sabato , Aprile 20 2024

Bulimia

A colazione: tre panini dolci, una tazza di latte, tre caffè…però il latte non l’ho finito tutto.
A metà mattina noci e mandorle…e nocciole, trecento grammi o anche di più.
A pranzo la pasta e poi più niente fino all’indomani quando alle cinque ho fatto colazione.
Questo rosario alimentare ogni giorno, per anni, accompagna donne e uomini malati di cibo.
Disturbi alimentari si definiscono e il 13 marzo è la giornata internazionale a loro dedicata.
La X Giornata del fiocchetto lilla che serve a sensibilizzare sani e malati, che serve a far conoscere le malattie alimentari perché di malattie si tratta. Il disturbo è un’altra cosa. Il disturbo non è vincolante, la malattia sì. Il disturbo non convive col disturbato notte e giorno, sempre. Il disturbo passa, la malattia no se non viene curata. Tutta la vita della persona malata ruota attorno alla paura di ingrassare. La bulimia è una di queste malattie, la più subdola, perché non urla come l’anoressia e non si limita all’abbuffata come il binge-eating ma la espelle trascinando chi ne soffre in un circolo infinito e condizionante. Solo una piccola percentuale di persone che soffre di un disturbo alimentare riesce ad ammettere la gravità della propria condizione. Molto spesso, infatti, la consapevolezza di avere un problema, specie nelle fasi iniziali di malattia, è molto scarsa e la paura di affrontare un qualsiasi cambiamento è molto elevata. Gran parte delle persone che hanno problemi con il proprio comportamento alimentare pensa che il cibo sia il motivo principe delle loro stesse difficoltà, ma non è così. Non è colpa né del cibo né della propria mancanza di volontà. Le difficoltà legate al controllo del cibo possono essere un indizio del fatto che ci sono in gioco difficoltà emotive più profonde. Guarire è possibile. Occorrerebbe una presenza costante di figure specialistiche nelle scuole e occorrerebbero centri specifici che spesso però difettano. In tempi di revisione della sanità territoriale chiediamo a gran voce che centri per la diagnosi e la cura delle malattie alimentari diventino presenti ovunque perché i malati sono tanti, tantissimi.

Gabriella Grasso

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