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Sicilia. Anno nuovo Province nuove

Sicilia. Anno nuovo Province nuove
di Massimo Greco

Questa volta pare sia vero, i nuovi enti intermedi siciliani saranno dotati degli organi di governo eletti il prossimo 20 gennaio 2022 col sistema di secondo grado, cioè non più dai cittadini ma da coloro che sono stati già eletti a rappresentare le rispettive comunità locali: sindaci e consiglieri comunali. In sostanza, si sta cercando di mettere in moto una macchina istituzionale sprovvista degli elementi vitali: legittimazione democratica, libera scelta consortile, adeguata consistenza territoriale, autonoma capacità impositiva, precise funzioni e competenze, esperienza associativa dei Comuni. Un ente così concepito da un legislatore inetto non potrà che rimanere con le quattro frecce accese ancora per lungo tempo, con l’aggravante che questo certo risultato sarà condiviso, loro malgrado, dai Comuni, costretti a governare un ente con lo stesso entusiasmo già sperimentato in occasione degli AA.TT.OO.. Ammesso che la macchina potrà mettersi in moto, i Comuni dovranno necessariamente utilizzare gli strumenti consortili di governo previsti dal TUEL sia sotto l’aspetto ordinamentale che finanziario, promuovendo anche le eventuali azioni di soccorso. Del resto, la politica non potrà ancora continuare a giocare con queste istituzioni. Delle due l’una, o saranno enti consortili, cioè semplicemente enti strumentali dei Comuni oppure saranno enti territoriali di governo dotati di propria autonomia territoriale e di governo. In questo secondo caso verrebbe meno non solo la natura consortile ma l’essenza stessa della nuova natura giuridica. E’ infatti lapalissiano che i consorzi comunali sono tali nella misura in cui i Comuni che ne fanno parte ne condividono la governance per l’esercizio congiunto di funzioni e per la gestione integrata di servizi. In tale contesto continua ad essere assurdo il trasferimento diretto di risorse finanziarie in capo a questi enti nè più nè meno di come si faceva con le soppresse province regionali. Se sono consorzi comunali non dovrebbero essere i Comuni a ricevere detti trasferimenti da imputare nei rispettivi bilanci alla voce ”funzioni e servizi di area vasta”?
E’ una delle tante domande che saremo costretti a girare a chi non vede, non sente e non parla.

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