mercoledì , Giugno 19 2024

Angelo Plumari: LA SETTIMANA SANTA IN SICILIA

La pubblicazione di Angelo Plumari: LA SETTIMANA SANTA IN SICILIA, Guida alle tradizioni rituali popolari dell’isola, pubblicata presso la Città Aperta Edizioni di Troina, è una guida tratta da un ampio lavoro di ricerca sulle espressioni della religiosità e pietà popolare della Settimana Santa in Sicilia, condotta dall’autore su tutto il territorio isolano a partire dal 1989. Da liturgista, cioè da studioso dei riti legati alla fede cristiana, l’autore analizza ed identifica la struttura rituale di questa grande settimana del Cristianesimo, che è la chiave di lettura primaria per la comprensione della ricchezza delle espressioni rituali tradizionali della nostra terra.
La guida si articola in due parti, nella prima l’autore offre sinteticamente lo scenario complessivo in cui nasce, si sviluppa e vive oggi questa realtà e lo fa descrivendo la storia della pietà popolare nell’ambito del Cristianesimo occidentale, nel quale si collocano tali espressioni e il rito attraverso l’illustrazione della drammaturgia “teatrale” e “rituale” della Settimana Santa nell’isola. Si ha così tra le mani una vera e propria mappa generale che accompagna il visitatore, importante punto di riferimento per la comprensione dei singoli rituali espressi nei vari centri dell’isola.
Questi ultimi sono illustrati nella seconda parte della guida, organizzati per provincia. Sui 390 comuni della Sicilia, le informazioni che sono in essa illustrate riguardano 165 centri che conservano a livello espressivo elementi di notevole interesse per un visitatore; dei rimanenti se ne fa menzione negli schemi riassuntivi posti all’inizio dell’esposizione di ogni provincia.
Così impostata la guida, oltre ad offrire una chiave di lettura complessiva sui vari riti che caratterizzano la Settimana Santa nel suo insieme, da la possibilità di valorizzare e conoscere i rituali popolari particolarmente delle province, e allo stesso tempo dei singoli comuni.
In conclusione, come dice l’autore, si può dire che il fine di questa guida è non solo quello di far “vedere” al turista tali espressioni popolari ma, se lo vuole, di fargli “sperimentare e vivere” con le singole comunità siciliane il loro vissuto, cioè la fede incarnata nelle proprie espressioni culturali e celebrata per le strade dei loro paesi durante questa settimana particolare dell’anno.
Questa guida è la sintesi di un ampio lavoro di ricerca sulle espressioni della religiosità e pietà popolare della Settimana Santa in Sicilia, condotta da me a partire dal 1989 per ragioni di studio. Ho avuto modo di investigare ed identificare tali espressioni primariamente dal punto di vista della struttura rituale, chiave di lettura di questa guida. In questi anni la scelta preferenziale è stata quella di raccogliere in maniera sistematica e diretta tutte le informazioni sui 390 comuni dell’isola intervistando di presenza (185), o telefonicamente (205), sacerdoti, confrati, cultori locali e altri, oltre a reperire e consultare tutto quanto disponibile su questo argomento a livello bibliografico. Importanti anche le videoriprese acquisite e visionate sui riti di circa cento comuni, e particolarmente la possibilità in questi anni di assistere e vivere di persona i riti in una sessantina di centri siciliani, un approccio esperienziale che mi ha fatto toccare con mano lo spirito che anima questi riti popolari. Essi si muovono dalla viva testimonianza di fede cristiana autenticamente vissuta e trasmessa, alle ormai insignificanti espressioni esteriori prive di ogni senso religioso e culturale locale.
Tale deterioramento è stato determinato nel tempo anche dall’ingiusto atteggiamento di vera e propria mortificazione dell’espressione popolare sia in ambito ecclesiale, da parte di coloro che hanno “la meglio della parola”, che spesso assumono atteggiamenti quasi di disprezzo e di disconoscimento del sensus fidei della parte più popolare della comunità cristiana che da parte di alcune componenti sociali e politiche “mercenarie” che tentano, a volte riuscendoci, di monopolizzare tali espressioni per interessi vari estranei all’espressione religiosa, causando così lo scadimento della pietà popolare in “folclore”, cioè espressione morta, quindi archeologica, tenuta in vita esteriormente solo per ricavarne un interesse economico. Questo ha portato e porta all’uccisione e alla frammentazione dell’identità costitutiva di un popolo e di una comunità cittadina che lentamente si ritrova senza “radici” culturali.
Nonostante questo generale stato di cose, rivolgendomi particolarmente al visitatore che si vuole accostare a queste tradizioni in modo non “mercenario” e superficiale, dico che nella pietà popolare l’uomo di Sicilia vive ed esprime la partecipazione alla passione, alla morte, alla risurrezione di Cristo, con la totalità della sua struttura antropologica che è simbolista e fortemente sensoriale, unificando la dimensione della festività e della tragicità. “Egli vive la dimensione della festa, tratto essenziale della sua singolarità; festività e drammaticità in una dimensione di solidarietà e di coralità. Un popolo che esce dalla solitudine, vive la comunione; dando spazio ai suoi sentimenti, alle sue emozioni, con la totalità del linguaggio corporeo, con la gestualità, con il canto, con gli aromi, i colori, il pianto, il grido” (V. Sorge). Parlare della Settimana Santa in Sicilia allora, significa guardare all’esperienza della morte e della vita che traspare nel popolo siciliano, significa avere un approccio e un confronto autentico con l’espressione esistenziale popolare che trova nel linguaggio religioso e rituale, ancora oggi, la sua “identità” più intima e allo stesso tempo il suo proprio “modo” di manifestarla sia a livello individuale che collettivo, attraverso la memoria/imitazione del mistero di Cristo. Credo sia emblematico e paradigmatico come i siciliani si ritrovano e si identificano il venerdì santo, muti davanti alla bara del Cristo morto e il dolore di sua Madre, di cui “”sanno” vagamente, ma “sentono” profondamente, che la propria sofferenza è stata accolta da Dio stesso, che anzi è riflesso dell’esperienza divina, che quindi trova un senso nel mistero stesso dell’Uomo-Dio” (G. Ruggieri), sentendosi totalmente coinvolti nel dono della Sua grande misericordia e redenzione.
Dal punto di vista dello studio di questa realtà, l’interdisciplinarietà in ambito scientifico, anche se nella parzialità degli approcci delle singole discipline, ha dato e continua a dare un contributo prezioso alla comprensione di questo fenomeno. Rilevante è stato particolarmente l’approccio storico-atropologico, che di fatto domina le chiavi interpretative offerte oggi su libri e riviste che trattano il nostro tema, tale approccio tende a mettere tra parentesi il dato attuale della religiosità popolare caratterizzato dall’esperienza cristiana, per evidenziarne le radici profonde che affondano nel passato delle esperienze religiose pagane che le hanno precedute. Se sul piano della ricostruzione storica esso potrebbe avere una sua plausibilità perché coglie una certa continuità tra il presente e la storia religiosa del passato, allo stesso tempo rischia di trascurare, o addirittura ignorare, la comprensione del complesso processo bimillenario di cristianizzazione della Sicilia. Cristianesimo che è fede e cultura viva presente oggi, fondato sull'”evento”, e non sul “mito”, di Cristo che attraverso la sua esperienza storica di morte e risurrezione ha cambiato l’approccio dell’uomo di fronte alla morte e alla vita. Evento che si pone come “pietra di inciampo” per credenti e non credenti di ogni tempo e luogo.
Tutto questo svela, allora, il fine di questa guida, che vuole essere uno strumento che aiuti, non solo a “vedere” da osservatore o turista esterno ma, se si vuole, a “sperimentare e vivere” con le comunità siciliane il loro vissuto che viene celebrato per le strade dei loro paesi durante questa settimana particolare dell’anno.
La guida si articola in due parti, nella prima essa offre sinteticamente le coordinate generali relativamente alla storia della pietà popolare nell’ambito del Cristianesimo occidentale, con riferimento specifico ai riti della Settimana Santa e al rito attraverso l’illustrazione della drammaturgia teatrale e rituale. Questa parte sul rito può considerarsi la “mappa”, cioè il punto di riferimento centrale per la comprensione dei singoli rituali espressi nei vari centri dell’isola, illustrati nella seconda parte della guida organizzata per provincia. Un altro strumento prezioso, per orientarsi nella complessità, è il glossario dove brevemente si riprendono vari elementi e termini significativi di queste espressioni religiose tradizionali.

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