le carni e gli insaccati, la pancetta, il lardo pepato, il prosciutto crudo ed il capocollo di produzione locale, di cui sono apprezzati il particolare gusto e la squisita genuinità, rappresentano l’essenza dei prodotti primitivi. Il castrato, il capretto e le ‘stigghiole di lastra’, fanno parte di una tradizione culinaria che a Cerami non è mai scomparsa e sono proprio questi piatti che costituiscono le principali pietanze servite nelle trattorie e ristoranti locali. Fra i dolci primeggia il ‘caratello atturratu’, un prodotto da forno ottenuto dall’impasto di farina, nova e zucchero ed inzuppato in un liquido zuccherino di mandorle tritate, cannella ed essenze aromatiche.
Parecchi altri prodotti, tipici del luogo, possono essere gustati con altrettanta gioia per il palato del visitatore. Prodotti, tipo la polenta, il pane di casa, i maccheroni col buco, i peperoni paesani, gedi, carduna, cicoria, asparagi, cavoli, sorbe, gelsi, fichi d’assulicchiata da consumare sia freschi che secchi e altri ancora possono essere gustati nelle trattorie del luogo, che per la peculiarità della cucina ceramese, difficilmente possono essere reperiti sul mercato, sia per la qualità, sia per il metodo di produzione, sia ancora per la singolarità e rarità degli stessi.

 

The ancient sculptured image of a lion on the rock which guards the houses below, welcomes visitors arriving at Cerami via the main 120 road from Troina. A series of small roads, unchanged for centuries, seem to have been deliberately designed to take you directly to the church of San Sebastiano, from the parvis of which you see the town slowly exetending downwards and the countryside expanding over the horizon. From there, go up through the narrow streets of the old town centre, till you reach the main church dedicated to St. Ambrogio, situated on the highest point of the town. The prospectus of the recent construction (1925) conceals the 16th century construction, already restored in the 18th century. A little farther on you reach the castle, or rather what remains of it. Among the works of art on display are, a sculpture of Gagini and a painting of Velasquez kept in the beautiful church of San Benedetto. Cerami is the only district in the province of Enna which lies in the conservation area of the Nebrodi Park. On entering the Park, drive along the provincial road, or on foot, along the paths which lead into the woods, and you will find yourself in an inconceivable environment in Sicily. From Partella dell’Obolo (1503m above sea level) you can reach the stream of Nocita, a well equipped area run by the State Foresty Commission, where the green woods and fresh water are a relaxing break during the summer months.
It has been built by the Count Ruggero in the highest part of the town. There existed an inaccessible fortress dug in the sandstone. Widened by the several landlords that possessed it, this Castle is an effective example of Sicilian architecture of castles which is able to create an harmonic union between the part dug in the rock and the built part. This fortification till today constitutes one of the most interesting example of the Medieval Sicilian architecture of castle, characterized by the use of the natural irregularities as many architectural elements.


Le Chiese

II culto religioso a Cerami è sempre stato il fulcro della vita degli abitanti, alle origini per gli dei pagani, successivamente per i Santi. Delle ventiquattro chiese censite, oggi solo nove sono in uso.

La Chiesa Madre è dedicata a Sant’Ambrogio (patrono del paese di origine lombarda); la sua costruzione si fa risalire al 1455 e successivamente è stata più volte rimaneggiata. All’interno si ammirano una statua in marmo bianco della Madonna col Bambino, realizzata dal Gagini, la bellissima settecentesca statua di San Michele Arcangelo scolpita dal Quattrocchi di Gangi ed alcune tele del seicento.

La Chiesa di San Sebastiano, dal culto lombardo degli Aleramici, in origine sorgeva vicino Porta Umbria, ma fu distrutta nella prima metà del 1600; il Principe Rosso dell’epoca concesse un suo giardino in cui venne edificata sulla roccia la Chiesa con facciata ornata dai molti bassorilievi eclettici, tipici del barocco e ai lati dell’ingresso le Statue in pietra dei Santi Cosma e Damiano e quattro colonne ornate in basso da fogliame stilizzato poi rastrellate e con capitelli corinzi. L’interno molto semplice di stile neoclassico contiene la bellissima Statua del Santo Protettore del Paese nell’altare centrale, mentre ai lati un Crocifisso ligneo, la Statua della Madonna e delle tele. Si può inoltre osservare il dorato feretro in cui viene portato in processione il Santo.

La Chiesa di San Benedetto o della Badìa (con annesso Convento delle Benedettine oggi trasformato in case di abitazione), in via Duca egli Abruzzi. La facciata, danneggiata durante l’ultima guerra mondiale fu rifatta molto semplicemente, mentre l’interno è in stile tardo-barocco con stucchi dorati. Venne edificata tra il 1720 ed il 1740. Sull’altare si può notare una tela dell’Assunta dipinta da Giuseppe Rapisarda nel 1845, sulla parete di destra è possibile osservare un’icona di origine Bizantina del 1300 che si venera sotto il titolo di “Santa Maria di Lavina”.

La Chiesa del Purgatorio è stata fondata nel 1740 e ne fu sciolto l’esercizio della Confraternita con un provvedimento del 1866. Recentemente restaurata e delicatamente affrescata e stuccata; non ancora consacrata viene utilizzata per concerti, conferenze etc.

La Chiesa di Sant’Antonio Abate, del XVI secolo, edificata dal 1516 sotto il barone V. G. Rosso, ha facciata barocca affiancata da un basso campanile e portale gotico con coppie di colonne corinzie che reggono frontoni spezzati. L’intemo è a tre navate su solide colonne e decorata con fini stucchi sulle volte e le arcate; contiene la statua di San Vito. Nel presbiterio, affreschi raffiguranti Sant’Antonio. La parete principale dell’altare centrale, dagli ultimi restauri, è ornata dai delicati resti dell’organo. Sulle pareti laterali si ammirano pregevoli dipinti recentemente restaurati.

La Chiesa di San Biagio risale al XVI secolo, è di piccole dimensioni, contiene la statua in cartapesta del santo e la statua di Maria Addolorata, che viene portata in processione il Venerdì Santo.

La Chiesa della Madonna del Carmelo (ex Chiesa dell’Annunziata con annesso, al posto dell’attuale Scuola Elementare, il Convento dei Carmelitani, che in seguito all’unità d’Italia venne confiscato ed espropriato), fu edificata nel XVI secolo dal barone V.G. Rosso. La chiesa presenta un rimaneggiato portale con motivi manieristici di chiara intonazione barocca. Ospita al suo interno un Crocifisso ligneo (1639) di Fra’ Umile da Petralia e un affresco con Gloria di Maria (1739).

La Chiesetta del Crocifisso detta del Signore della Santetta, in cui è stato posto l’altare in pietra dell’antica chiesa di San Sebastiano e vi è collocata una statua del SS. Crocifìsso; una Chiesetta rurale, ubicata alla periferia del paese, in prossimità del cimitero, in una stradina di campagna.

Il Santuario della Madonna della Lavina, chiesa rurale edificata nel XVI secolo, in seguito al crollo dell’antico convento delle Suore Benedettine, che in tale occasione si trasferirono al Convento annesso alla Batìa. La tradizione racconta del ritrovamento di un quadro della Madonna, sotto le macerie e il fango tra le acque del piccolo torrente detto “u lavinaru” nei pressi del quale sgorga acqua fresca ed insiste un bevaio e un lavatoio in pietra. In seguito al ritrovamento del quadro, grazie ad una mula che vi si fermò e si inginocchiò sopra per avvertirne il padrone, il quadro fu raccolto e trasportato al seguito di tutta la popolazione nella chiesa della Batìa in cui ad oggi si può ammirare sulla parete di destra. La chiesetta rurale, con sfondo il costone roccioso di arenaria, oggi, dopo gli ultimi restauri, si può apprezzare nella sua antica struttura con paramento di pietra a faccia vista, l’interno decorato in modo eclettico, conserva una copia del quadro originale e sulle pareti laterali alcuni dipinti contemporanei raffiguranti i misteri mariani, realizzati da artisti di chiara fama. All’esterno oltre ad un bei giardino è stata creata una platea per assistere alle celebrazioni liturgiche dinanzi all’altare in pietra.

La Cappella della Madonna del Tocco, dal soffitto affrescato con l’immagine dell’Assunta in cielo, durante il mese di maggio ogni pomeriggio vi si recita il Santo Rosario. Si trova in Piazza Tocco, cosiddetta perché al rintocco delle campane vi si riunivano i giurati in consiglio dall’XI secolo alla fine del XIX secolo, perpetuando l’antico costume dei Romani, che vi costituirono il Foro e, prima coi Greci l’agorà era un tempietto.

La Cappelletta Palatina di San Giorgio (ne restano ruderi all’interno del Castello Normanno in cui era ubicata).

La Chiesa di San Michele, con annesso Convento dei Francescani (ne restano ruderi ai piedi del Castello).

 

The ancient sculptured image of a lion on the rock which guards the houses below, welcomes visitotors arriving at Cerami via the main 120 road from Troina. A series of small roads, unchanged for centuries, seem to have been deliberately designed to take you directly to the church of San Sebastiano, from the parvis of which you see the town slowly exetending downwards and the countryside expanding over the horizon. From there, go up through the narrow streets of the old town centre, till you reach the main church dedicated to St. Ambrogio, situated on the highest point of the town. The prospectus of the recent construction (1925) conceals the 16th century construction, already restored in the 18th century. A little farther on you reach the castle, or rather what remains of it. Among the works of art on display are, a sculpture of Gagini and a painting of Velasquez kept in the beautiful church of San Benedetto. Cerami is the only district in the province of Enna which lies in the conservation area of the Nebrodi Park. On entering the Park, drive along the provincial road, or on foot, along the paths which lead into the woods, and you will find yourself in an inconceivable environment in Sicily. From Partella dell’Obolo (1503m above sea level) you can reach the stream of Nocita, a well equipped area run by the State Foresty Commission, where the green woods and fresh water are a relaxing break during the summer months.
It has been built by the Count Ruggero in the highest part of the town. There existed an inaccessible fortress dug in the sandstone. Widened by the several landlords that possessed it, this Castle is an effective example of Sicilian architecture of castles which is able to create an harmonic union between the part dug in the rock and the built part. This fortification till today constitutes one of the most interesting example of the Medieval Sicilian architecture of castle, characterized by the use of the natural irregularities as many architectural elements.

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