venerdì , Settembre 24 2021

Notizie false: un’analisi del fenomeno nella società odierna – by Alain Calò

NOTIZIE FALSE: UN’ANALISI DEL FENOMENO NELLA SOCIETA’ ODIERNA

BY ALAIN CALO’

INDICE

 

INTRODUZIONE

 

4
PARTE 1 – NOTIZIE FALSE:

GENERALITA’ ED EXCURSUS STORICO

CAPITOLO 1 – GENERALITA’

 

 

 

7

 

CAPITOLO 2 – EXCURSUS STORICO 14
PARTE 2 – LE NOTIZIE FALSE OGGI

CAPITOLO 3 – FAKE NEWS E ACCUSE ALLA RUSSIA

 

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CAPITOLO 4 – LIBERTA’ E PREVENZIONE DALLE NOTIZIE FALSE

4.1.        LA CENSURA: L’ESEMPIO CINESE

4.2.         L’ESEMPIO AMERICANO E IL FREE MARKETPLACE OF IDEAS

 

 

 

26

31

 

 

BIBLIOGRAFIA

SITOGRAFIA

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INTRODUZIONE

Il presente lavoro analizza il rapporto tra le notizie false e la nostra società. I nuovi mezzi di comunicazione, soprattutto grazie a Internet e i social network, hanno favorito la diffusione incontrollata di notizie false che rischiano di alterare in tutto il mondo la normale dialettica democratica. La domanda a cui si cerca di rispondere è che cosa si può fare per introdurre controlli fondati sul principio di responsabilità all’interno di sistemi digitali tanto sfuggenti. Una domanda alquanto difficile da rispondere. E da ciò parte un’ampia analisi mirante prima a capire che cosa sia una notizia falsa e quale sia stato il suo potenziale nefasto nella Storia. Fatte queste premesse, la riflessione si sposta al mondo contemporaneo, analizzando i nuovi mass media e il nuovo modo di utilizzo delle notizie false attraverso chiari riferimenti geopolitici quali, ad esempio, le accuse rivolte alla Russia. Da ciò scaturisce una prima risposta al contrasto verso questo fenomeno portando due antitetici metodi: la censura e il free marketplace of ideas, analizzandone i limiti e le possibilità. Il tutto si conclude nell’individuare quale mezzo principale al contrasto delle notizie false la Cultura e l’Istruzione, dato che il vero principio primo affinché possa attecchire una notizia falsa è l’ignoranza. Provocatoriamente, quindi, la notizia falsa, più che problema, diventa cartina tornasole per comprendere la nostra maturità e il nostro grado di cultura. Un tema, senz’ombra di dubbio molto importante per la nostra contemporaneità e che sta facendo molto interrogare.

PARTE 1

NOTIZIE FALSE: GENERALITA’ ED EXCURSUS STORICO

 

CAPITOLO 1

GENERALITA’

 

In una “Stanza”, rubrica tenuta all’interno del “Corriere della Sera”, in data 7 maggio 2001, il giornalista Indro Montanelli, in riferimento al liberalismo, scrisse:

«… prima che una scelta ideologica, quella liberale è una scelta di civiltà: nel senso che ha diritto a considerarsi e ad essere considerato liberale chiunque rispetta le opinioni diverse ed anche opposte alle sue. Ecco perché si può essere liberali anche militando sotto altre bandiere: quelle per esempio socialiste o cattoliche: basta che i loro militanti non pretendano di essere depositari di Verità assolute che escludono tutte le altre e d’imporre quella propria con gli strumenti del potere: la censura e il resto. Ecco il punto in cui il liberalismo si differenzia dalla democrazia che con la sua religione della maggioranza rischia molto spesso di diventare, in nome di essa, dispotica. L’oltranzista della democrazia crede che il numero sia il metro di tutte le cose e abbia il potere di rendere buone anche quelle cattive. Il liberale, quello vero, non rinunzia affatto a giudicarle secondo il suo metro morale, anche se riconosce il diritto della maggioranza a realizzare le sue volontà. Purché rispetti quello della minoranza e, se del caso, a condannarle, sempre – si capisce – coi mezzi legali della critica e della persuasione. Il democratico, quando ha il numero, crede di avere tutto e di essere autorizzato a sovvertire, in nome di esso, anche la legalità. Fu la democrazia dei giacobini, non certamente il liberalismo dei girondini, a inventare la democrazia.»[1]

In questo scritto troviamo tutti gli strumenti adatti per poter affrontare, sotto un’ottica liberale, il tema delle notizie false (ormai note come “fake news”), il loro impatto sulla società e, soprattutto, il loro contrasto, dato che queste rappresentano un pericolo concreto alla normale dialettica democratica. E, allo stesso tempo rappresentano uno strumento spregiudicato per poter destabilizzare la normale dialettica democratica e “pilotare” l’opinione pubblica, vengono sovente utilizzate con cinismo e machiavellica intenzione del fine, ovvero la conquista del potere se limitiamo la nostra visione al solo campo politico, che giustifica i mezzi. Allo stesso tempo, proprio per il loro potere di “pilotare” l’opinione pubblica, le notizie false non trovano terreno fertile solo all’interno della dialettica politico-democratica, ma anche su diversi altri aspetti della nostra vita quotidiana, non da ultimo sulla recente campagna vaccinale da COVID-19 oltre alla stessa pandemia. Infatti, per comprendere la pericolosità delle notizie false su questo delicato tema quale la pandemia, basta visionare il sito del Ministero della Salute (salute.gov.it) all’interno del quale è proprio dedicata una sezione al contrasto delle notizie false.

Ma che cos’è una “notizia falsa”? Per rispondere a tale quesito ci viene in aiuto l’enciclopedia Treccani che, alla voce “fake news”, recita:

«Locuzione inglese (lett. notizie false), entrata in uso nel primo decennio del XXI secolo per designare un’informazione in parte o del tutto non corrispondente al vero, divulgata intenzionalmente o inintenzionalmente attraverso il Web, i media o le tecnologie digitali di comunicazione, e caratterizzata da un’apparente plausibilità, quest’ultima alimentata da un sistema distorto di aspettative dell’opinione pubblica e da un’amplificazione dei pregiudizi che ne sono alla base, ciò che ne agevola la condivisione e la diffusione pur in assenza di una verifica delle fonti. Corrispondente grosso modo all’italiano bufala mediatica – sebbene quest’ultima espressione faccia generalmente riferimento a notizie del tutto prive di veridicità – e utilizzato prevalentemente in ambito politico, il neologismo ha conosciuto amplissima diffusione a partire dal 2016, ed è entrato prepotentemente nel lessico giornalistico grazie all’impiego fattone l’anno successivo dal neoeletto  D. Trump per sostanziare le sue campagne contro i mezzi di informazione. Al 2018 numerosi studiosi di comunicazione hanno criticato il suo impiego, sottolineandone la genericità e l’eccessiva diffusione, e hanno posto in connessione il fenomeno che essa designa con il più ampio concetto di postverità, intesa come pseudoverità costruita attraverso scelte individuali e collettive che fanno perno sull’emotività e le convinzioni condivise dall’opinione pubblica prescindendo del tutto o in parte dalla conformità con il reale».[2]

Lo storico Marc Bloch, inoltre, nel definire il campo di azione della notizia falsa, scrisse:

«Una falsa notizia è solo apparentemente fortuita, o meglio, tutto ciò che vi è di fortuito è l’incidente iniziale che fa scattare l’immaginazione; ma questo procedimento ha luogo solo perché le immaginazioni sono già preparate e in silenzioso fermento»[3].

Tutte queste considerazioni ci permettono di definire il ruolo attivo che giocano assieme la notizia falsa e il pubblico,  “impreparato” in quanto poco avvezzo al cimento con la realtà e quindi ad un’analisi critica della notizia in sé, smosso solamente da un istinto emotivo o da convinzioni pregiudiziali.

E questo “gioco delle parti” può innescarsi anche con una semplice scintilla, dato che una notizia falsa potrebbe nascere anche per distrazione, come un semplice errore di stampa[4], oppure anche mediante un articolo la cui genesi non è assolutamente di tipo informativo (ad esempio una satira) ma che viene passato e quindi assimilato come notizia fondata[5], fino a giungere all’intenzionalità di una notizia fabbricata su misura per un pubblico target con l’intento di pilotarne l’opinione o, attratti dal profitto facile del click-baiting (pratica che serve ad attirare internauti con il solo scopo di generare rendite pubblicitarie)[6], arrivando a sfociare in veri e propri sistemi di disinformazione quali, ad esempio, le teorie del complotto[7].

È, quindi, molto ampio e variegato il campo di esistenza e di azione delle notizie false, un campo che, peraltro, non è ancora neanche stato pienamente determinato perché, sempre all’interno della dialettica politica, oggi, purtroppo, troppo spesso si tende, al posto di confutare una tesi come le regole della dialettica impongono, di bollare semplicemente come notizia falsa una qualsiasi notizia critica o di attacco alla persona che, additando tale notizia come falsa, potrebbe di fatto creare a sua volta una notizia falsa, dato che, in nome del principio filosofico parmenideo di identità e di non contraddizione, un assunto è vero o non è vero, non può contemporaneamente essere vero e essere non vero.

Per comprendere pienamente quanto il fenomeno delle notizie false non sia soltanto contemporaneo (contemporaneo c’è solo l’effetto catalizzatore a livello mondiale dei moderni mass media) e anche per conoscere meglio il fenomeno, nonché i danni causati dallo stesso, in nome dell’ “Historia magistra vitae” di ciceroniana memoria, non possiamo esimerci dall’effettuare un excursus storico che ci permette di “toccare con mano” il fatto di come eventi storici a volte cruciali per la formazione della nostra civiltà Occidentale non sono altro che frutto, a monte, di una notizia falsa.

 

CAPITOLO 2

EXCURSUS STORICO

 

Senza troppe esagerazioni, potremmo dire che la notizia falsa sia nata con l’Uomo. Anche la stessa religione ebraico-cristiana fa cominciare le tribolazioni dell’umanità a causa di una notizia falsa, perché, andando a rileggere la Genesi, il serpente tentò  Eva attraverso la notizia falsa che mangiando del frutto proibito avrebbe avuto importanti vantaggi. E anche, nello specifico, sempre lo stesso Cristianesimo a ben guardare, ha le proprie fondamenta su una notizia falsa che ha guidato la volontà del popolo, fomentato dai grandi sacerdoti, a liberare Barabba e a condannare Gesù al supplizio della Croce.

Nell’Antica Roma, all’interno dei concitati eventi del I secolo a.C. che portarono all’instaurazione del Principato e la fine della Res Publica, Augusto, per muovere guerra contro Cleopatra e contro il rivale Marco Antonio, diede lettura al Senato di un testamento di quest’ultimo in cui vi era espressa volontà di lasciare i territori orientali di Roma a Cleopatra e alla sua discendenza minando l’integrità di Roma in favore di monarchie di stampo orientale. Su questo testamento permangono forti dubbi circa la sua autenticità, anche se il comportamento di Marco Antonio, avendo adottato usanze Orientali, faceva e fa tutt’oggi propendere ad una veridicità di fondo (e la notizia falsa trova terreno fertile soprattutto all’interno di questa ambiguità). Sta di fatto, comunque, che Augusto, con tale mossa, ebbe il proprio casus belli per muovere guerra all’Egitto e, a seguito della battaglia di Azio (31 a.C.), ebbe la strada libera per instaurare il proprio regime.

Un’altra fake news ante litteram che ha caratterizzato l’Alto Medioevo e ha avuto ripercussioni fino al XX secolo, è la cosiddetta Donazione di Costantino (in latino: Constitutum Constantini). Si tratta di un documento che ha profondamente cambiato l’assetto della religione cristiana e ha anche fomentato rivalità poi sfociate nel primo grande scisma tra cattolici e ortodossi all’inizio dell’anno Mille, oltre ai successivi scismi nella Storia del Cristianesimo Occidentale. Tale documento, datato 30 marzo 315, contiene un presunto editto da parte dell’Imperatore Costantino I in favore di Papa Silvestro I e dei suoi successori con privilegi che prevedevano il primato (principatum) del Vescovo di Roma sulle chiese patriarcali Orientali di Gerusalemme, Costantinopoli, Antiochia e Alessandria di Egitto (questa è una mossa “politica”, infatti, la figura del Vescovo di Roma come principale esponente della religione e quindi Papa si va affermando solo nei secoli, in quanto, inizialmente erano tutti posti “sullo stesso piano”). Ancor più: vengono sanciti la sovranità del pontefice su tutti i sacerdoti del mondo, il primato e la sovranità della Basilica del Laterano, la superiorità del potere papale su quello imperiale e, inoltre, la Chiesa di Roma ottiene la giurisdizione civile sia sull’Urbe, sia sull’Italia che sull’intera parte Occidentale dell’Impero, dando il via a quel potere temporale dei papi (oltre al fenomeno del cesaropapismo) con cui nel 1870 l’Italia ha dovuto fare i conti nel momento del completamento dell’Unificazione con Roma Capitale (questione rimasta insoluta fino al 1929 con i Patti Lateranensi e le successive modifiche negli anni ’80 del Concordato)[8].

E pensare che di questo documento, che ha così profondamente influenzato la storia Occidentale e italiana, la veridicità ha cominciato a traballare solo nel Basso Medioevo[9], è stato provato essere un falso solo nel 1440 dall’umanista italiano Lorenzo Valla che ha riscontrato alcuni anacronismi, locuzioni linguistiche e riferimenti non ascrivibili a quel determinato periodo storico. Peccato che il “danno” era ormai compiuto e sappiamo bene quanto il potere temporale della Chiesa abbia inficiato su diversi aspetti della nostra storia, non da ultimo il ritardo dell’Unificazione (l’esistenza di uno Stato della Chiesa è sempre stato indicato come un deterrente alla nascita di uno Stato Nazionale negli stessi tempi in cui ne sorgevano in tutta l’Europa Occidentale).

Senza voler essere troppo pedissequi, ci permettiamo di fare un salto temporale quando con la creazione del primo mass media, ovvero la stampa, l’informazione ha avuto una crescita esponenziale sia nel quantitativo, sia anche nel potenziale pubblico raggiungibile. Nel periodo dell’Età dei Lumi e con la sempre più alfabetizzazione delle persone e la conseguente proliferazione dei giornali (oltre, per un certo verso, lo sviluppo di un’embrionale “coscienza di classe”), lo strumento della notizia falsa è stato ampiamente utilizzato per screditare la monarchia Francese all’alba della Rivoluzione del 1789. Un classico esempio sta nella celebre frase di Maria Antonietta “Se il popolo ha fame e non ha pane che mangi brioches”, frase assolutamente mai pronunciata ma che serviva a fomentare il popolo,  “stuzzicando” quel misto di emotività e istinto in un momento in cui la povertà in Francia dilagava, la monarchia si rinchiudeva a Versailles nello sfarzo e  “parlare alla pancia della gente” aiutava a fomentare quella che sarebbe stata la grande rivoluzione che ci avrebbe condotti nell’Età Contemporanea. La stessa stampa Francese, sotto Napoleone, fu “vittima” di un saggio scritto da Heinrich von Kleist dal titolo “Manuale del giornalismo francese” in cui viene denunciata la stampa napoleonica asservita produttrice di sole notizie false. L’opera è importante non tanto per il suo carattere storico, ma perché analizza il metodo attraverso cui nasce e si diffonde una notizia falsa.

Nel XX secolo si sperimenta un uso massiccio delle notizie false attraverso la commistione con una strategia volta a suscitare paura o mediante la facilità da parte della popolazione, poco acculturata o comunque priva di un adeguato spirito critico, di poter travisare un messaggio, magari agendo su emozioni forti, quali appunto la paura, che, attraverso complessi meccanismi psicologici, fanno perdere il contatto con la realtà e quindi fanno letteralmente “cadere nel tranello” della notizia falsa. Potremmo riassumere il tutto con una frase di Joseph Goebbels, ministro della propaganda del Terzo Reich, il quale diceva che una notizia falsa ripetuta un milione di volte sarebbe diventata vera. E, di fatto, è “avvenuto così” (virgolettato d’obbligo): i regimi totalitari che si affacciarono subito dopo il Primo Conflitto Mondiale devono molto alla manipolazione e divulgazione di notizie false mediante i mass media via via in loro possesso. Fascismo, Nazismo e Comunismo basarono il loro potere in un culto della personalità (Mussolini, Hitler e Stalin) diffondendo notizie false che tutt’oggi permangono nell’immaginario collettivo.

In Germania, nei primi anni ’30, i Nazisti, attraverso l’uso sistematico delle notizie false e la creazione di veri “sistemi” di falsità, toccarono i sentimenti più profondi della popolazione disperata sia dal fatto che la Germania aveva perso la Guerra  e sia che, a seguito della Grande Crisi economica, l’economia tedesca era in ginocchio con inflazione e disoccupazione alle stelle. La capillarità dell’azione del Nazismo e il fatto che la Germania si trovava, rispetto all’Italia uscita vincitrice, “con le spalle al muro”, permise al Partito di Hitler, diversamente dal Fascismo di Mussolini che nelle ultime elezioni libere rappresentò sempre una minoranza esigua, di essere il primo partito di preferenze del Paese. Era il primo vero momento in cui una “maggioranza silenziosa”, sedotta da promesse e dalla dialettica ardita della dirigenza nazista, disperata perché  morente di fame e spaventata da “falsi spettri” quali la pseudo massoneria ebrea additata quale detentrice del vero potere, della ricchezza e che stava portando alla rovina la Germania, legava mani e piedi il proprio destino ad un partito totalitario che usò ampiamente i principali due strumenti del totalitarismo: la propaganda e la repressione.

George Orwell, portando il tutto alle estreme conseguenze, ha ben delineato lo Stato totalitario in “1984” il romanzo distopico per eccellenza in cui il potere si regge grazie al controllo dell’informazione e il veicolo di notizie false grazie al ruolo fondamentale giocato dal “Ministero della Verità”. Nella storia, seppur inesistente nella nomenclatura, di Ministeri della Verità abbiamo diversi esempi in cui abbiamo una vera e propria “notizia falsa di Stato”. E, ritornando al Nazismo (ma lo stesso discorso può farsi col Fascismo Mussoliniano e il Comunismo Staliniano), l’opera del Governo del Reich sul monopolizzare l’informazione è stato uno dei capisaldi del regime. A titolo di esempio, citiamo la testimonianza di William L. Shirer, giornalista americano presente nella Germania all’epoca dell’ascesa al potere di Hitler e autore del libro “Storia del Terzo Reich”. Tra le varie storie ricordate, è emblematico il ricordo di come ogni mattina i redattori dei giornali berlinesi e i corrispondenti dei quotidiani delle altre città si riunissero  presso il Ministero della Propaganda per prendere direttive su quali notizie pubblicare, su quali tacere, come trasmetterle, come intitolare gli articoli e come scegliere l’articolo di fondo.

Lo Stato totalitario si impegnò non solo a promulgare la “propria Verità”, ma a eliminare le “altrui Verità”, non concedendo alla popolazione neanche la possibilità di poter fare un confronto tra le varie fonti. E dove non c’è confronto, è automatico l’appiattimento verso una sola “Verità” assoluta.

La Seconda Guerra Mondiale, che ha causato morti e distruzioni per tutta l’Europa e dalle conseguenze con cui ancora facciamo i conti, a ben vedere è nata da una notizia falsa perché l’attacco della Germania alla Polonia è stato presentato come un atto difensivo a seguito di un attacco (poi rivelatosi orchestrato dei Nazisti) di soldati polacchi ad una stazione radio tedesca.

 

PARTE 2

LE NOTIZIE FALSE OGGI

 

CAPITOLO 3

FAKE NEWS E ACCUSE ALLA RUSSIA

 

Sovente, soprattutto ultimamente, troviamo la Russia implicata in atti che hanno, direttamente o indirettamente, a che fare con le notizie false. E in tutti i casi in cui è stata implicata la Russia nella divulgazione di fake news, si è ampiamente dibattuto su un vero e proprio attacco alla democrazia, tanto da spingere i vari Paesi a condannare le azioni russe. Per meglio comprendere il tutto è utile offrire degli esempi concreti. Il caso recente forse più eclatante di presunte ingerenze russe nel normale processo democratico si può trovare sicuramente all’interno delle tortuose elezioni americane del 2016 che fecero diventare Presidente Donald Trump, nonostante tutti i pronostici davano vincitrice, con un netto distacco, la democratica Hillary Clinton. Negli Usa scoppiò il “Russiagate”, l’inchiesta giudiziaria condotta dal procuratore speciale Robert Mueller e che ha cercato di accertare se vi fossero state all’interno di quelle elezioni ingerenze Russe a fini di spionaggio in favore di Stati esteri o di tradimento. Tutto nacque da una prima inchiesta portata avanti dal New York Times nella primavera del 2016 quando Trump era ancora un candidato per la nomination Repubblicana che stava raccogliendo un sempre più ampio consenso nonostante le aspettative. Da questa inchiesta si lanciò il sospetto che la Russia stesse “manipolando” il normale processo democratico attraverso tre modi, ovvero la divulgazione di documentazione del partito rivale, contatto con associati alla campagna presidenziale di Trump e massicce attività fraudolente, mediante profili falsi, su Facebook e Twitter (ovvero mediante divulgazione di notizie false).

Memori sempre che la storia non può farsi con i “se” e con i “ma”, la domanda sorge, comunque, spontanea: come sarebbero andate le elezioni se non vi fossero state queste ingerenze Russe? L’interesse di un Paese a destabilizzarne un altro sono ovvie, quindi la Russia aveva tutto l’interesse a far diventare Presidente Trump, anche all’interno di un’ottica internazionale dato che, durante la campagna elettorale, il futuro Presidente prometteva il ritiro di truppe da contesti di guerra in cui era implicata anche la Russia, permettendo a quest’ultima di trovare spazio nelle assenze statunitensi e quindi esercitare un maggiore controllo in questi contesti.

Un altro caso recente e che ha portato ad una accusa alla Russia da parte del servizio diplomatico Europeo (Seae), riguarda la pandemia da Covid-19. Come emerge da un articolo uscito  sull’Huffington Post nel marzo 2020[10], ad inizio pandemia, la Russia ha messo in campo una serie di notizie false o fuorvianti sulla pandemia in Europa con almeno 80 casi di notizie false di matrice russa dal gennaio 2020 fino al momento della stesura dell’articolo.

 

E seppur la Russia ha replicato che il tutto è ascrivibile ad una “fobia” verso il Cremlino, arrivando proprio sul recentissimo, l’ingerenza russa mediante la divulgazione di fake news volta a destabilizzare gli equilibri di altri Paesi è stato anche un tema importante all’interno del G7 in Cornovaglia che si è tenuto nel Giugno 2021 e in cui tutti i Paesi hanno accusato Russia e Cina di atti “azioni destabilizzati” e si è provveduto al rafforzamento di un meccanismo di risposta rapida alle fake news che prevede rapporti annuali e collaborazione con la NATO.

 

CAPITOLO 4

LIBERTA’ E PREVENZIONE DALLE NOTIZIE FALSE

 

4.1.   LA CENSURA: L’ESEMPIO CINESE

 

Il metodo più semplice per contrastare le fake news è di andare a “bloccare” a monte il flusso informativo, ovvero la censura. Il problema principale della censura è sotto gli occhi di tutti: è un intervento imposto dall’alto che elimina un’importante libertà quale quella di esprimersi e quella di informarsi. Come abbiamo visto nel capitolo 2, questa pratica è tipica dei regimi totalitari. Ora, senza voler dire assolutamente che censura è uguale a totalitarismo, anche se ne costituisce una pratica importante, per non dire fondamentale, è ovvio che la censura, pur quella che partirebbe con il “nobile scopo” di evitare le notizie false, alla fine, richiamando un brano del Vangelo, raccoglie “grano e zizzania” e non riesce, anche volutamente, a separare queste due cose. Abbiamo usato la parola “volutamente”, ma è molto più ampio il concetto di Verità, un concetto di difficile identificazione e, richiamandoci a Montanelli, non esiste la Verità “assoluta” perché altrimenti non siamo più a discutere di libertà ma di dogmatismo. L’Italia, come tanti altri Paesi, ogni tanto ha la tentazione di voler mettere un “controllo” sulla stampa. E ogniqualvolta si è presentato questo tema, il dibattito è stato ampio e variegato. Un esempio su tutti è stata la proposta di istituire, da parte dell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte, il cosiddetto “Conte bis”, nel periodo pandemico, una Task Force contro le fake news. Un intervento diretto dello Stato “contro” qualcosa porta sempre delle riflessioni perché, richiamandoci a Giovenale (e così comprendiamo come il tema del controllo sia sempre stato ampiamente dibattuto anche nell’antichità) nella celebre frase “chi controlla i controllori?”, come fa uno Stato ad intervenire in favore di una verità rispetto ad un’altra? Con quale criterio riesce a stabilire quale sia la verità? Speriamo che il criterio non sia dato dal numero, tentazione di tutte le democrazie, in quanto finiremmo all’interno di una “dittatura della maggioranza”, ma per fortuna la concretizzazione della Task Force ha solo maturato un rapporto e non vi è mai stata un’azione concreta “contro” un qualcosa. Il dibattito, comunque, permane.

Volendo portare un esempio concreto di censura oggi all’interno di una superpotenza mondiale, è emblematico quello della Cina. Uno tra i massimi politici che ha calcato il teatro storico della Cina è stato senz’ombra di dubbio Den Xiaoping. E la censura cinese può essere ricondotta ad una frase che lo stesso pronunciò agli inizio degli anni ’80 del secolo scorso:

«Se si aprono le finestre per fare entrare aria fresca, è necessario aspettarsi che alcune mosche entrino».

Da qui nacque un articolato processo di censura e sorveglianza che blocca il flusso di dati potenzialmente sfavorevole proveniente dai paesi Occidentali e gestito dal Ministero di Pubblica Sicurezza della Repubblica Popolare Cinese. Il progetto prende il nome di Golden Shield Project ed è stato avviato nel 1998.

Su questa pratica cinese della censura vi sono stati diversi e autorevoli pareri di condanna tra cui la stessa ONU.

La cosa che fa riflettere è quanto l’efficacia di un siffatto sistema si regga non solo in un ruolo attivo esercitato dal Governo di Pechino, ma, addirittura, attraverso un processo di autocensura che viene praticato dagli stessi creatori di contenuti. Il governo cinese, infatti, ritiene responsabili le aziende per i loro contenuti pubblici. Da cui discende un’azione diretta da parte delle aziende nell’assicurarsi che i loro portali online non contengano argomenti o oscenità proibite. Anche multinazionali come Google, Yahoo! e Microsoft sono soggette alle norme di auto-censura. Ad esempio Google China blocca l’accesso a siti non cinesi non autorizzati con reindirizzamento verso siti autorizzati. Siamo dinnanzi ad un paradosso: anche se la censura va contro le ideologie occidentali, i profitti derivanti dal mercato cinese sono talmente ampli che permettono ai grandi colossi del web di “chiudere un occhio”. In Cina, quindi, rispondendo a Bennato, conosciamo il prezzo della nostra libertà!

Arrivando ai giorni nostri, non possiamo non citare il ruolo cruciale della censura Cinese nel contesto della pandemia da Covid-19. Come possiamo leggere da un articolo sul “Il Post” dal titolo “Come la Cina ha censurato la Pandemia” e datato 27 Dicembre 2020, da un’inchiesta condotta dal New York Times e da ProPubblica è emerso come il governo di Pechino abbia tentato di sminuire il problema del virus proprio nel momento in cui questo si stava diffondendo. Sempre ricordando che la storia non si fa con i “se” e con i “ma”, anche qui è difficile non chiedersi come sarebbero potute andare le cose se sin da subito la Cina avesse informato tutti con notizie chiare e veritiere sul virus. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha più volte condannato la Cina sul fatto di non condividere tutti i dati, non da ultimo in una recente missione del marzo 2021 volta ad indagare le origini del virus[11].

Ancora una volta, rimettendo i “se” e “ma” nella storia all’interno di un discorso che fa capire i danni di una pratica volta a limitare la libertà di espressione: quante morti si sarebbero potute evitare se non ci fosse stata la censura?

 

4.2. L’ESEMPIO AMERICANO E IL FREE MARKETPLACE OF IDEAS

 

Un approccio totalmente agli antipodi della censura è quello di paragonare lo scambio delle idee con il modello economico del libero mercato. Come, infatti, nel libero mercato, senza alcuna influenza da parte di agenti esterni, il confronto tra le merci fa prevalere la migliore per prezzi e qualità, similmente nel “mercato delle idee” il confronto permette all’idea migliore qualitativamente di prevalere.

Nel saggio “Sulla Libertà”, Mill, pur riconoscendo allo Stato il potere di fare leggi e di dettare le norme del vivere civile in quanto espressione della maggioranza, sottolinea che lo Stato non deve trasformarsi in una dittatura della maggioranza sulla minoranza, e tra le condizioni essenziali affinché ciò non avvenga viene individuata l’inviolabilità del diritto alla libertà di pensiero e di azione che nessuna autorità statale può reprimere o limitare

Possiamo fare un parallelismo con il passo riportato di Montanelli a inizio lavoro e vediamo come anche il comun denominatore, che comunque è il comun denominatore di tutte le politiche liberali, sia la difesa della libertà, soprattutto la libertà dell’individuo e della minoranza che viene esposta al pericolo della maggioranza e della “dittatura dell’opinione comune”. Mill denuncia la dittatura dell’opinione comune e tutte le presunte “verità assolute” che non sono altro che dogmi ed è chiaro sul fatto che togliere la libertà di parola ad un individuo non è solamente un danno all’individuo stesso, ma anche e soprattutto un danno per la società che perde una visione “diversa” da quella della maggioranza. La società, infatti, mettendo a tacere un qualunque individuo, perde o una opinione corretta (e quindi si priva di un contributo fondamentale) o  perde un’opinione sbagliata, anch’essa importante (per non dire più importante della prima) perché rafforza la verità messa a confronto con l’errore. Ma anche il concetto di “idea giusta” e “idea sbagliata” è alquanto opinabile, come afferma lo stesso Mill, e ce ne possiamo accorgere anche noi nel nostro presente, dato che ci sono popoli che hanno idee totalmente contrastanti. Come leggere le fake news con quest’ottica? Basta una citazione dello stesso Mill:

«se si vietasse di dubitare della filosofia di Newton, gli uomini non potrebbero sentirsi così certi della sua verità come lo sono io».

Le fake news diventano, quindi, quel “dubbio” che ci sprona ad argomentare la nostra tesi. E, d’altronde, se non avessimo dubitato della filosofia di Newton, non potremmo avere oggi la teoria della relatività di Einstein.

Lo Stato che più di tutti ha sicuramente incarnato questi principi è senz’ombra di dubbio gli Stati Uniti di America. Sin dagli albori della costituzione degli Stati Uniti è stato dato ampio risalto ai principi liberali, operando per garantire ai cittadini massima libertà. Per quanto concerne la libertà di espressione, già dal primo emendamento troviamo scritto:

«Il Congresso non promulgherà leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione, o che ne proibiscano la libera professione; o che limitino la libertà di parola, o della stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea e di fare petizioni al governo per la riparazione dei torti.»

Anche nella loro giurisprudenza è richiamato il concetto di “mercato delle idee” come possiamo leggere un parere favorevole del giudice William O. Douglas nella decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti contro Rumely nel 1953:

«Come gli editori di giornali, riviste o libri, questo editore offre per le menti degli uomini il mercato delle idee

Gli Stati Uniti garantiscono libertà di opinione anche a gruppi radicali ed estremi quali, ad esempio, il Ku Klux Klan o partiti di ispirazione Nazista che in altri Stati sono vietati.

In questo approccio, a differenza della censura, la libertà dell’uomo viene prima di tutto. Le fake news diventano una ruota del complesso sistema del progresso intellettuale umano, una ruota un po’ “scomoda”, ma utile per poter comprendere a fondo ciò che è veritiero da ciò che non lo è.

Partendo quindi dal presupposto che è questo il modello da cui partire per il contrasto delle fake news in ottica liberale, ovvero preservando le fondamentali e inviolabili libertà della persona, il prossimo e ultimo paragrafo concentrerà le proprie attenzione nell’analizzare “migliorie” al modello.

Il limite principale è sicuramente nella vastità di Internet che diventa un vantaggio dal punto di vista della libera circolazione delle idee ma allo stesso tempo uno svantaggio perché, proprio per questa immensa mole di dati, risulta praticamente impossibile riuscire a possedere tutti gli elementi che trattano, in tesi e antitesi, lo stesso argomento. La nostra “pigrizia” mentale ci porta a prendere con “fede dogmatica” quanto sta scritto su internet perché riteniamo, quasi ingenuamente, che una determinata foto, possedendo diverse condivisioni, proprio per quella moltitudine è sicuramente vera lasciandoci trascinare dall’opinione comune.

Da questo punto di vista, per poter conciliare la libertà di opinione e la prevenzione dalle fake news, c’è bisogno di una fattiva collaborazione tra autore della notizia e il fruitore. Il primo, richiamandosi al principio di responsabilità, ma ancor più all’imperativo Kantiano per quanto riguarda il delicato ruolo che svolge nell’informare la gente, dovrebbe permettere a tutti di poter consultare le fonti dalle quali provengono le determinate notizie, con annessi argomenti a favore della tesi sostenuta e, soprattutto, argomenti a favore dell’antitesi in modo tale che chiunque possa giungere ad una sintesi. Inoltre, senza applicare un meccanismo di autocensura, potrebbe segnalare notizie dubbie o dalle fonti incerte in modo da mettere in guardia i fruitori delle notizie. Questi ultimi, invece, giocano la parte più importante. Lo sa bene anche il colosso Facebook che ha emanato un vero e proprio decalogo per riconoscere le fake news che è disponibile anche nel centro assistenza di ciascun profilo e che qui riportiamo per intero.

«1. Non ti fidare dei titoli: le notizie false spesso hanno titoli altisonanti scritti tutti in maiuscolo e con ampio uso di punti esclamativi. Se le affermazioni contenute in un titolo ti sembrano esagerate, probabilmente sono false.

  1. Guarda bene l’URL: un URL fasullo o molto simile a quello di una fonte attendibile potrebbe indicare che la notizia è falsa. Molti siti di notizie false si fingono siti autentici effettuando cambiamenti minimi agli URL di questi siti. Puoi accedere al sito per confrontare l’URL con quello della forma attendibile.
  2. Fai ricerche sulla fonte: assicurati che la notizia sia scritta da una fonte di cui ti fidi e che ha la reputazione di essere attendibile. Se la notizia proviene da un’organizzazione che non conosci, controlla la sezione “Informazioni” della sua Pagina per scoprire di più.
  3. Fai attenzione alla formattazione: su molti siti di notizie false, l’impaginazione è strana o il testo contiene errori di battitura. Se vedi che ha queste caratteristiche, leggi la notizia con prudenza.
  4. Fai attenzione alle foto: le notizie false spesso contengono immagini e video ritoccati. A volte le immagini potrebbero essere autentiche, ma prese fuori contesto. Puoi fare una ricerca dell’immagine o della foto per verificarne l’origine.
  5. Controlla le date: le date degli avvenimenti contenuti nelle notizie false potrebbero essere errate e la loro cronologia potrebbe non avere senso.
  6. Verifica le testimonianze: controlla le fonti dell’autore per assicurarti che siano attendibili. La mancanza di prove o il riferimento a esperti di cui non viene fatto il nome potrebbe indicare che la notizia è falsa.
  7. Controlla se le altre fonti hanno riportato la stessa notizia: se gli stessi avvenimenti non vengono riportati da nessun’altra fonte, la notizia potrebbe essere falsa. Se la notizia viene proposta da fonti che ritieni attendibili, è più probabile che sia vera.
  8. La notizia potrebbe essere uno scherzo: a volte può essere difficile distinguere le notizie false da quelle satiriche o scritte per divertire. Controlla se la fonte è nota per le sue parodie e se i dettagli e il tono della notizia ne rilevano lo scopo umoristico.
  9. Alcune notizie sono intenzionalmente false: usa le tue capacità critiche quando leggi le notizie online e condividile solo se non hai dubbi sulla loro veridicità.»

Quello che possiamo vedere da questo decalogo è di come la parte fondamentale di prevenzione è giocata da noi. Siamo noi, infatti, a condividere una notizia falsa, a farci condizionare l’opinione da una notizia non vera e ad agire di conseguenza.

Bisogna, a questo punto, investire più in cultura, nella scuola, permettere e favorire l’accesso a gradi sempre più elevati di istruzione. E, cosa importante: bocciare. È importante, infatti, che lo studente che non abbia maturato adeguate competenze venga bocciato e possa ripetere un anno di scuola. Non deve essere una vergogna per le famiglie. Ognuno ha i propri tempi nell’apprendimento. Meglio essere bocciati a scuola che incorrere in pericoli ben più gravi un domani quali truffe a causa del fatto che non si sa leggere e comprendere bene un normale contratto. Tutti noi siamo cresciuti avendo ascoltato almeno una volta la favola di Pinocchio. Perderci nei divertimenti dei Paesi dei Balocchi è come perderci nelle seduzioni delle notizie false e delle truffe. Là si diventava ciuchini, qui nella realtà si rischia molto, non da ultimo nel diventare “ciuchini” di un padrone despota.

Non possiamo e non dobbiamo permetterlo.

 

BIBLIOGRAFIA

[1] Alexis de Tocqueville, La democrazia in America, Collana Classici Rizzoli, Milano, Rizzoli, 1992

[2] Augusto Camera, Renato Fabietti, Elementi di Storia, XX secolo, Zanichelli, 1999

[3] China and the Internet, in International Debates, 15420345, aprile 2010, Vol. 8, nº 4

[4] Claire Wardle, Information Disorder: toward an interdisciplinary framework for research and policy making, 2017

[5] D. B. John, Stella del Nord, DeA Planeta Libri, 2018

[6] Domenico Massaro, La Comunicazione Filosofica, Volume 3, il pensiero contemporaneo, Paravia, 2009

[7] Emanuele Severino (a cura di), Storia del Pensiero Occidentale, 16 volumi, Mondadori editore, 2020

[8] Indro Montanelli e Mario Cervi, L’Italia littoria (1925-1936), Milano, Rizzoli, 1979

[9] Indro Montanelli, L’Italia dei Notabili (1861-1900), Milano, Rizzoli, 1973

[10] Indro Montanelli, L’Italia di Giolitti (1900-1920), Milano, Rizzoli, 1974

[11] John Stuart Mill, Sulla libertà, testo inglese a fronte, a cura di G. Mollica, Milano, Bompiani, 2000

[12] Luigi Gagliano, Percorsi di storia 1789-1989 alle radici del presente, Bonfirraro Editore, 2012

[13] March Bloch, La Guerra e le false notizie, Roma, Donzelli Editore Srl, 2004.

[14] Marco Cuniberti, Il contrasto alla disinformazione in rete tra logiche del mercato e (vecchie e nuove) velleità di controllo, 2017

[15] Salvo Vaccaro, Gli Algoritmi della Politica, Eleuthera, 2020

[16] Segenni S., False notizie… fake news e storia romana – Falsificazioni antiche, falsificazioni moderne, Le Monnier Università, 2019.

[17] Thomas Jefferson, Scritti, (a cura di Merrill D. Peterson ed. 1984)

[18] Walton Greg, China’s Golden Shield, Corporationand the Development of Surveillance Technology in the People’s Republic of China, 2001.

[19] William L. Shirer, Storia del Terzo Reich, edizioni Einaudi, 2014.

SITOGRAFIA

[20] https://abruzzoweb.it/

[21] https://it.wikipedia.org/

[22] https://www.corriere.it/

[23] https://www.eiu.com/

[24] https://www.grecoantico.it/

[25] https://www.huffingtonpost.it/

[26] https://www.mackinac.org/

[27] https://www.medialaws.eu/

[28] https://www.open.online/

[29] https://www.repubblica.it/

[30] https://www.skuolasprint.it/

[31] https://www.treccani.it/

[32] https://www.wired.it/

[1] Corriere della Sera, 7 maggio 2001. Il Giornalista Indro Montanelli (1909-2001) teneva all’interno di questo giornale una rubrica quotidiana di risposte a lettere provenienti dai lettori. Diverse volte Montanelli si è soffermato nell’affrontare il tema del liberalismo e della propria “natura” storico-ideologica e di civiltà offrendo importanti spunti di riflessione, mai banali, e sempre profondi pur nella loro brevità di una manciata di colonne di giornale, ai lettori di allora come ai lettori che oggi leggono queste “stanze” a diversi anni dalla morte dell’Autore.

[2] https://www.treccani.it/

[3] March Bloch, La Guerra e le false notizie, Roma, Donzelli Editore Srl, 2004.

[4] Per comprendere come la distrazione possa giocare un ruolo importante nella creazione della notizia falsa (seppur non vi è presente l’intento), o comunque nella distorsione di un messaggio, basti considerare il seguente esempio: il detto popolare “Per un punto Martin perse la cappa” fa riferimento ad una tradizione del XVI secolo riferita ad un certo Martino abate del monastero di Asello che, volendo abbellire la sua abbazia volle far affiggere all’ingresso il cartello con su scritto “Porta patens esto. Nulli claudatur honesto”, ovvero “la porta resti aperta. Non sia chiusa a nessun uomo onesto”. L’artigiano incaricato del lavoro, a causa di una distrazione, spostò il punto facendo divenire la frase “Porta patens esto nulli. Claudator honesto” ovvero “la porta non sia aperta per nessuno. Sia chiusa all’onesto (uomo)”. Lo spostamento di un semplice punto e quindi il sovvertimento del significato della frase crearono scompiglio nella comunità che, riprendendo la definizione di Bloch, possedeva già un pregiudizio “fermente”. Infatti la notizia, che palesemente contravveniva alla carità cristiana, arrivò subito alle alte sfere del clero (alcune versioni parlano addirittura del Pontefice) portando alla sollevazione dell’abate. E il tutto per un semplice punto posto una parola dopo.

[5] A tal proposito è interessante leggere l’articolo apparso su abruzzoweb.it in data 14 giugno 2016 dal titolo Lercio a Pescara, ”Nostri Fake presi per veri! Satira sta bene, Il giornalismo meno” a firma di Lorenzo Tronca in cui si riportano casi di articoli dal carattere parodistico apparsi su Lercio, celebre portale satirico online, ma che sono stati recepiti come notizie vere (un esempio che si trova all’interno dell’articolo è il caso che ha coinvolto una satira su Cecile Kyenge, ministro di colore del governo Letta, che avrebbe proposto di usare cani e gatti degli italiani per sfamare gli immigrati e che ha ricevuto commenti di inaudita violenza da parte di un pubblico che non aveva assolutamente compreso la surreale notizia).

[6] La pratica dello “scoop a tutti i costi” ai fini meramente del profitto e non in nome dell’informazione libera e veritiera è stata, peraltro, oggetto di una canzone satirica di Antonello Venditti dal titolo “Penna a sfera”.

[7] Interessante, a tal proposito, l’articolo apparso su “Wired.it” in data 10 Maggio 2021 dal titolo “50 nuove teorie del complotto” a firma di Alessio Foderi e che riassume al suo interno delle teorie pseudoscientifiche e senza alcun fondamento tra cui, ad esempio, il fatto che vi sia un collegamento tra il Covid-19 e il 5G oppure che il Presidente della Repubblica Mattarella sia un agente segreto contro gli Stati Uniti.

[8] La parte “incriminata” del documento da cui discendono tutte le rivendicazioni che per ben sedici secoli i vari successori al soglio di Pietro hanno portato avanti recita:

«In considerazione del fatto che il nostro potere imperiale è terreno, noi decretiamo che si debba venerare e onorare la nostra santissima Chiesa Romana e che il Sacro Vescovado del santo Pietro debba essere gloriosamente esaltato sopra il nostro Impero e trono terreno. Il vescovo di Roma deve regnare sopra le quattro principali sedi, Antiochia, Alessandria, Costantinopoli e Gerusalemme, e sopra tutte le chiese di Dio nel mondo… Finalmente noi diamo a Silvestro, Papa universale, il nostro palazzo e tutte le province, palazzi e distretti della città di Roma e dell’Italia e delle regioni occidentali.»

[9] Nel De Monarchia, Dante Alighieri non dubitava, ad esempio, dell’autenticità dell’Editto ma negava l’applicabilità giuridica in quanto un atto commesso dall’Imperatore contro l’Impero da questi rappresentato e quindi venendo meno ai propri doveri.

[10] “Russia diffonde fake news in Ue sul virus”. L’accusa del servizio diplomatico europeo, Huffington Post Italia, 18 Marzo 2020.

[11] Un riferimento a tal proposito può trovarsi nell’articolo della testata online Open dal titolo “L’Oms accusa la Cina: «Non ha condiviso tutti i dati». E annuncia nuove indagini sul Covid” apparso il 30 marzo 2021.


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